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Perché gli edifici “fuori contesto” non possono semplicemente essere demoliti?

L'opinione di Gigi Calesso, Coalizione Civica per Treviso

Come si legge in una nota del Comune dello scorso 27 ottobre la Giunta Comunale ha deliberato “una nuova regolamentazione per il recupero degli immobili abbandonati da attività produttive collocate in zona impropria e il riutilizzo temporaneo del patrimonio immobiliare esistente.”

Non essendo ancora disponibile il testo della delibera, per analizzare la decisione della Giunta ci si deve affidare proprio al testo della nota che spiega, in primo luogo, come oggetto dell’iniziativa siano “il recupero e il riuso dell’edificato esistente in zone considerate fuori contesto, come stabilimenti produttivi o case costruiti fuori dalle zone ad essi destinati, piccoli capannoni artigianali sorti nel tempo nelle zone agricole o piccoli stabilimenti industriali nei centri storici utilizzati o sotto utilizzati, che oggi risultano fuori contesto”.

L’attuale normativa urbanistica prevede che tali edifici vadano demoliti con riconoscimento di un credito edilizio. La scelta della Giunta è che: “In alternativa alla rinaturalizzazione potranno essere attuati interventi che prevedano l’accorpamento, la riqualificazione paesaggistica e la razionalizzazione dei fabbricati esistenti tramite la presentazione di una progettazione completa della sistemazione esterna, anche insediando una nuova attività o la compensazione con destinazioni compatibili con la zona di appartenenza”.

La seconda decisione della Giunta è quella di “… sostenere la riattivazione degli edifici dismessi, inutilizzati o sottoutilizzati e favorire lo sviluppo di iniziative economiche, sociali e culturali, attraverso la loro utilizzazione temporanea (tramite apposita convenzione come previsto dalla legge regionale 14 del 2017) anche per usi diversi da quelli ammessi per la specifica zona per un periodo non superiore a tre anni.   L’uso temporaneo non comporterà poi la corresponsione di aree per servizi o il mutamento della destinazione d’uso delle unità immobiliari.”

Rispetto alla delibera della giunta per come è delineata nella nota del Comune, emergono due questioni. In primo luogo perché gli edifici “fuori contesto” non possono semplicemente essere demoliti, come prevede l’attuale normativa, in particolare quelli che sorgono in aree agricole? E’ vero che la loro demolizione fa nascere un credito edilizio in capo ai proprietari ma si potrebbe valutare la percorribilità giuridica dell’obbligo che questo “credito” possa essere utilizzato solo per recuperi di edifici già esistenti e non per nuove realizzazioni che comportino consumo di suolo verde.

Si otterrebbe così il doppio risultato di rinaturalizzare le aree in cui sorgono gli edifici “fuori contesto” e di non concedere l’utilizzo di aree verdi per nuove edificazioni. In secondo luogo, che senso ha l’utilizzazione temporanea di edifici dismessi, inutilizzati o sottoutilizzati per finalità diverse da quelle della destinazione urbanistica dell’area per un periodo massimo di tre anni se poi, comunque, ricadranno nell’obbligo della demolizione? Significa solamente “allungare” la loro agonia e dare vita a iniziative economiche, sociali o culturali che dovranno necessariamente abbandonare quella localizzazione alla fine dei tre anni.

Mi pare che emerga, complessivamente, la ormai nota tendenza dell’attuale amministrazione a non disturbare nessuno, nemmeno i proprietari edifici che, pur legittimamente realizzati, ora si trovano in un’area della città in cui risultano incongrui rispetto al contesto urbano che li circonda. Niente di meglio che sottrarli all’obbligo della demolizione con “accorpamenti, riqualificazioni e razionalizzazioni” o prorogare di qualche anno la situazione esistente con gli “utilizzi temporanei”.

Il tutto, ovviamente, viene giustificato con la “sostenibilità ambientale”: sfugge ai nostri amministratori, evidentemente, che la sostenibilità ambientale non si può perseguire “senza disturbare nessuno” e che ha bisogno anche di demolizioni (oltre che di recuperi), insomma che è una scelta che non si può compiere senza incontrare resistenze perché è un cambiamento di paradigma che non si concilia con gli assetti e gli interessi del passato. Se non è così, non è sostenibilità ma greenwashing.

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