Coronavirus, Zanoni ad Arpav: «Correlazione tra inquinamento e diffusione del virus»

Il consigliere regionale del PD: «Sbrigativo negare questa ipotesi che stanno considerando i ricercatori, anche perché la Pianura Padana è la zona più inquinata d’Europa»

«Sostenere che non ci sia nessuno studio che metta in relazione inquinamento da polveri sottili ed epidemia da coronavirus, come afferma Arpav, non è corretto. Una recente pubblicazione congiunta della Società italiana di medicina ambientale (Sima) di Milano, dell’Università di Bologna – Centro interdipartimentale di ricerca industriale fonti rinnovabili, ambiente, mare ed energia – Frame e dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, dello scorso Marzo, sostiene il contrario, sollecitando misure restrittive di contenimento dello smog». È quanto dichiara Andrea Zanoni, consigliere del Partito Democratico che ha scritto una lettera al direttore di Arpav, inviando il ‘position paper’ dei ricercatori della Società medica e dei due Atenei, che hanno incrociato i dati pubblicati sui siti delle Agenzie regionali per la protezione ambientale con i casi di contagio da Covid-19 riportati dalla Protezione Civile. 

“Lo studio - spiega l’esponente democratico - evidenzia una relazione tra i superamenti dei limiti di concentrazioni di Pm10, il cosiddetto particolato, nel periodo 10-29 febbraio e le persone infette da coronavirus, aggiornato al 3 marzo. Emergono tre-quattro sforamenti importanti in alcune province lombarde che potrebbero aver accelerato la diffusione virulenta dell’epidemia in Pianura Padana, cosa che non è avvenuta in altre parti del Paese che pure presentavano casi di contagi nello stesso periodo, come Roma. Nelle conclusioni dello studio si legge ‘come la specificità della velocità di contagio che ha interessato in particolare alcune zone del Nord Italia potrebbe essere legata alle condizioni di inquinamento da particolato atmosferico’ e viene suggerito ‘di tener conto di questo contributo sollecitando misure restrittive di contenimento dell’inquinamento».

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«In passato altre ricerche hanno messo in relazione diretta le concentrazioni di particolato atmosferico con la diffusione dei contagi virali, dall’influenza aviaria del 2010 all’epidemia di morbillo in Cina del 2013-2014. Il parere di Arpav che nega questo rapporto, motivandolo con la mancanza di studi approvati e condivisi dalla comunità scientifica, mi sembra un po’ troppo sbrigativo. Credo che il contributo di questi ricercatori vada invece preso in considerazione, tenendo ben presente che la Pianura Padana è la zona più inquinata d’Europa e le politiche di contrasto da parte della Regione Veneto, e non solo, finora si sono dimostrate inefficaci e insufficienti».

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