Fondo di solidarietà 2019, i sindaci trevigiani continuano la battaglia

Venerdì mattina, 24 luglio, l’assemblea dei 42 Comuni trevigiani ricorrenti ha deciso di portare la battaglia legale davanti al Consiglio di Stato

Mariarosa Barazza (Immagine d'archivio)

I sindaci che si sono riuniti venerdì mattina, 24 luglio, per valutare se proseguire la battaglia contro lo Stato sul Fondo di Solidarietà 2019, dopo il rigetto del ricorso da parte del Tar del Lazio, hanno deciso di andare avanti e ricorrere al Consiglio di Stato.

Del resto, la sentenza del Tar del Lazio sfavorevole ai 42 Comuni ricorrenti, pubblicata il 22 maggio scorso, non appare ben argomentata e dunque si è deciso di impugnarla e continuare il contenzioso legale con lo Stato italiano. «Abbiamo perso un round, non la guerra. Vincendo la battaglia relativa al Fondo di Solidarietà 2015, con sentenza definitiva da parte del Consiglio di Stato, abbiamo creato un precedente storico, sono pertanto fiduciosa che andrà bene anche questa. Il punto è - e lo vediamo - farci restituire realmente le somme dovute da parte dello Stato». Lo afferma Mariarosa Barazza, presidente dell’Associazioni Comuni della Marca trevigiana che sta coordinando le iniziative legali dei Comuni trevigiani, iniziate nel 2015 e proseguite di anno in anno. Battaglie legali che hanno creato precedenti, seguiti poi da molti Comuni lungo tutto lo Stivale. «Il nostro obiettivo è andare fino in fondo a una vicenda che è diventata grottesca – dichiara il sindaco di Montebelluna, Marzio Favero - Lo Stato italiano è stato condannato dal Consiglio di Stato a risarcire i Comuni trevigiani ma non lo ha ancora fatto; se le cose fossero state all’inverso, e i Comuni non avessero provveduto a pagare, sarebbero stati immediatamente pignorati. Invece l’Avvocatura dello Stato sta portando avanti una serie di meline davanti al Tar del Lazio e al Consiglio di Stato stesso sul tema della quantificazione dei soldi, che in ogni caso lo Stato dovrà dare ai Comuni. È una totale mancanza di rispetto del principio di leale collaborazione tra gli enti pubblici. Sarebbe bastato un incontro con l'associazione Comuni della Marca Trevigiana da parte del Ministero delle Finanze per portare chiarezza, invece si preferiscono i tribunali nella speranza di guadagnare tempo».

La vicenda

L’anno scorso lo Stato non ha emanato il solito Dpcm con i criteri di riparto, e il ricorso dei 42 Comuni trevigiani contro il silenzio dello Stato in merito ai criteri di riparto del Fondo di solidarietà 2019, era volto a chiedere l’emanazione del provvedimento, ai sensi dell’art. 1 co. 448, 449 e 451 della legge 232 del 2016. Serviva un provvedimento, infatti, per poterlo impugnare. Il Tar ha rigettato il ricorso perché, a suo dire, lo Stato avrebbe “regolarmente istruito il provvedimento” e lo avrebbe “trasfuso in una norma della legge di stabilità”, “ritenendo pertanto non necessario procedere con l’emanazione del Dpcm”. Nel ricorso, i ricorrenti avevano già previsto che lo Stato avrebbe potuto derogare al dovere di emanare il Dpcm in base all’art. 1, co. 921, della legge 145 del 2018 ma ritenuto questa procedura incostituzionale per la violazione degli articoli 3, 24, 97, 113, 119 della Carta Costituzionale. Un atto amministrativo, infatti, non dovrebbe mai essere “irrigidito nella forma legislativa”. Nelle motivazioni della sentenza il Tar del Lazio obbietta che non sta a lui decidere della costituzionalità o meno di un provvedimento. Tutto sommato, è la deduzione del Tribunale amministrativo, un provvedimento è comunque stato assunto. Una deduzione che, secondo i Comuni trevigiani, non tiene affatto. Per questo oggi hanno deciso di ricorrere in appello. Il ricorso al Consiglio di Stato dovrà essere presentato entro il 23 settembre 2020.

«Lo Stato italiano, evidentemente per sottrarsi ai nostri ricorsi, ha pensato di inserire i criteri di riparto in una legge dello Stato invece che in un provvedimento amministrativo, e questo fatto viola la cosiddetta “riserva di amministrazione” e il principio di trasparenza – spiega Barazza - Mi sembra un modo di procedere molto grave sia sotto il profilo del diritto che della leale dialettica le tra diverse articolazioni dello Stato». Come si evince da quanto esposto sopra, non c’è dunque nessun diniego da parte del Tar del Lazio alla restituzione dei soldi del riparto del Fsc 2019, perché la richiesta di “restituzione” non c’è mai stata, non essendo stato emanato il provvedimento amministrativo contro cui poter ricorrere. Nel frattempo i Comuni trevigiani stanno attendendo gli esiti dell'udienza, fissata a novembre, sul giudizio di ottemperanza da loro promosso per dare esecuzione alla sentenza definitiva relativa al Fondo del 2015 rimasta però ancora inattuata da parte dello Stato. Una battaglia, quest’ultima, che era stata vinta da Comuni trevigiani che stanno ora attendendo la restituzione dei 24 milioni di euro che spettano loro.

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