Venerdì, 24 Settembre 2021
Politica Sant'Antonino

Sanità mentale in Veneto: ecco la lettera di Cittadinanzattiva

Il ruolo e la funzione di Cittadinanzattiva è per un nuovo Umanesimo terapeutico

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TrevisoToday

Il presidente regionale veneto di Cittadinanzattiva, il dottor Giuseppe Cicciù, e il segretario regionale, Lorenzo Signori, hanno scritto una lettera sulle problematiche della sanità mentale al presidente del "Coordinamento Veneto sulla Salute mentale", il dottor Gerardo Favaretto. Si è voluto con questa rappresentare e confermare l'impegno di Cittadinanzattiva su questa importante tematica. Molte sono infatti le segnalazioni che arrivano ai Tribunali dei Diritti del Malato (TDM) gestiti dai volontari dell'associazione che si occupa della salvaguardia dei diritti di cittadinanza, in particolare dei soggetti più deboli e discriminati. Le maggiori richieste riguardano, senza dubbio, le prestazioni e i diritti che i cittadini possono esercitare. "Sempre più spesso - spiegano da Cittadinanzattiva - da parte degli utenti c'è bisogno anche di parlare, di raccontare storie di famiglia, di persone o di ragazzi. I disturbi della personalità, in questo periodo complesso, stanno sicuramente aumentando. La nostra collaborazione, sempre orientata verso la persona e i suoi bisogni, compresi quelli sociali, legati alla fruizione dei diritti di sussidiarietà sociale, sono utili a gestire le diverse difficoltà che essi possono incontrare nella società".

Dodici sono le idee, per un Umanesimo terapeutico moderno ed efficace, avanzate da Cittadinanzattiva Veneto. 1) Con l’approvazione della Legge 180, che negli intenti doveva aprire una fase virtuosa dell’approccio alla salute mentale, sono emersi i limiti del nuovo modello organizzativo dei Servizi della Salute mentale, basato sulla diagnosi e sugli interventi biologici prevalentemente psicofarmacologici dimenticando, o meglio omettendo, l’attenzione ai risultati esistenziali e sociali riguardanti la resilienza, l’aspetto riabilitativo e la fase del ricovero, sia in urgenza che programmato. 2) Le Istituzioni - in continuità con quanto succedeva prima della riforma - hanno enfatizzato l’aspetto del controllo sociale, privilegiando la fase strutturale del ricovero a quella della presa in carico attraverso forme differenziate di approccio al paziente in articolate forme comunitarie di intervento, che sono state omesse e volutamente dimenticate. Anche gli operatori hanno abdicato alla loro responsabilità, subendo passivamente l’atteggiamento che manteneva intatte le prerogative di controllo e di potere che vigevano prima della riforma della Legge 180. 3) Nel corso degli anni si è persa la spinta iniziale che, attraverso la riforma, voleva instaurare la nascita di un nuovo Umanesimo che privilegiasse l’aspetto della relazione terapeutica e della personalizzazione delle cure. 4) Per queste ragioni di ordine generale, riteniamo che si dovrà puntare su iniziative per nuovi Servizi, quelli riabilitativi e di sostegno dei pari, prevedendo l’assegnazione di alloggi nel territorio e favorendo un dialogo aperto degli operatori tra di loro e verso i pazienti. 5) Ciò significa recuperare il ruolo dei fattori sociali nella malattia mentale, utilizzando tecniche di intervento psico-sociale. La complessità è la chiave di lettura attraverso la quale può avvenire la valutazione delle nuove strategie di intervento, che faccia riferimento alle costruzioni teoriche e nel contempo alla vita reale. 6) Per la schizofrenia adoperarsi per non ghettizzare e marginalizzare i soggetti che vivono questa sofferente tragedia della loro esistenza, con training integrati di abilità sociale. 7) Interventi psico-educativi integrando l’apporto delle famiglie, che vanno sostenute per generare un clima positivo e integrato. 8) Senza trascurare gli aspetti critici dei disturbi dell’alimentazione che, seppure presentino nel territorio risposte articolate, mancano della necessaria fase di condivisione e differenziazione degli interventi, generando nei pazienti e nelle famiglie confusività e sfiducia. 9) Evidenziamo l’annoso problema delle “doppie diagnosi”, che sono servite più per dividere che per integrare il lavoro dei Servizi. La psichiatria non ha mai accolto un disturbo di personalità con problemi di addiction e i Serd non hanno mai potuto prendersi cura delle gravi problematiche dei disturbi di personalità mentre curavano i pazienti affetti da dipendenza patologica. 10) Mettere a fuoco il problema degli episodi psicotici in adolescenza per i quali non esistono che poche realtà organizzate, per dare risposte congrue ad un tema che ha sempre più rilievo. 11) I soggetti LTGB con gravi disturbi identitari dovranno trovare Servizi disponibili ad accogliere le loro domande di aiuto. 12) Infine l’inserimento lavorativo (SIL), organizzato con molto entusiasmo all’inizio della riforma, oggi è presente in qualche realtà del territorio veneto e non ha ricevuto la giusta attenzione, non solo per l’aspetto occupazionale, ma soprattutto per quello sociale e riabilitativo.

A conclusione della lettera, Cittadinanzattiva Veneto, sostiene che "il potenziamento delle risorse operative e professionali è il presupposto che potrebbe permettere di conseguire i primi risultati e generare fiducia per una nuova spinta evolutiva che appassionò i medici, gli operatori delle professioni infermieristiche e l’opinione pubblica nel 13 maggio del 1978". L'azione di aiuto, orientamento e informazione, per quanto riguarda la provincia di Treviso, si può fare tramite il "Punto Fragilità" (email: fragilità.cittadinanzattiva@gmail.com).

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