Coronavirus, la proposta: «Usare gli hotel per ospitare i pazienti in quarantena»

L'idea del Partito Democratico è stata presentata in Regione. Una soluzione per ospitare i positivi asintomatici o con sintomi lievi nonché le persone obbligate all'isolamento

In foto una camera d'albergo

«Trovare un accordo con gli hotel in modo da poter ospitare le persone positive al Covid19 asintomatiche o con pochi sintomi, nonché chi è costretto alla quarantena per far passare i 14 giorni di possibile incubazione dopo un contatto certo con una persona infettata.

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È una soluzione che sta prendendo campo in Emilia Romagna su proposta del presidente Bonaccini e anche in Toscana e Lazio. Crediamo sia una risposta importante al problema di chi è impossibilitato a trascorrere nella propria abitazione i periodi di isolamento e potrebbe essere un modo per assicurare un’entrata alle strutture ricettive adesso chiuse. Il tutto, naturalmente, su base volontaria e garantendo sia le adeguate protezioni al personale sanitario che la sanificazione dei locali». L’appello arriva dal Pd Veneto e dal gruppo consiliare a Palazzo Ferro Fini sulla scorta di quanto sta avvenendo in altre regioni. «Per chi è obbligato a stare isolato, meglio una stanza in un albergo che in casa a contatto con i familiari, in modo da ridurre le possibilità di contagio. Pensiamo a chi vive in appartamenti piccoli e difficilmente riesce a mantenere la distanza minima di sicurezza o è in grado di applicare quanto previsto dal ‘protocollo’, come, ad esempio, usare un bagno a parte. Ma ci sono anche gli anziani soli che, se già noti positivi, rischiano di peggiorare rapidamente senza che qualcuno li stia assistendo e possa avvisare il medico o il 118. Non è una cosa che si improvvisa - sottolineano gli esponenti democratici - È necessario individuare le figure professionali che dovranno affiancare i medici di medicina generale nella gestione dei pazienti ospitati negli alberghi e mettere a disposizione gli strumenti essenziali a partire dai saturimetri. Da parte nostra ci limitiamo a suggerire alcune indicazioni: selezionare dei medici ‘dedicati’, attivare percorsi specifici per l’esecuzione di indagini diagnostiche eventualmente necessarie e protocolli stringenti su quando trasferire il paziente in ospedale e, ovviamente, alberghi rigorosamente separati tra chi è in quarantena per far passare i giorni del periodo di incubazione e chi invece è già noto positivo. Simili misure di contenimento - ricordano - sono state adottate anche in Cina e servirebbero a ridurre, almeno in parte, il sovraffollamento degli ospedali soprattutto, assicurando una maggiore appropriatezza dei ricoveri. Pensiamo sia una strada percorribile anche in Veneto e auspichiamo che si possa raggiungere a breve un’intesa tra la Regione e le strutture ricettive».

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