Elezioni in Veneto: guida al voto per Referendum, Regionali e Amministrative

Dal voto disgiunto alle preferenze, dove e quando si vota, con quali documenti e attraverso quali modalità: ecco tutto quello che c'è da sapere su questa tornata elettorale

Un'urna per le elezioni regionali

Erano attese per la primavera del 2020 ma dopo l'emergenza Coronavirus le elezioni regionali sono slittate in autunno: il 20 e 21 settembre i cittadini di VenetoLiguriaToscanaMarche, Campania Puglia saranno dunque chiamati al voto per eleggere il nuovo governatore e rinnovare i propri consigli regionali. Esito quasi scontato per le elezioni in Veneto dove è in corsa l’attuale Governatore Luca Zaia, espressione del centrodestra. Per Zaia, che i sondaggi incoronano come il Governatore più popolare d'Italia, il terzo mandato sembra essere quasi scontato.

Zaia è sulla poltrona di Palazzo Balbi dal 7 aprile 2010. Il Presidente del Veneto, di vittoria in vittoria (alle elezioni Europee dell'anno scorso ha portato la Lega in Veneto a sfiorare il 50%), grazie ad una gestione convincente dell'emergenza Coronavirus, ha visto i sondaggi personali salire alle stelle, tali da proiettarlo verso una assai probabile rielezione a pieni voti. Ma anche sul proscenio nazionale le sue quotazioni superano non di poco il gradimento per il segretario della Lega Matteo Salvini. Tra i governatori regionali era saldamente al primo posto, ancor prima dell'emergenza sanitaria. L'autonomia del Veneto è, a detta di Zaia, la "madre di tutte le battaglie", tema sul quale si giocherà, nel caso di vittoria, l`intera sua azione politica, che ha attraversato con successo anche la rinascita post-Vaia e la candidatura alle Olimpiadi del 2026. A sostenerlo ci saranno le seguenti liste: Forza Italia (con Berlusconi), Fratelli d'Italia (con Giorgia Meloni), la Lega (con Salvini), Zaia Presidente e Lista Veneta Autonomia.

A fronte di un candidato dalle prospettive granitiche quali quelle di Zaia, l'opposizione, ossia in primis il Partito Democratico, ha deciso di giocarsi la partita accettando la candidatura del vice sindaco di Padova, Arturo Lorenzoni, docente alla facoltà d'Ingegneria dell'Università di Padova ed espressione di scelte progressiste e di razionalizzazione urbana in chiave ambientalista al governo della città del Santo. Le forze politiche che lo sostengono sono oltre al Pd, "Il Veneto che vogliamo", Più Europa, Verdi e Sanca Veneta. Presente anche il Movimento 5 Stelle che presenta l'imprenditore padovano Enrico Cappelletti, dal 2013 al 2018 già senatore per il M5S per il quale è stato primo firmatario di disegni di legge contro la corruzione, la concussione, l'abuso d'ufficio e sulla regolamentazione della Pubblica Amministrazione. E ancora, ecco Italia Viva con la vicentina d'adozione Daniela Sbrollini (già deputata e senatrice per il PD), sostenuta anche da Psi, Pri e Civica per il Veneto, in dissenso con la decisione del centro-sinistra di scegliere come candidato presidente Lorenzoni, indipendente e giudicato troppo a sinistra.

A impensierire il candidato Zaia non è però la coalizione di centrosinistra, quanto il variegato fronte indipendentista, un arcipelago di più anime. Ad esempio, hanno deciso di scendere in campo anche l'ex sindaco di Roncade e già parlamentare Simonetta Rubinato con la civica "Per le Autonomie", Paolo Benvegnù per "Solidarietà Ambiente Lavoro" (con il Pci e Rifondazione Comunista Veneto di cui è Segretario regionale), Lorenzo Girotto per il "Movimento 3V - Libertà di scelta" (lista no-vax) e Patrizia Bartelle per "Veneto Ecologia Solidarietà". Sarà invece Antonio Guadagnini il candidato presidente per il Partito dei Veneti. Lo ha ufficializzato lo stesso Guadagnini che ha accettato il reiterato invito da parte degli aderenti al patto, siglato a Padova nel mese di ottobre 2019, durante una convention a cui hanno partecipato oltre mille esponenti della frazione avanzata dell'autonomismo ed indipendentismo veneto. 

