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Impegno Civile: ecco il recupero della stazione e il cavalcavia verde

Il gruppo consiliare del partito trevigiano di Franchin, di concerto con l'architetto Tirri, ha ideato un rifacimento di tutta la zona della ferrovia

TREVISO Nell’ottica del recupero dell’area della stazione ferroviaria e dei comparti adiacenti l’associazione Impegno Civile ed il gruppo consiliare Impegno Civile con Franchin ritengono positivo il Protocollo d’intesa tra Comune di Treviso e società del gruppo FF.SS. che permette di “dare una regia” agli interventi in quella zona della città. L’aspetto per alcuni aspetti degradato di una delle zone di accesso alla città non può che sollecitare degli interventi che riportino l’area ad una situazione di maggiore vivibilità. "Vogliamo che questa zona venga recuperata senza cedere alla tentazione di nuove colate di cemento ed indichiamo, quindi, alcuni criteri e limiti che rendano compatibili gli interventi previsti nei terreni di proprietà FF.SS. e aree adiacenti con il programma “Treviso Bene Comune” e il successivo Documento di indirizzo del Sindaco sul P.A.T., consentendone l’inserimento nel primo Piano degli Interventi.

1. Nel terreno adiacente alla stazione centrale FF.SS. si potrà prevedere il trasferimento dell’autostazione autobus con l’edificazione di alcuni servizi a corredo (bar e ristoranti, sale d’aspetto attrezzate, autostazione carburanti, negozi di alimentari) riservando la rimanente area disponibile parte a parcheggio, parte ad alberatura.
2. Nell’area liberata dall’autostazione si dovrà costruire un parcheggio per auto a servizio del centro storico. Questo parcheggio potrà essere realizzato a due piani e offerto alla società Italparcheggi in cambio del parcheggio non realizzato in piazza della Vittoria.
3. Il bastione poligonale, di improbabile utilizzo per edificazioni data la presenza di manufatti storici nel sottosuolo, dovrà essere trasformato in giardino pubblico alberato.
4. Per il compendio “Al cuor” di proprietà privata l’amministrazione indichi destinazione ed entità della cubatura che intende concedere, tenendo conto di quanto avvenuto all’Appiani e delle ricadute sul centro storico.
5. L’area disponibile allo scalo Motta, riservato lo spazio per una futura stazione della metropolitana urbana, dovrà essere destinata alla realizzazione di un bosco urbano.
6. L’area disponibile alla stazione Santi Quaranta, riservato lo spazio per una futura stazione della metropolitana urbana e per un parcheggio di servizio, dovrà essere riservata ad un ampiamento di un giardino pubblico unitamente a parte della caserma Piave.
7. Lo stanziamento di 40.000 € previsto dal D.U.P. per l’assessorato all’Urbanistica dovrà essere diviso a metà tra un concorso di idee per la zona stazione ed un altro per l’utilizzo della caserma Salsa, nella prospettiva della sua acquisizione, almeno parziale da parte del Comune.
8. Dato l’elevato costo prevedibile, sarà bene accantonare l’idea di abbattere il cavalcavia della stazione, valutando invece la possibilità di trasformarlo in un “cavalcavia verde”, come sta avvenendo in altre città italiane ed europee. Sarà molto più utile riservare l’acquisizione di
fondi europei per il restauro dei bastioni cinquecenteschi che in ampi tratti versano in condizioni miserevoli. Il progetto di tale restauro completo è già in possesso del Comune.
 

2. Il cavalcavia verde.
Il sovrappasso della linea ferrovia presso la stazione dei treni di Treviso, meglio conosciuto con il nome di 'cavalcavia della stazione', ha da sempre avuto il ruolo di 'porta sud' al centro storico; con la sua peculiare caratteristica di accompagnare con una vista 'dall'alto' l'ingresso alla città ha rivestito un ruolo predominante in tutta l'area sulla quale insiste. Il progetto di 'riqualificazione formale' di tale manufatto, che noi proponiamo, vuole sostituire l'attuale immagine con altra, più consona al ruolo sopra descritto, coniugandola con il sistema che ha come poli di partenza ed arrivo, l'incrocio Dal Negro, l'incrocio con la strada che porta a S.Zeno ed il piazzale della Stazione Ferroviaria, che altro non sono che le naturali discese nel tessuto urbano del sovrappasso. Il tutto vuol essere governato da un nuovo messaggio, più vicino all'immagine di un luogo 'piacevole' da attraversare a piedi, in bici e anche per gli automobilisti che devono riconoscere non solo l'aspetto funzionale ma anche quello urbano del manufatto. Rispetto alla situazione attuale pensiamo di dividere il sedime del cavalcavia in due zone ben distinte, in un certo senso 'protette': una che è la sede stradale, separata dai due percorsi laterali, che saranno destinati, uno a pista ciclabile a doppio senso di percorrenza ed uno a percorso pedonale.

