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Calesso: «Bandiera della città a mezz’asta, il Comune accoglierà i rifugiati afgani?»

L'esponente di Coalizione Civica per Treviso: «La solidarietà verso chi rischia di vedere violati i propri diritti, infatti, chiede scelte conseguenti»

«Spero che sia duratura e abbia le necessarie conseguenze la decisione presa dal Sindaco e dal Presidente del Consiglio Comunale di esporre la bandiera della città a mezz’asta come segno di condanna per “l’annullamento dei diritti delle donne” in Afghanistan perché: ”Le afghane rischiano di pagare a caro presso il ritorno al potere dei talebani e di vedere compromessa l’emancipazione sociale degli ultimi 20 anni. Con questo gesto, Treviso dice 'no' alla violenza, ai soprusi e alla sottomissione”». A dirlo è Gigi Calesso di Coalizione Civica per Treviso.

«Penso, cioè, che questa scelta di solidarietà con il popolo afghano debba trasformarsi in disponibilità all’accoglienza dei rifugiati che da quel Paese stanno già raggiungendo l’Italia e che ancora più numerosi potrebbero presentarsi ai confini dell’Europa se dovessero concretizzarsi le fosche previsioni sul futuro dell’Afghanistan - continua Calesso - Disponibilità in questo senso sono già state dichiarate in questi giorni e anche nelle ultime ore da Matteo Biffoni, delegato Anci per l'immigrazione, dal Sindaco di Milano, dalle amministrazioni cittadine di Firenze e di numerosi altri comuni. Spero, quindi, che l’amministrazione trevigiana, per dare seguito e valore concreto alla scelta di esporre la bandiera a mezz’asta dalla torre civica, manifesti pubblicamente analoga disponibilità all’accoglienza delle donne, dei bambini e degli uomini che lasciano l’Afghanistan per non sfuggire “alla violenza, ai soprusi e alla sottomissione”».

«Penso sia opportuno chiedere questa chiarezza perché non è sfuggito a nessuno che il segretario della Lega, il partito di cui fa parte il Sindaco Conte, è passato nel giro di 24 ore dal tweet “Lasciare donne e bambini in mano ai tagliagole islamici, dopo anni di battaglie e sofferenza, non è umano” alla dichiarazione “…ma che nessuno ci venga a parlare di accogliere decine di migliaia di afgani.” Spero che il Sindaco di Treviso si dissoci dal leader del suo partito (che nel tweet, evidentemente, era interessato prevalentemente alla parola “islamici”) e si unisca ai tanti amministratori comunali che in tutta l’Italia si sono già dichiarati disponibili all’accoglienza: la solidarietà verso chi rischia di vedere violati i propri diritti, infatti, chiede scelte conseguenti» conclude Calesso.

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