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Lunedì, 24 Gennaio 2022
Politica Crocetta del Montello

Grave di Ciano, la Regione risponde ai Verdi e al Partito Democratico

La Giunta regionale ha voluto replicare punto su punto alle accuse mosse dai consiglieri regionali Andrea Zanoni e Cristina Guarda

In relazione al comunicato emesso da alcune associazioni riguardo al progetto delle Grave di Ciano, tra cui i consiglieri regionali Zanoni (PD) e Guarda (Verdi) per la sicurezza idraulica del Piave, la Giunta regionale replica punto su punto alle accuse mosse.

LA RISPOSTA DELLA REGIONE

Innanzitutto non corrisponde al vero affermare che la Giunta regionale segua la linea di condotta dell'assessore Bottacin, in quanto in Italia la pianificazione degli interventi di difesa del suolo viene fatta dall'Autorità di Bacino, che è ente ministeriale. Ed è sempre il Ministero dell'Ambiente che ha deciso di portare avanti la progettazione dell'intervento sulle Grave di Ciano, tant'è che ne ha finanziato la spesa già nel 2017. Da allora, da parte della Regione, vi è stato il massimo coinvolgimento dei territori con vari incontri fatti direttamente dall'assessore Bottacin e non solo. Non solo, vi sono stati anche incontri istituzionali convocati dai prefetti di Venezia e di Treviso con la partecipazione di tutti i sindaci rivieraschi oltre a Regione, Consorzi di bonifica, Vigili del fuoco e altri stakeholder.

Anche in relazione al Piano Stralcio per la Sicurezza Idraulica del Piave, a cui fa riferimento il piano, poi superato da quello approvato dal Governo Letta nel 2013, va specificato che non prevedeva solo l'intervento di Ponte di Piave ma anche ulteriori interventi (tra cui appunto Ciano), in quanto tutti gli studi degli ultimi cinquant'anni prevedono la necessità di trattenere una quantità d'acqua di almeno 70 milioni di metri cubi e ne' Ciano ne' Ponte di Piave, presi singolarmente, sono in grado di trattenere tali quantitativi. A riprova di ciò si ricorda, tra l'altro, che nel 1966 ci sono state diverse rotture arginali a monte di Ponte di Piave e quindi un intervento in tale Comune non garantirebbe la sicurezza di quelli posti a monte dello stesso.

Vieppiù, la Giunta per il tramite dell'assessore Bottacin, aveva scritto ben sei volte all'allora ministro Costa (governo Conte 2) per sapere se confermava l'intervento e la risposta è stata positiva. Così come l'allora sottosegretario all'ambiente Morassut (governo Conte 2) ha ricordato alla Regione che "nessun ritardo sulla progettazione potrà essere tollerato". Restano incomprensibili in ogni caso la preoccupazione e il livore dei toni del comunicato, visto che il comune di Crocetta ha avviato la causa contro la Regione e lo Stato e sarà un Tribunale a stabilire la verità. Se ci si fida della giustizia tali preoccupazioni risultano infondate.

In relazione alla critica politica e la richiesta di dimissioni di Bottacin è lo stesso assessore a replicare: "Vorrei ricordare a chi con poca memoria scaglia certe accuse, che per quanto riguarda il tema del consumo del suolo, è proprio nel corso del mio primo mandato che la Regione Veneto si è dotata per la prima volta di una innovativa legge in questo ambito. Come dovrebbe essere facilmente comprensibile a chiunque, gli effetti di una legge si vedono nel corso degli anni, non nell’immediatezza. Tra l’altro, nel rapporto sul consumo del suolo prodotto dal Sistema Nazionale per la Protezione Ambientale si legge che “i cambiamenti (relativi al consumo di suolo) rimangono particolarmente elevati in Veneto anche se con tendenza al rallentamento”. Pertanto è lo stesso SNPA a certificare l’inversione di tendenza rispetto al passato smentendo quindi le affermazioni del comunicato".

"Per quanto riguarda i PFAS, la presenza di tali sostanze è stata riscontrata in mezza Italia - prosegue l'assessore - ma l'unica regione ad essersi mossa è stata la Regione Veneto come emerso anche in commissione bicamerale ecoreati. Nessun’altra Regione, a distanza di anni, si è mossa come il Veneto. Non solo, ma siamo anche l’unica Regione ad aver posto il limite Zero ai Pfas. Sulla gestione dei rifiuti siamo al top in Italia e l'ultimo piano rifiuti, da me sottoposto al Consiglio regionale, ha ricevuto parole di pubblico elogio da Legambiente e dal Ministero della Transizione Ecologica. Sull'inquinamento dell'aria è proprio di questi giorni la conferma del trend in miglioramento degli ultimi anni anche grazie al piano di tutela e risanamento dell'aria approvato dalla Regione su mia proposta".

"Tornando alla sicurezza idraulica - conclude l'assessore - grazie all'implementazione del piano di opere di mitigazione del rischio idrogeologico e al miglioramento dei sistemi previsionali che abbiamo messo in atto, in maniera inequivocabile si evidenzia che negli ultimi anni il Veneto si è posto al top non solo in Italia ma anche in Europa in tale ambito. Non a caso le ultime violentissime emergenze meteo che hanno investito il Veneto hanno sortito danni molto minori rispetto a quanto sarebbe accaduto in essenza di tali attività. Cito solo a titolo di esempio l’evento di inizio dicembre 2020 che ha fatto registrare precipitazioni maggiori rispetto all’alluvione del 1966 (quando in Veneto ci furono oltre 100 morti) e a quella del 2010 (quando ci furono 32 rotture arginali e mezza Regione si allagò). Grazie a quanto messo in campo dalla Regione in termini di prevenzione e previsione, i danni sono stati decisamente inferiori sia al 1966 che al 2010. Analogamente anche per l’evento del 2018, denominato Vaia. Proprio relativamente a questo ultimo, la Regione ha ricevuto il plauso anche del Presidente della Repubblica, oltre che di autorevolissimi tecnici e accademici, tutti concordi nel riconoscere che le opere di mitigazione del rischio realizzate hanno avuto un ruolo fondamentale nel preservare l’incolumità umana. Sta quindi nei fatti che il sottoscritto ha come unico interesse la salvaguardia dei cittadini veneti e ciò è stato ampiamente dimostrato sul campo. Pertanto non c'è alcun motivo di rassegnare le dimissioni ma anzi è necessario proseguire nell'opera intrapresa".

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