Castagne e vin brulè al Django: «E' irrispettoso, lo Stato deve subito intervenire»

I capigruppo di maggioranza in Consiglio comunale a Treviso hanno richiesto al Prefetto e al Questore maggiori controlli in vista dell'evento organizzato per domenica alle 14

La locandina dell'evento

I capigruppo di maggioranza in Consiglio comunale a Treviso (Acampora, Barbisan, Visentin, Basso e Zanon), una volta venuti a conoscenza tramite social network di una festa con castagnata e vin brulè organizzata dal "Centro Sociale Occupato Django" di via Monterumici, sabato sera hanno subito inviato una richiesta al Prefetto e al Questore di Treviso per richiedere di intensificare i controlli e imporre l'annullamento di questa iniziativa «quantomeno discutibile soprattutto in  un momento storico delicatissimo come quello che stiamo vivendo in quanto contraria a tutte le disposizioni nazionali anti Coronavirus - dichiara il consigliere Davide Acampora - Oltretutto l'atteggiamento del Django risulta essere irrispettoso nei confronti di tutta la cittadinanza che sta facendo enormi sacrifici per contenere la trasmissione del virus. Per non parlare dei salti mortali che i trevigiani sono costretti a fare per barcamenarsi tra un Dpcm e l'altro, tentando di sopravvivere non solo all'epidemia sanitaria, ma anche a quella economica».

Nello specifico, ad essere preso di mira dalla destra trevigiana è l'evento "Django Sunday" organizzato per domenica alle ore 14. Questa la descrizione apparsa su Facebook: «Manteniamo vivi gli spazi di socialità! L'aumento dei contagi sta portando alla progressiva chiusura di moltissime attività. Come a marzo, le prime ad essere sacrificate sono quelle attività ritenute “non essenziali” come la scuola e gli spazi di socialità, mentre la gente continua ad ammalarsi usando autobus o treni strapieni per andare a lavorare. Abbiamo deciso di aprire il nostro spazio la domenica pomeriggio, garantendo che tutte le attività si svolgano nel rispetto delle condizioni di sicurezza e di salute: per questo ci troverete la domenica pomeriggio a Django con musica, prelibatezze e uno spazio sicuro e di socialità. Questa domenica vin brulè e castagne per tutti!».

«Insieme ai colleghi capigruppo di maggioranza ho firmato una missiva destinata al Prefetto e Questore per chiedere controlli e l'annullamento di qualsiasi iniziativa ludico aggregativa all'interno del cosiddetto "Cso Django" - chiosa Acampora quale promotore della missiva al Prefetto e al Questore - È inammissibile, soprattutto durante un'emergenza sanitaria, che questi personaggi continuino ad organizzare feste e manifestazioni fregandosene di norme e divieti. È pazzesco tutto ciò! Lo Stato intervenga!».

Questa, infine, la risposta di Gigi Calesso di Coalizione Civica per Treviso: «Se il Django non esistesse i consiglieri comunali di centrodestra dovrebbero chiederne l’immediata istituzione. Solo il Django, infatti, dà alla maggioranza consiliare la possibilità di dimostrare la propria esistenza politica, altrimenti negata dalla loro totale inanità in tutte le questioni amministrative di un qualche rilievo. L’”insostenibile leggerezza” dei consiglieri di maggioranza si è chiaramente palesata anche in questi giorni. Rispetto alle questioni importanti, quelle che interessano questioni “pesanti” per il presente e il futuro della città (e per l’Amministrazione) loro sono la “maggioranza silenziosa”, non quella degli elettori degli anni ’70 ma proprio una maggioranza che parla poco o niente, sia in Consiglio Comunale (memorabile quando non fecero nessun intervento sulle centinaia di controdeduzioni alle osservazioni al Piano degli Interventi) che fuori dal Consiglio».

«D’altra parte, il sindaco li qualificò alla fine del suo primo anno di mandato come i “segnalatori” di problemi, non come la maggioranza della massima assemblea cittadina, non come i responsabili dell’approvazione dei bilanci o di tanti provvedimenti urbanistici che devono essere vagliati dal Consiglio Comunale, no, i “segnalatori”. Per fortuna c’è il Django contro cui si scagliano periodicamente, quando anche a loro pare evidente la necessità di dare qualche segnale di vita che interrompa la costante inanità che ne caratterizza l’azione politica- chiosa Calesso - E, allora, arriva l’attacco sulla pericolosissima e sediziosa “castagnata”, una iniziativa programmata negli stessi tempi e con le stesse garanzie di sicurezza con cui si svolgono, nel rispetto della normativa attualmente vigente, le attività di bar e ristoranti e, per di più, all’aperto».

«Ma questo attacco si inserisce anche in un altro “filone” caro alla destra, quello degli interventi che sembrano avere l’obiettivo che la città debba essere fruibile solo chiudendosi da qualche parte e, ancor meglio, se usufruendo di servizi a pagamento. Una delle caratteristiche principali delle città, al contrario, è sempre stata quella della sosta nei luoghi aperti, “in piazza” (a Treviso anche sotto i portici) come momento di socialità, di incontro, come dinamica sociale e culturale, assolutamente improduttiva sotto il profilo economico quanto momento di ricchezza per la comunità civile. Colpendo la presenza nelle strade e nelle piazze svincolata dal “consumo”, dall’”acquisto” si contribuisce a costruire una presenza in città sempre più legata alla possibilità di spendere e sempre meno alla volontà di incontro, di scambio, di vita in comune. E questo è un brutto colpo per tutti, perché è un brutto colpo all’identità stessa della città» conclude il politico trevigiano.

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