Varchi e Django, Calesso a Conte: "Dopo il fumo arriva anche l'arrosto"

"Ancora cemento in una città già piena di alloggi inutilizzati. Treviso compromessa da un'edificazione pervasiva, frammentata, invadente"

Dopo il fumo (la chiusura dei varchi elettronici e quella del Django), il Sindaco Conte arriva all'arrosto, a quella che Pannella chiamava "la roba" che, nel caso di Treviso, altro non può essere che l'edilizia, l'ulteriore cementificazione, l'ulteriore incremento del consumo di suolo in una città già compromessa da un'edificazione pervasiva, frammentata, invadente. Come è possibile parlare ancora di ulteriore edificazione (lo si chiama "cemento responsabile" ma questo è) in una città in cui due terzi degli utenti non sono serviti dalla fognatura pubblica, in cui la dispersione dell'acqua nelle condutture sfiora il 50%? Come si può pensare a costruire ancora senza affrontare questi problemi?

Una ancora recente indagine di Eurostat (l'agenzia di statistiche dell'Unione Europea) evidenzia come l'Italia sia uno dei Paesi comunitari in cui maggiore è la percentuale di alloggi sfitti. Anche eliminando il dato relativo alle case utilizzate solo per le vacanze, in Italia (su un patrimonio complessivo da censimento Istat 2011 di 31.208.161 alloggi) si registra la presenza di circa 2.700.000 case ed appartamenti vuoti, pari a circa l'8,65% del totale. A Treviso le cose vanno addirittura peggio: il citato censimento Istat registra la presenza in città di 39.623 alloggi di cui circa 4.000 sono inutilizzati. A Treviso, quindi, il dato delle abitazioni vuote è quindi circa del 10%, ben al di sopra della media nazionale.

La ragione di questa situazione è evidente: in città dal 2001 (precedente censimento) al 2011 la popolazione è passata da 80.144 unità a 81.437 con aumento di 1.293 residenti pari all’1,59%. Il numero delle abitazioni, invece è incrementato di 3.757 (pari al 10,48%), passando da 35.866 alloggi a 39.623. La sproporzione tra il modestissimo aumento della popolazione e quello delle abitazioni è netta!

Si è assistito nel decennio 2002-2011 ad una cementificazione che non ha alcun rapporto con l’incremento della popolazione e le relative necessità abitative. In questo decennio è stato realizzato quasi il 10% dell’intero patrimonio edilizio della città (almeno se misurato con il numero delle abitazioni), a fronte di un incremento quasi irrilevante dei residenti. In città gli alloggi inutilizzati erano circa 2.700 al censimento del 2001 e secondo dati attendibili già nel 2011 erano circa 4.000: ciò significa che dei 3.600 alloggi realizzati nel decennio circa un terzo risultano inutilizzati.

L’esistenza di migliaia di appartamenti e case vuote significa un immobilizzo assurdo di ricchezza: se calcoliamo in 150.000 € il costo direalizzazione di una unità abitativa, l’esistenza di 4.000 alloggi sfitti corrisponderebbe ad un capitale bloccato di 600 milioni di euro. L’estensione delle nuove aree residenziali comporta problemi e costi nella realizzazione e gestione dei servizi pubblici (acquedotti, fognature, gas, trasporto pubblico…), problemi che sarebbero stati ben minori se non si fosse cementificato tanto terreno agricolo in ogni angolo della città.

A conferma dei dati statistici sugli alloggi inutilizzati ci sono quelli resi noti nei mesi scorsi dall'Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca dell'ambiente, nella prima indagine sul consumo di suolo nel nostro Paese. Come era già noto, a livello nazionale asfalto e cemento negli anni dal 2009 al 2013 hanno coperto ogni giorno 55 ettari di terreno verde portando la percentuale del suolo consumato dal 2,7% del 1956 al 6,9% del 2013.

Nella non invidiabile classifica dello spreco di territorio la città di Treviso, con il 32,8% di suolo consumato (1.825 ettari contro i 3.733 non utilizzati), in Veneto è seconda solo a Padova e supera di molto Verona (23,3%) e Vicenza (27,3%). Questo "record negativo della nostra città si inserisce in un quadro già pesante a livello regionale: il Veneto, infatti, con il 9,9% di territorio utilizzato nel 2013 è secondo solo alla Lombardia nella non commendevole classifica del consumo di suolo: mentre a livello nazionale dal 1956 la percentuale è più che raddoppiata, nella nostra regione è quasi triplicata (nel 1956 era del 3,9%): un consumo scriteriato di suolo di cui il ventennale governo regionale Galan-Zaia (in perfetta continuità il secondo con il primo) è pesantemente responsabile. L’incrocio di questi dati dimostra ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che nella nostra città si è costruito troppo e che ulteriori colate di cemento avrebbero effetti deleteri a livello ambientale e che comporterebbero il rischio serissimo di ulteriori immobilizzazioni di capitali, oltre alla diminuzione del valore delle case dei trevigiani.

Conte, al contrario di quanto proclama, dovrebbe proseguire lungo la linea tracciata dalla revisione del PAT per bloccare la realizzazione di centinaia di migliaia di metri cubi di edifici che non servono a far crescere la città ma solo a renderla meno vivibile e più costosa da gestire e che rappresentano quindi non la soluzione ma un problema in più per Treviso e per i suoi cittadini. Ovviamente non lo farà, non per una sorta di "malagrazia" nei confronti dell'amministrazione Manildo ma perché è portatore di un'altra visione della città, di interessi precisi. E proprio contro questa visione della città io e tanti altri siamo e saremo sempre in conflitto, apertamente, senza fare sconti.

Gigi Calesso

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