In ogni caso, per quanto concerne nello specifico la tornata elettorale, si potrà votare nelle giornate di domenica 20 settembre (dalle ore 7 alle 23) e di lunedì 21 settembre (dalle ore 7 alle ore 15) e in tutto il Veneto lo si farà per l'elezione del nuovo Presidente della Giunta regionale e per eleggere il Consiglio regionale del Veneto. Possono votare tutti i cittadini maggiorenni iscritti nelle liste elettorali di uno dei Comuni della Regione, recandosi al proprio seggio di riferimento, portando con sé un documento di riconoscimento valido e la propria tessera elettorale. Chi non fosse in possesso della tessera elettorale può farne richiesta all'ufficio elettorale del Comune di residenza. 

scheda elettorale regionali veneto 2020

Regionali 2020, come votare

All'interno della scheda elettorale si troveranno i nomi dei candidati presidenti della Regione Veneto con a lato il contrassegno di riferimento e, sul lato sinistro, tutte le liste a sostegno di ogni candidato alla presidenza con i relativi simboli. Tutte le liste che sono a sostegno di un singolo candidato presidente costituiscono la "coalizione" di riferimento. Si può esprimere il voto per un solo candidato presidente tracciando un segno sul nome del candidato e/o sul contrassegno a fianco del nome del candidato. In quest'ultimo caso il voto è espresso per il candidato e per l'intera coalizione che lo appoggia. È però anche possibile tracciare un segno sul nome del candidato presidente e/o sul contrassegno posto a fianco, ma in aggiunta segnare anche una particolare tra le liste di quelle che compongono la coalizione che lo appoggiano.

È poi ammesso anche il cosiddetto "voto disgiunto", vale a dire votare per un candidato presidente di Regione ma assegnare poi la propria preferenza ad una lista che non è a lui collegata, cioè non rientra tra quelle che compongono la coalizione al suo sostegno. È possibile anche scegliere l'opzione di votare solo per una lista tra quelle presenti sulla scheda elettorale tracciandovi un segno sopra, ma in questo caso il voto espresso si intende in automatico riferito anche al candidato presidente di Regione che a quella lista risulti collegato. In fase di votazione è possibile esprimere anche il cosiddetto "voto di preferenza" per uno o due candidati consiglieri regionali nello specifico. In questo caso è necessario scrivere il cognome, oppure il nome e cognome sulle righe riportate nella scheda elettorale a fianco del simbolo della lista di riferimento dei consiglieri candidati. È possibile esprimere il proprio voto anche solo indicando il nominativo del candidato consigliere regionale, ma in tal caso il voto viene in automatico assegnato al candidato, alla lista cui appartiene ed anche al candidato presidente di Regione collegato a tale lista.

In caso di errore d'attribuzione della lista nell'espressione della preferenza di un candidato consigliere che dovesse essere cioè indicato dall'elettore nella scheda in una riga a fianco del simbolo sbagliato (vale a dire di una lista cui in realtà il candidato consigliere non appartenga), il voto resta comunque valido. Verrà infatti assegnato il voto al candidato consigliere di cui si sia espresso il nominativo ("cognome" o "nome e cognome"), ma anche alla sua lista effettiva di appartenenza e, infine, il voto sarà attribuito anche al candidato presidente di Regione cui tale lista risulti collegata. Nel caso si scelga di esprimere il cosiddetto "voto di preferenza", inoltre, è molto importante ricordare che se si vogliono esprimere due preferenze, è necessario che entrambi i nominativi appartengano alla stessa lista e che siano di sesso diverso tra loro. Nel caso in cui l'elettore indichi due preferenze indicando candidati dello stesso sesso, la seconda preferenza espressa verrà annullata. 

