Coronavirus, Da Re (Lega): «Si indica referendum e si esca dall’Europa»

L’eurodeputato trevigiano: «Dopo le inqualificabili parole pronunciate da Ursula Von der Leyen è chiaro che questa Europa ci va stretta»

Immagine di archivio

«Non c'è un piano per i coronabond. Allora parlo da euroscettico a scettico: dopo le inqualificabili parole pronunciate da Ursula Von der Leyen è chiaro che questa Europa ci va stretta. Mentre Italia, Spagna e Francia sono messe in ginocchio e cercano di affrontare, con meno decessi e danni possibili, l'emergenza sanitarie ed economica causata dal Coronavirus, la presidente della Commissione europea si schiera con Germania e Paesi dell’Europa del Nord, ovviamente guidati dai tedeschi (come la stessa Ursula). Inaccettabile». A dirlo è l’eurodeputato della Lega Gianantonio Da Re.

«Due considerazioni: per prima cosa noi della Lega la Von de Leyen non l’abbiamo votata, al contrario, la sua nomina è avvenuta per soli 9 voti di differenza e fa sorridere che oggi Conte e di Maio recitino la parte di non accettare le parole della presidente quando furono proprio loro, insieme ai piddini, a sostenerla, vantandosene per giunta. Era già scritto che Ursula non avrebbe mai fatto gli interessi del nostro Paese e ogni giorno ne abbiamo la prova - continua Da Re - Matteo Salvini ha sempre contestato questa Europa ed ha sempre avuto ragione, gli altri solo adesso si sono svegliati…troppo tardi. Inoltre, che siano i Paesi del Nord, che possiedono un Pil inferiore a quello di tutto il Veneto o della Lombardia, a dettare legge è davvero paradossale. Credo che la misura sia colma e che sia seriamente arrivato il momento che l’Italia con un atto di coraggio faccia come Boris Johnson, che abbiamo applaudito, e traghetti il Pese fuori da questa Europa. Si indica un referendum e si esca dall’Europa perché così com’è non serve a nessuno: alle imprese, alle famiglie, al Pil dell’Italia. I tedeschi hanno perso tutte le guerre mondiali e perderanno anche adesso; mentre le altre Nazioni, Italia in testa, sottoscrivano un trattato commerciale se non vogliamo rischiare di fare la fine delle Grecia». 

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