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Profughi a Vittorio Veneto: il sindaco e Forza Nuova contro le decisioni del Prefetto

La Prefettura avrebbe riscontrato, nell'aereocampo di San Giacomo, una struttura adatta per ospitare in futuro una nuova ondata di migranti dal Medio Oriente e dall'Africa

VITTORIO VENETO E' notizia degli ultimi giorni che il prefetto di Treviso Laura Lega avrebbe visitato l'aereo campo di San Giacomo di Veglia, in frazione di Vittorio Veneto, per utilizzarlo in futuro come centro di accoglienza per profughi. Tale visita però non sarebbe stata preceduta nemmeno da un avviso all'amministrazione comunale la quale, nelle parole del sindaco, è ora profondamente risentita dalla mancata comunicazione. Una scelta, quella del Prefetto, invisa a molti e in primis ai militanti di Forza Nuova che hanno dichiarato: "Come movimento fortemente anti-immigrazionista promettiamo ai cittadini vittoriesi di metterci in prima linea per fermare questa politica folle che sta rovinando la città. Ricordiamo bene come la presenza dei clandestini del CEIS abbia portato ad episodi gravissimi, minando l'incolumità dei cittadini e non permetteremo che questo accada nuovamente".

Ma è stato poi sindaco vittoriese Roberto Tonon a spiegare nel dettaglio la situazione e il perchè l'amministrazione comunale non cederà alle richieste della Prefettura in merito all'ospitalità di nuovi profughi sul proprio territorio: “L'Amministrazione comunale di Vittorio Veneto ha tenuto, di fronte al drammatico impatto determinato dalle migrazioni dai paesi del cicino Oriente e dell'Africa Settentrionale flagellati dalle guerre civili, una condotta di grande responsabilità, sia nei confronti dei suoi cittadini, sia nei confronti delle istituzioni di governo, sia nei confronti dei profughi. Vittorio Veneto non si è affatto sottratta alle sollecitazioni della Prefettura e del Ministero degli Interni, collaborando in modo attivo alla sistemazione nel proprio territorio di quasi 200 sventurati: un numero elevato in sé, e largamente superiore a quello fatto registrare in altri comuni trevigiani che hanno preferito in modo tanto più gridato e demagogico quanto più miope e pericoloso chiudere gli occhi dinnanzi a un'emergenza di dimensioni storiche. Il territorio ha garantito nel CEIS un luogo agibile per ospitare in modo controllato un nucleo più denso di migranti; e abbiamo poi praticato forme di accoglienza diffusa e distribuita per non generare disagio ai cittadini e ai richiedenti asilo. Abbiamo dimostrato insieme umanità ed efficienza, rispetto ed equilibrio, autonomia e partecipazione. Ne siamo orgogliosi".

"Ma proprio le condotte sin qui tenute ci autorizzano a scandire con nettezza che Vittorio Veneto non accetterà più invii massivi di migranti sul suo territorio. E se la Prefettura pensasse, scambiando la nostra correttezza per acquiescenza, all'aerocampo di San Giacomo e alle altre strutture militari dismesse presenti nel territorio comunale come a contenitori concentrati di molte decine di profughi, ebbene: che se lo scordi. Guiderei io stesso, con tutta la mia Giunta e tutta la mia maggioranza, insieme con tutta la comunità vittoriese, una resistenza dura e inflessibile contro quello che sarebbe a tutti gli effetti un comportamento discriminatorio e sommamente ingiusto. Creare una sacca di migranti ammassati in unico luogo, e cioè creare un potenziale problema di ordine pubblico consistente, proprio nell'anno in cui Vittorio celebra  il 150° anniversario della sua nascita, che fu un atto di omaggio all'Italia e alle sue istituzioni unitarie, e proprio nell'anno in cui prende avvio il complesso percorso commemorativo che condurrà nel 2018 alle grandi celebrazioni nazionali ed europee per la Vittoria nella Grande Guerra, ebbene, sarebbe una scelta esplicitamente ostile verso la nostra comunità e la sua storia e persino contro la storia di tutto il Paese. Uno scempio ingiusto, che impediremo con tutte le nostre forze. Ci aspettiamo dal Governo risposte coerenti agli impegni già assunti nei confronti della Città. Col Governo stiamo lavorando per ridare vitalità al patrimonio immobiliare abbandonato a se stesso quando i comandi militari, commettendo un grave errore, denegarono la loro tradizione trasferendosi altrove in luoghi estranei alla memoria identitaria del Paese e delle sue Forze Armate. Ecco, chiediamo che il Governo sia uno solo, e coerente con se stesso e con le sue scelte in ogni sua articolazione. Noi lo siamo”.

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