Ad essere eletto presidente della giunta regionale sarà il candidato presidente che avrà ottenuto il maggior numero di voti, mentre entreranno a far parte del Consiglio regionale del Veneto 49 consiglieri tra tutti quelli candidati, oltre al Presidente eletto e al candidato presidente arrivato secondo nella consultazione elettorale per numero di voti validi ottenuti (totale: 51 componenti il Consiglio regionale). 

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Il referendum sul taglio dei parlamentari

Il referendum confermativo della legge costituzionale sul taglio del numero dei parlamentari si terrà sabato e domenica 20 e 21 settembre 2020. La data è stata decisa dal Governo dopo il via libera della Cassazione alla richiesta di referendum confermativo sul testo di legge costituzionale approvato in via definitiva lo scorso 7 ottobre 2019. A causa della pandemia di Coronavirus la data è stata poi posticipata all'autunno 2020.

Perché si vota

Il referendum confermativo della legge costituzionale che taglia il numero dei parlamentari si tiene poiché la proposta di legge di modifica della Costituzione nelle quattro letture parlamentari conformi non ha ottenuto la maggioranza qualificata necessaria per blindare il testo. L'Ufficio centrale per il referendum della Suprema Corte ha dichiarato conforme all'art. 138 della Costituzione la richiesta di referendum confermativo firmato da 71 senatori.

Cosa dice la Riforma Fraccaro

La cosiddetta "riforma Fraccaro", dal nome dal sottosegretario pentastellato alla presidenza del Consiglio, taglia 345 poltrone in Parlamento. Se il referendum confermasse la legge approvata dalla prossima legislatura vi saranno 115 senatori in meno e 230 deputati in meno. La legge infatti cambia il rapporto numerico di rappresentanza sia alla Camera dei Deputati sia al Senato:

  • si passerà da 1 deputato ogni 96.006 abitanti a 1 deputato ogni 151.210 abitanti.
  • si passerà da 1 senatore ogni 188.424 abitanti a 1 senatore ogni 302.420 abitanti

Se il referendum confermasse il taglio dei parlamentari il nuovo Parlamento sarà quindi composto 200 senatori e 400 deputati.

Il quorum

Con il referendum confermativo della legge costituzionale che taglia il numero dei parlamentari si chiede agli italiani se confermare o meno una legge di riforma costituzionale già approvata dal Parlamento. Nel referendum confermativo, detto anche costituzionale o sospensivo, si prescinde dal quorum, ossia si procede al conteggio dei voti validamente espressi indipendentemente se abbia partecipato o meno alla consultazione la maggioranza degli aventi diritto, a differenza pertanto da quanto avviene nel referendum abrogativo.

Perché votare Sì

A votare sì alla riforma costituzionale, fortemente voluta dal Movimento 5 stelle, sono state sia le forze di maggioranza (M5s, Pd, Italia Viva, Leu) che le forze di opposizione (Forza Italia, Lega, Fratelli d'Italia), anche se con alcuni distinguo personali al loro interno. La principale tesi a ragione del taglio del numero dei parlamentari è lo stimato risparmio di 100 milioni di euro lordi all’anno. Attualmente con 951 eletti (considerati anche i senatori a vita) l'Italia è il secondo Paese dell'Unione Europea con il maggior numero di parlamentari. Tuttavia l'incidenza degli eletti in rapporto alla popolazione è in realtà tra le più basse d'Europa. Se dalle urne referendarie dovesse uscire un voto favorevole al taglio dei parlamentari la legge avrebbe definitiva attuazione e dopo la riforma l'Italia avrebbe invece un'incidenza dello 0,7 ogni 100.000 abitanti conquistando il "primato" di questa speciale classifica. Tuttavia non sarà immediatamente in vigore: sarà necessario ridisegnare i collegi elettorali e modificare le norme che regolano l'elezione del presidente della Repubblica, e poi sciogliere le Camere per indire nuove elezioni.

