La Corte Costituzionale ha vietato di esporre la bandiera veneta negli uffici statali

Pesante sentenza emessa dai giudici Giorgio Lattanzi, Franco Modugno e Roberto Milana. La bandiera con il Leone di San Marco non potrà più essere esposta negli uffici pubblici

Foto d'archivio

TREVISO “Dover commentare una vicenda simile è imbarazzante. Ripresenteremo senz’altro questa legge e chiederemo che l’obbligo di esporre la bandiera del Veneto in tutti gli uffici pubblici nazionali sul territorio venga introdotto nell’Intesa con l’attuale Governo sull’Autonomia, perché è un interesse della collettività regionale che la propria bandiera sia affiancata  quella dello Stato ”. Con queste parole, il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, commenta la sentenza con la quale la Consulta ha dichiarato incostituzionale la legge regionale 28/2017 che prevede l’obbligo di esporre la bandiera regionale all’esterno di edifici adibiti a sede di organi e uffici statali e di enti e organismi pubblici nazionali, nonché su imbarcazioni di proprietà di questi ultimi. “A impugnare il nostro provvedimento – ricorda Zaia – fu il passato Governo e non credo che, con quello attuale, si sarebbe arrivati a tanto. Ce la si è presa – aggiunge – con una bandiera che ha più di 1.100 anni di storia e rappresenta un’intera identità, dicendo, di fatto, che vale meno di altre. Non lo si può accettare”.

 “Esponendo la bandiera del Veneto – argomenta il Governatore – si realizza perdipiù un’istanza di sintesi della ‘pluralità in unità’ non dissimile da quella che giustifica l’accostamento – voluto dallo stesso legislatore statale - della bandiera nazionale alla bandiera dell’Unione europea nelle sedi dei massimi organi dello Stato”. Secondo la Corte, sono incostituzionali le lettere del secondo comma dell’art. 7 bis impugnate dal precedente Governo (il quale aveva anche impugnato il primo comma dello stesso articolo che prevede “L’esposizione della bandiera, di cui al comma 2 dell’articolo 3, all’esterno degli edifici pubblici nella Regione del Veneto ha luogo nei casi previsti dalla legge e, previa espressa disposizione od autorizzazione del Presidente della Giunta regionale, in occasione di avvenimenti che rivestano particolare importanza e solennità regionale o locale”, il quale rimane vigente).

I commi dichiarati incostituzionali, nel limite in cui  prevedono “l’obbligo di esporre la bandiera regionale all’esterno di edifici adibiti a sede di organi e uffici statali e di enti e organismi pubblici nazionali, nonché su imbarcazioni di proprietà di questi ultimi” testualmente indicavano gli ambiti: “a) all’esterno degli edifici sedi della Prefettura e degli uffici periferici delle amministrazioni dello Stato, della Regione, dei comuni e delle province, della Città metropolitana, nonché sedi di consorzi ed unioni di enti locali, delle comunità montane e degli altri organismi pubblici; d) all’esterno degli enti pubblici che ricevono in via ordinaria finanziamenti o contributi a carico del bilancio regionale; f) ogni qualvolta sia esposta la bandiera della Repubblica o dell’Unione Europea; n) sulle imbarcazioni di proprietà della Regione, dei comuni, delle province e della Città metropolitana e degli altri organismi pubblici nonché delle imbarcazioni private acquistate con il contributo, anche parziale, della Regione del Veneto”.

“Dalla Consulta un altro schiaffo alla propaganda leghista: è incostituzionale l’obbligo di esporre la bandiera con il leone di San Marco negli uffici statali, così come le sanzioni per i trasgressori. E intanto i veneti devono pagare il conto di queste pagliacciate”. È questo il duro commento del consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni dopo che oggi la Corte Costituzionale ha pubblicato la sentenza 183/2018, firmata dai giudici Giorgio Lattanzi (presidente) Franco Modugno (redattore) e Roberto Milana (cancelliere) con cui dichiara incostituzionali alcuni articoli della Legge regionale 28 del 5 settembre 2017 ‘Nuove disposizioni in materia di uso dei simboli ufficiali della Regione del Veneto’, approvata con 31 voti a favore, un astenuto e sei contrari (il gruppo Dem). “Avevamo ragione a dire che era pura propaganda, con cui si voleva alzare il livello della tensione con Roma e anche l’Ufficio legislativo del Consiglio aveva evidenziato il rischio di incostituzionalità. La Regione ha fatto una figuraccia che era evitabile. Purtroppo gli errori, dolosi, della maggioranza li pagano a caro prezzo i contribuenti, visto che i contenziosi con lo Stato non sono certo a costo zero. E questa è solo l’ultima di una lunga serie di leggi bandiera regolarmente bocciate, come quella sul ‘prima i veneti’ negli asili nido, oppure fatte per compiacere piccole lobby minoritarie, ad esempio i provvedimenti sul nomadismo venatorio o sulle sanzioni per chi disturba i cacciatori”.

“La sentenza - dice ancora Zanoni - ha bocciato l’obbligo di esporre la bandiera del Veneto in uffici statali come le prefetture o altre sedi periferiche, con tanto di multe da 100 a 1.000 euro per i trasgressori. Sono ben tre gli articoli della Costituzione ai quali la Corte fa riferimento per cassare la legge veneta: 3, 5 e 117. Lo scorso 5 giugno ho assistito al dibattimento a Roma al Palazzo della Consulta e ricordo i tre distinti avvocati incaricati dalla Regione che cercavano di difendere un testo indifendibile arrampicandosi sugli specchi”. “Personalmente non ho niente contro la bandiera con il Leone di San Marco: è un simbolo e va rispettato. Ma i primi a non farlo sono leghisti e indipendentisti, che la utilizzano in maniera strumentale per fare propaganda, spendendo poi soldi pubblici per gli inevitabili contenziosi e ricorsi. Ormai questa ossessione identitaria sta sfociando nel ridicolo, basti guardare alla nuova proposta di legge per regalare una bandiera veneta a ogni nuovo nato: una manna per le famiglie - ironizza il consigliere democratico - quando poi mancano soldi per le paritarie e i bisogni della prima infanzia”.

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