Crisi di Governo: i sindacati chiedono garanzie per lavoratori e pensionati

Mauro Visentin, segretario generale Cgil Treviso, commenta con toni duri la recente crisi che ha diviso il governo di Lega e Movimento 5 Stelle e chiede garanzie per i lavoratori

Foto d'archivio

A Roma, la crisi di Governo, se non risolta rapidamente, e ciò compete al Parlamento e al Presidente della Repubblica garante della Costituzione, e non risponde ad altri dettami è bene ribadirlo, rischia di paralizzare il Paese aggravandone, come se ce ne fosse bisogno, la situazione economica e sociale e la nostra posizione in Europa.

In questo clima di forte preoccupazione, il sindacato, che già dallo scorso anno ha messo in campo, unitariamente, proposte concrete per il Paese e si è mobilitato in più occasioni, continua a focalizzarsi sulla propria missione nei confronti di lavoratori e pensionati. Fa riflettere, ad esempio, che solo qualche settimana fa, si siano osannati i dati Istat su una disoccupazione ai minimi dal 2012. Cosa si cela dietro i numeri? Che tipo di contratti si offrono oggi, con che tutele? Analizzando nel profondo i dati del CNEL sul mercato del lavoro, emergono infatti questioni fondamentali. Primo: le retribuzioni orarie restano costanti, quelle mensili e annuali diminuiscono, cioè molta gente lavora meno dell’orario standard e quindi guadagna meno (part-time involontario). Secondo: nell’industria cresce l’occupazione qualificata, in agricoltura, nel commercio e nel turismo quella sotto qualificata - è il caso di 4 lavoratori su 5 - producendo “lavoro povero”. Terzo: l’occupazione aumenta nei comparti a basso valore aggiunto.

C’è una rottura del mercato del lavoro, una forbice tra aziende che hanno investito in innovazione e assumono personale qualificato, e aziende che hanno mantenuto un sistema obsoleto di produzione. E questo effetto appare ancora più evidente se guardiamo nel dettaglio gli stipendi dei dipendenti: il “lavoro povero”, di chi guadagna meno di 7,5 euro l’ora, è dovuto per il 18% circa da una bassa retribuzione oraria, ma per oltre il 50% da basso reddito mensile (essenzialmente dovuto a part time) e/o annuale (dovuto a part time o lavoro discontinuo). E questo è correlato al proliferare esasperato di Contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) - i 300 del 2005 sono diventati 761 nel 2018 - laddove moltissimi dei nuovi sono stati sottoscritti, senza peraltro seguire la corretta procedura, da Organizzazioni Sindacali e Imprenditoriali “border-line”, al puro scopo di fare dumping contrattuale, limando al ribasso tutele e inquadramenti, eliminando integrazioni e contrattazione di secondo livello. Insomma, il tanto osannato dato sulla disoccupazione parla chiaro: non siamo ancora riusciti a recuperare quanto perso dal 2008 in poi, perché mentre il numero degli occupati sale, non altrettanto fa quello delle ore lavorate. C’è produttività (+5% secondo l’Istat) ma non c’è vera crescita di lavoro, che resta fragile, laddove l’occupazione qualificata ha numeri esigui. Ecco perché né il Reddito di Cittadinanza, né Quota 100 hanno dato la svolta “voluta”, ecco perché è inutile gioire di alcuni indicatori se poi, di fatto, il lavoro non è di qualità e non garantisce la tenuta economica del tessuto sociale. Un lavoro che penalizza anche giovani e donne, che costringe a lavorare durante Ferragosto senza alcuna tutela contrattuale (vedi grande distribuzione). Le proposte dei Sindacati per uscire da questa situazione sono sul tavolo da oltre un anno. Su queste basi abbiamo riempito le piazze con lavoratrici, lavoratori, giovani e pensionati di tutto il Paese. Ecco perché, come Cgil, continuiamo a lavorare affinché sia sostenuta l’innovazione digitale delle imprese, si proceda verso l’Industria 4.0 senza tagliare finanziamenti, si investa su sicurezza, formazione, lotta al dumping contrattuale partendo dalla Costituzione e legalizzando solo la contrattazione stipulata da organizzazioni sindacali realmente rappresentative. Perché si aprano gli spazi per gli investimenti pubblici, la green economy, la riduzione delle tasse sul lavoro dipendente e dei pensionati. Soprattutto qui in Veneto, e per questo mi appello al Governatore Luca Zaia: se a Roma litigano, a Venezia non possiamo permetterci di perdere tempo. 

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