Distretto Prevenzione dell'Ulss 2 al collasso, i sindacati: «Manca personale»

Attacco alla Regione Veneto che non ha data il nulla osta alle nuove assunzioni: «Mancano soprattutto sei assistenti sanitarie e personale infermieristico per l’attività dei tamponi»

Il gruppo dei tamponi drive-in

Straordinari anche di 180 ore in pochi mesi, lavoratori del Dipartimento Prevenzione dell’Ulss 2 sul piede di guerra. Dopo i mesi caldi dell’emergenza Covid, a sei mesi dall’inizio della pandemia è inammissibile non sia stato preparato un piano organizzativo adeguato a garantire le prestazioni sul territorio. «Non sono mai arrivati i rinforzi promessi dalla Regione che ha negato all’Azienda Sanitaria nuove assunzioni» affermano dalle segretarie di categoria di FP CGIL e UIL FPL Sara Tommasin e Beniamino Gorza.

Tamponi, sorveglianza dei positivi e contatti e attività correlate, date le disposizioni regionali e nazionali si è assistito a una progressiva impennata di attività che ha sovraccaricato il Dipartimento di Prevenzione dell’Ulss 2 Marca Trevigiana. Nel frattempo tutta l’attività ordinaria, come le vaccinazioni che svolgono un ruolo importante proprio sul fronte della prevenzione, è fortemente ridotta; e anche l’azione di vigilanza e controllo degli Spisal in questo momento garantisce appena le urgenze. Questa la fotografia scattata dalla Funzione Pubblica trevigiana allarmata dalla situazione.

«Un tentativo di recupero è stato fatto durante gli scorsi mesi con la massima disponibilità da parte dei lavoratori – spiegano Sara Tommasin (FP CGIL) e Beniamino Gorza (UIL FPL) – tanto che in poco tempo il personale del Dipartimento ha accumulato un numero di ore straordinarie che supera in alcuni casi addirittura le 180 ore. Poi, in conseguenza della campagna dei tamponi da rientro ferie, lo screening al personale delle scuole e agli addetti alla viticoltura, la gestione dei cluster AIA e Serena, il sistema è stato nuovamente messo a dura prova. E a complicare la situazione è intervenuta una inapplicabile quanto inopportuna riorganizzazione del personale che sta generando forti malumori tra i lavoratori – riportano i sindacalisti che aggiungono – Riorganizzare i lavoratori, provocando ancora più incertezze e caos, in particolare proprio in un momento nel quale c’è bisogno di rispondere in maniera certa alla diffusione dei focolai in provincia, non è la soluzione al problema, anzi lo peggiora».

«Manca quel personale aggiuntivo che la Direzione dell’Azienda Sanitaria aveva assicurato: sei assistenti sanitarie e personale infermieristico per l’attività dei tamponi e il traghettamento del personale tecnico della prevenzione a rinforzo degli altri servizi, quali Sisp, Sian e Spisal. Quest’ultimo ridotto a 13 unità contro una dotazione prevista di 26 più altri 6 di potenziamento dell’attività per prevenire infortuni e morti sul lavoro» sottolineano Tommasin e Gorza.

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«Con il decreto Cura Italia sono stati messi a disposizione milioni di euro per le assunzioni di personale nella Sanità ma le scelte della Regione Veneto non vanno ancora in questo verso – attaccano i rappresentanti sindacali – Infatti, l’ultima richiesta di assunzione di personale extraturnover avanzata dall’Ulss 2, ovvero 60 operatori per il comparto e altri 20 per la dirigenza - peraltro per implementare le terapie intensive e le malattie infettive, oltre ai servizi territoriali come la Psichiatria e le Cure palliative, tutte ormai direttamente coinvolte a erogare prestazioni riferibili all’emergenza sanitaria in corso - è stata rigettata dalla Regione. È fin troppo tardi, basta con le promesse da campagna elettorale, basta pesare sui lavoratori della Sanità – tuonano dal Sindacato – è più che indispensabile procedere celermente alle assunzioni e all’assegnazione del personale tecnico e sanitario ai vari servizi (Sisp, Sian e Spisal)».

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