Diritto alla salute: ecco il pensiero di Cittadinanzattiva Treviso

La pandemia ha evidenziato le falle del Sistema Sanitario nazionale. Occorre riformare la sanità partendo dalle esigenze dei cittadini e dei pazienti. Una riflessione di Giancarlo Brunello, coordinatore provinciale di Cittadinanzattiva Treviso, l'associazione onlus che si occupa dei diritti di relazione delle persone.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TrevisoToday

La Costituzione Italiana per garantire i suoi equilibri di democrazia e di libertà, ha messo come antidoto alle derive, i diritti di relazione dei cittadini che sono: la loro libertà, in assoluto, di parola, pensiero e mobilità. In tale contesto, il diritto alla salute è centrale. Lo dispone l'articolo 32 della Costituzione e lo rafforza il 118, ultimo comma. Agli stessi fa riferimento, nel concreto, la ratio della Legge 833 (dicembre 1978-titolo: Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale), e anche nei successivi. Questo concetto valoriale è (ri)confermato inoltre recentemente da una sentenza di gennaio 2020 della Corte Costituzionale. Questi medesimi diritti non sono riconosciuti a chi decide e poi amministra la sanità. A loro vengono date delle regole e deleghe a gestire "in nome e per conto". Nessuna concezione invece "in sostituzione di". Quindi, la semplice informazione di oggi, spesso carente nella sostanza, non basta ed è in contrasto con i dettami della Costituzione sul ruolo e funzione del cittadino (oggi definito stakeholder). Ci vuole e deve esserci la sua partecipazione attiva. Ora, è tempo che si sistemi la questione.

Una nuova rivoluzione? No, basterebbe applicare la legge. Che fare? Intanto va fatta e precisata la scelta di fondo, che è quella di mettere al centro del pensare e dell'operare lo stakeholder primario del Servizio Sanitario Pubblico che sono sia i cittadini che i pazienti. A loro vanno date le risposte alla domanda di salute e ben-essere. Per questo si è fatto il Sistema Sanitario Pubblico. Gli altri stakeholders, tutti - nessuno escluso - sono secondari rispetto a questi. A supporto di questo, come delega, va dato il ruolo e il potere necessario e reale alle Ulss. La legislazione in atto le definisce Aziende Socio Sanitarie che forniscono beni e servizi per la salute ai cittadini. Nella legge 502/92 si stabilisce che sono "aziende con personalità giuridica pubblica e sono centri di imputazione di autonomia imprenditoriale". Il loro scopo, naturalmente, è fornire servizi sanitari. Oggi invece, e da tempo, il rischio è che le Aziende Sanitarie siano delle mere erogatrici di servizi a disposizione del ruolo egemonico ed egocentrico di Venezia o di Roma. Con loro andrebbe rilanciato e definito, come prevede la legge, il ruolo dei primi cittadini, che tramite la Conferenza dei Sindaci sono la relazione con l'Azienda Sanitaria. Ricordiamo infatti che il sindaco, con il coinvolgimento del Consiglio comunale, è responsabile della condizione di salute della popolazione del suo territorio comunale.

Con il Decreto legislativo 299/99 ha anche poteri di coinvolgimento nella programmazione e di controllo dell'operato dell'attività dell'Azienda Socio Sanitaria territoriale. Questo non esime comunque i cittadini e gli ammalati, che si possono organizzare in associazioni di rappresentanza in loro nome e conto. Già oggi ci sono diverse associazioni che si occupano dell'interlocuzione tra malati e le strutture sanitarie territoriali o nazionali. Diverse di loro, e alcune in misura notevole, raccolgono fondi dai cittadini con sottoscrizioni a sostegno delle loro attività di ricerca. Tutto questo spesso non adeguato ai ruoli previsti dalla Costituzione. Ci sono dei buoni gentlemen agreement, ma che non reggono, come si sta dimostrando nella gestione operativa della pandemia, poiché il ruolo egemonico lo esercitano, senza se e senza ma, le strutture delle Ulss. Forse, se fosse possibile spendere un po' di tempo per parlare e concordare, avremmo delle collaborazioni utili al fine ultimo, che è quello di una buona gestione a favore del destinatario paziente e cittadino. Tra le associazioni di promozione sociale che operano nella sanità, c'è anche la nostra Cittadinanzattiva. Operiamo con diverse reti (scuola, sanità, giustizia e sulle fragilità) per il sostegno e la diffusione dei diritti di relazione delle persone. Nella sanità, in particolare, siamo operativi attraverso il Tribunale per i Diritti del Malato (TDM) e il Coordinamento Nazionale delle Associazione dei Malati Cronici (CnAMC). A questo partecipano oltre 100 associazioni di malati cronici o con malattie rare. All'interno di queste realtà operano dei volontari, il servizio offerto è gratuito. Ogni anno, in rispetto al ruolo di rappresentanza in nome e per conto, a livello nazionale elaboriamo e rendiamo pubblico il rapporto "PIT SALUTE".

In esso sono raccolte informazioni, suggerimenti e idee fornite da 30-35mila cittadini sulla funzionalità/disfunzionalità del Sistema Sanitario nei vari territori. A Treviso mediamente ogni anno raccogliamo 250-280 segnalazioni tramite il Tribunale del Malato. Esso opera, in genere, presso l'Ospedale Ca' Foncello di Treviso. Oggi il servizio in presenza è stato sospeso, in modo arbitrario dalla direzione dell'Ospedale a causa di Covid-19, ma rimane comunque contattabile tramite email: cittadinanzattiva.tv@libero.it o telefonicamente chiamando il 375.6059800. Anche qui, si accede gratuitamente. Continuando il ragionamento iniziato, oggi possiamo affermare che l'interesse in sanità è tutto concentrato sul Covid e le sue drammatiche conseguenze. Questo, se da una parte è quasi un obbligo, dall'altra parte occorre che le Ulss pensino anche a dare una funzionalità al resto della medicina preventiva e curativa. Soprattutto perché oramai le pandemie non sono fatti episodici. Anzi.

Per quella in atto si pensa ad una soluzione (ipotetica) alla fine del 2021, metà 2022. Ma non si può aspettare tanto. Va pensata quindi un'organizzazione che non sia chiusa come il "modello Mose" (a paratie stagne del tutto o niente) ma che consideri anche delle flessibilità e il coinvolgimento di altri protagonisti del Servizio Sanitario nazionale, in primis i medici di base e le farmacie. Questi non sono complementari, bensì inseriti nel sistema complessivo. Se la contrattualistica non lo permette, si possono considerare delle modifiche. Per il futuro va sicuramente cambiato il modello attuale, altrimenti non regge. Lo si deve fare al di là della discussione inutile delle colpe di ieri, di oggi e senza rifugiarsi nelle affermazioni pleonastiche (il Sistema Sanitario pubblico non si tocca) mettendo al centro della prossima riforma il cittadino. Solo così saremo in grado di dare risposte adeguate alla nuova, e sempre più mutevole esigenza, di salute per e delle persone.

Giancarlo Brunello, Cittadinanzattiva Treviso

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