Perché votare No

Uniche forze del Parlamento contrarie al taglio sono state "+Europa" (3 deputati) e "Noi con l'Italia" (4 deputati guidati da Maurizio Lupi). La principale tesi contraria al taglio del parlamentari vede molti giuristi anteporre l'importanza del mantenimento della rappresentatività popolare a fronte di un risparmio giudicato poco rilevante rispetto alla totalità della spesa pubblica. Promotore del referendum contro il taglio del numero dei parlamentari è stato il vicepresidente della Fondazione Einaudi, Davide Giacalone che bolla come demagogica la riduzione dei parlamentari: "Per un minimo il taglio dei costi, si taglia la rappresentatività." Al momento il rapporto tra parlamentari eletti e abitanti in Italia è di 1 eletto ogni 64mila persone, con la prevista riforma il rapporto salirebbe ad un eletto ogni 101mila persone. A solo titolo di confronto la Germania ha un rappresentante ogni 116.855 cittadini. Quanto alla questione dei conti: il taglio dei parlamentari produrrebbe un risparmio annuo pari ad appena 3,12 euro a famiglia, ossia 1,35 euro a cittadino.

Amministrative: al voto Arcade, Castelfranco Veneto, Chiarano, Spresiano e Vidor

Settembre è anche il mese scelto per lo svolgimento delle elezioni comunali in cinque centri della provincia di Treviso. Il prossimo 20 e 21 settembre i cittadini di Arcade, Castelfranco Veneto, Chiarano, Spresiano e Vidor saranno chiamati ad eleggere il loro nuovo sindaco. Dovranno essere eletti anche 12 consiglieri comunali ad Arcade, 24 a Castelfranco, 16 a Spresiano e 12 a Chiarano e Vidor. In questi Comuni il voto delle comunali si aggiungerà a quello per eleggere il nuovo presidente della Regione Veneto e quello sul Referendum sul taglio dei parlamentari.

Nello specifico, a Castelfranco il sindaco uscente Stefano Marcon (già anche Presidente della Provincia di Treviso), dovrà vedersela con l'avversario principale che è Sebastiano Sartoretto sostenuto dalla coalizione “Castelfranco Merita” composta da tre liste: “Sartoretto Sindaco”, “Democratici per Castelfranco” e “Castelfranco Civica”. Ci saranno però poi anche Maria Gomierato sostenuta dalla coalizione “Noi la Civica” (già sindaca dal 2000 al 2010), Cristian Bernardi per il Movimento 5 Stelle e il 22enne ambientalista Lorenzo Zurlo sostenuto dalla lista apartitica "Punto di Incontro". Essendo Castelfranco un comune superiore ai 15 mila abitanti, se nessuno dei candidati sindaci ottiene più del 50 per cento più uno dei voti, si dovrà andare al ballottaggio tra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero dei voti e quindi si tornerà al voto domenica 4 e lunedì 5 ottobre.

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A Vidor, invece, dopo due mandati è il momento dell'avvicendamento per il sindaco Albino Cordiali. A sfidarsi due membri della sua stessa squadra, il 69enne Mario Bailo sostenuto dalla lista Insieme per Vidor - Lega e il 48enne Nicola Zandò con la lista Comune in rete. Per quanto riguarda poi Chiarano, la sfida è tra: Lara Carbonere (lista Lara Sindaco), Stefano De Pieri (Lega) e Marco Vescovi con la sua civica. E ancora, a Spresiano pare tutto apparecchiato per la vittoria del sindaco uscente Marco Della Pietra (SiAmo Spresiano) che dovrà comunque vedersela con Tiziano Pagotto (Lega, Forza Italia e la civica “Assieme per il bene comune di Spresiano”) e Alessandro Lorenzi (Obiettivo Comune). Infine, ad Arcade il sindaco uscente Domenico Presti lascerà il posto ad uno tra l'imprenditore Mario Pavan (della “Civica per Arcade” e già sindaco negli anni '90 e prima ancora assessore e consigliere) e Fabio Gazzabin (“Progetto Arcade”).

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