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I migranti della "Serena"

I migranti della "Serena"

A un mese dal focolaio di Covid alla ex-caserma Serena si può dire che non è questo il pericolo?

L'opinione di Luigi Calesso, Coalizione civica

E’ passato ormai poco meno di un mese da quando è stato individuato il focolaio di Covid-19 tra gli ospiti del centro di accoglienza per richiedenti asilo alla ex-caserma Serena e forse è arrivato il momento di trarre un primo bilancio di una vicenda che, purtroppo si è prestata a numerose strumentalizzazioni politiche. Non possiamo dimenticare, infatti, che all’epoca c’è stato chi ha tentato di far passare l’epidemia alla ex-Serena come conseguenza dell’arrivo nel centro di richiedenti asilo appena sbarcati sulle coste italiane. In realtà, le persone che vivono nella ex-caserma tra Treviso e Casier vi risiedono da mesi o addirittura da anni (non per loro responsabilità ma per la durata delle procedure di richiesta e riconoscimento dello status di rifugiato) e non hanno nulla a che vedere con gli sbarchi a Lampedusa o in altre località italiane verificatisi durante l’estate.

Ma si è andati oltre, paventando che il focolaio rappresentasse un rischio per i residenti nei quartieri limitrofi alla ex-Serena, per i luoghi frequentati dai richiedenti asilo, per l’intera città di Treviso e il comune di Casier. Allo stato attuale delle cose, invece, non c’è alcun dato che evidenzi il concretizzarsi di questi rischi, non vi è alcun riscontro della ipotesi, alimentata a suon di “urla” sui social e sulle tv, che il focolaio si estendesse oltre le mura della caserma. Certamente, il contenimento del focolaio è stato dovuto all’intervento (meritorio) dell’Ulss ma è altrettanto vero che se, secondo alcune previsioni, l’epidemia avrebbe già dovuto essere in corso quando il focolaio è stato scoperto.

Invece. mi pare, come riporta in questi giorni la stampa locale in modo molto documentato, che i veri focolai che continuano a svilupparsi siano quelli individuati in alcuni luoghi di lavoro e che si sono allargati ai familiari di una parte dei lavoratori. Mi sembra, quindi, che più che “urlare” al rischio migranti l’attenzione di amministratori locali e politici dovrebbe essere rivolta a fare in modo che proprio nei luoghi di lavoro vengano create le condizioni per evitare che si ripresentino situazioni analoghe a quelle determinatesi in questi giorni. Sarebbe molto più utile che prendersela una volta di più con i migranti ma, probabilmente, non paga altrettanto a livello di consenso.

Gigi Calesso

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