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Soldi del Fir agli 'evasori' e non ai risparmiatori? Cinque Stelle all'attacco

Dalla manovra sparisce la modifica che avrebbe permesso di assegnare definitivamente il mezzo miliardo del fondo speciale già previsto per gli ex azionisti colpiti dal collasso delle ex popolari, venete e non

Il mezzo miliardo dovuto ai risparmiatori colpiti dal collasso delle ex popolari, nonostante le rassicurazioni fornite dalla maggioranza parlamentare e nonostante le preghiere delle opposizioni, è rimasto fuori dalla legge finanziaria: ossia dal conto economico preventivo dello Stato del 2023. È questo quanto è emerso ieri a Montecitorio dove proprio la maggioranza di centrodestra formata da Fdi, Lega e Fi, ha approvato la manovra. Ora la palla passa al Senato ma il testo è blindato. La Camera ha altresì approvato un ordine del giorno proposto dal leader del Pd Enrico Letta affinché la commissione speciale deputata alla redistribuzione dei cinquecento milioni (in gergo Fondo indennizzo risparmiatori o Fir), peraltro già stanziati dalla finanziaria del 2019, rimanga in vita fino al giugno del 2023. Si tratta infatti di spendere effettivamente una cifra già identificata dalla legge: ma materialmente, per una serie di circostanze avverse, rimasta solo sulla carta. A questo punto l'obiettivo caro a decine e decine di migliaia di risparmiatori (il collasso riguardò Banca popolare di Vicenza, Veneto banca, Cariferrara, Banca Etruria e Carichieti) assomiglia sempre più ad ad un percorso ad ostacoli. Per questo motivo il M5S oggi 24 dicembre in tarda mattinata ha attaccato frontalmente il governo capitanato dal premier di Fdi Giorgia Meloni non lesinando critiche nemmeno al Partito democratico.

IL J'ACCUSE DEL DEPUTATO
Più nel dettaglio il j'accuse del M5S è contenuto in una nota del deputato padovano Enrico Cappelletti che oggi a mezzodì ha diramato una nota al vetriolo: «Questa notte durante l'esame della manovra, la maggioranza ha bocciato l'unico ordine del giorno che, in sostanza, impegnava il governo a distribuire ai risparmiatori truffati i restanti cinquecento milioni del Fir. Non è servito a nulla ricordare in aula che sia il primo ministro Meloni di Fdi sia il vicepremier Antonio Tajaini di Fi avevano dato ampie rassicurazioni, per iscritto, sulla loro disponibilità a procedere con sollecitudine con la ripartizione di questa ultima trance. Nel momento di assumere l'impegno, il governo ha presentato una riformulazione irricevibile, che cancellava ogni riferimento ai cinquecento milioni».

Appresso c'è un'altra bordata che pesa : «L'accaduto è preoccupante. Fa presumere che quei denari potrebbero non essere più disponibili, magari perché impiegati a coprire il fondo per gli evasori fiscali, che grazie al governo Meloni beneficeranno del condono fiscale cui la maggioranza sta pensando da tempo. In compenso, é stato approvato l'ordine del giorno, che è poi un atto di indirizzo politico, a firma Enrico Letta, perfino imbarazzante, con il quale ci si limita ad invitare il governo a valutare se prevedere indennizzi equi ai risparmiatori, ignorando il fatto che gli indennizzi siano già disposti per legge. Una mossa che colpisce i risparmiatori truffati indebolendo il diritto ad essere risarciti».

Di seguito Cappelletti, che in passato ha anche rivestito la carica di senatore sempre nel M5S, distilla un'altra critica al curaro: «L'accaduto è preoccupante. Fa presumere che quei denari potrebbero non essere più disponibili, magari perché impiegati a coprire il fondo per gli evasori fiscali, che grazie al governo Meloni beneficeranno del condono. In compenso, é stato approvato l'ordine del giorno, che è poi un atto di indirizzo politico, a firma Enrico Letta, perfino imbarazzante, con il quale ci si limita ad invitare il governo a valutare se prevedere indennizzi equi ai risparmiatori, ignorando il fatto che gli indennizzi siano già disposti per legge. Una mossa che colpisce i risparmiatori truffati indebolendo il diritto ad essere risarciti».

L'EXCURSUS
Di seguito Cappelletti ripercorre in poche righe lo scandalo dei collassi delle ex popolari parlando di una «truffa che ha origine da banchieri senza scrupoli, aggravata dal governo allora capitanato da Matteo Renzi, che pose sconsideratamente in essere provvedimenti scellerati, lesivi dei più elementari diritti dei risparmiatori. Mi riferisco in particolare alla cessione delle di due banche venete come Veba e BpVi a Banca Intesa per un solo euro e al contemporaneo scudo, per tutelare Intesa dalle cause di risarcimento, intentate dai risparmiatori. Il Movimento cinque stelle continuerà a dare forte attenzione all'argomento. Intraprenderemo con ogni iniziativa per evitare che i risparmiatori truffati vengano nuovamente traditi».

«IL MILLEPROROGHE»
E così la speranza che quei cinquecento milioni siano davvero distribuiti agli aventi diritto rimane più flebile. Il governo infatti, anche grazie all'azione di Letta, avrebbe accolto la raccomandazione delle opposizioni affinché sia inserito nel cosiddetto decreto milleproroghe (già varato dall'esecutivo dovrà però essere convertito in legge dalle camere) il documento che appunto prolunga fino al giugno del 2023 l'esistenza della commissione ministeriale ad hoc incaricata di procedere con gli indennizzi. Per cui la partita vera, sempre che quel mezzo miliardo non evapori prima, si giocherà nei prossimi sei mesi. Le associazioni che tutelano i risparmiatori lo sanno e si preparano ad una campagna mediatica forsennata nella speranza di portare a casa il risultato agognato: la destinazione definitiva di quei denari può essere decisa solo dal parlamento infatti.

CACCIA ALL'UOMO
Epperò i primi segnali che giungono dalle Camere non sono confortanti. A metà settimana un emendamento definito dagli stessi risparmiatori «sciagurato» e proposto da tre onorevoli della maggioranza puntava a cancellare definitivamente il Fir. «Fortunatamente quell'emendamento - fa sapere Patrizio Miatello, presidente di Ezzelino da Onara, una delle associazioni che si batte sul fronte del risparmio tradito, - è stato ritirato». Ma intanto da alcuni parlamentari del M5S è già partita la caccia politica agli autori della proposta di modifica. Ad ogni modo l'apertura giunta dal governo Meloni all'ordine del giorno proposto da Letta viene vista comunque come un'ultima chance proprio dalle associazioni che sostengono i risparmiatori: «Il parere favorevole del governo sull'ordine del giorno relativo al Fir proposto dall'onorevole Letta è un egnale politico importante» fa sapere il vicentino Luigi Ugone, presidente della associazione «Noi che credevamo nella Banca popolare di Vicenza e in Veneto Banca».

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