Per far ciò sarà necessario allargare (solo in alcuni punti, non in forma continua e fino ad un massimo di ca. 240 cm), l'attuale limite laterale del ponte (vedi sezione) per mezzo di una passerella 'a sbalzo'.Queste zone saranno divise mantenendo strutturalmente i due parapetti-trave centrali attuali del ponte, ma sostituendo lateralmente il loro rivestimento lapideo con pannelli-lastra in ferro-corten ad altezza variabile (non aggiungendo quindi carico strutturale, ma sostituendosi a quello delle lastre in marmo). Così facendo si creerà al loro interno, sopra gli attuali 90 cm. di spessore dei parapetti, una vasca che poi sarà riempita con ca. 50-70 cm di terra, utili alla flora che, scendendo e arredando verticalmente, si stende sulle e con le lastre di ferro-Corten: sarà così 'piacevole' la separazione tra la carreggiata e i due percorsi ciclo-pedonali distinti laterali. Fondamentale, a completamento dei percorsi ciclo-pedonali esterni, sarà la realizzazione di una sorta di 'aiuola' sinuosa a più livelli che accompagnerà il fruitore in una gradevole 'esperienza di percorso'. Accoglierà vari tipi di piantumazioni, il più vicino possibile 'cromaticamente' e 'sensorialmente' a quelle presenti in stagione nel territorio veneto. In una composizione a pannelli ancorati in verticale sulle lastre-Corten (nello specifico dedicata e simile a quella presente in esterno nel padiglione dello stato di Israele nell'attuale Expò di Milano), saranno inoltre installate altre colture. La manutenzione del verde non sarà diversa da quella solitamente necessaria per le aiuole fiorite d'arredo urbano e verrà assistita da un semplice sistema d'irrigazione di modello tradizionale, alimentato possibilmente da acqua piovana pre-accumulata in cisterne al suolo. Potranno esser previste, se necessario, anche delle passerelle volanti di collegamento con i manufatti limitrofi esterni, che all'occorrenza possono agire anche come sistemi di discesa al suolo. Conserveremo dove possibile le attuali scale di discesa-risalita che saranno completate da un rivestimento di rampicanti sempreverdi. A completamento del tutto esisteranno delle piccole zone di sosta e di relax attrezzate con panchine che, attraverso la scelta di un parapetto del ponte il più trasparente possibile, potranno far godere della vista dall'alto sulla città.

Il sistema d'illuminazione totalmente autosufficiente, perché alimentato da pannelli fotovoltaici, sarà concentrato su una serie di piccoli pali posti sopra lo spessore degli attuali parapetti-trave. L'aspetto di tale sistema formato da corpi illuminanti-pannelli fotovoltaici, ricorderà più una serie di'morbidi' ombrelli posti in modo asimmetrico piuttosto che il noioso, rigido, ripetersi di una serie prospettica di elementi, abbinando così l'immagine complessiva a quella 'dolce' generata dalla linea sinuosa delle aiuole. Le molteplici colonne di sostegno del ponte potranno essere rivestite accogliendo così sistemi o impianti d'alimentazione e collegamento verticale. Saranno comunque adeguatamente integrate con quanto eventualmente previsto per gli spazi presenti sotto il ponte che 'non vengono presi in considerazione dalla nostra proposta progettuale'. Il disegno generale, con qualche variazione, dovrà esser distribuito, iterato a terra lungo tutto il percorso che collega i tre nodi: Dal Negro, S.Zeno e Stazione. Ringraziamo infine l’arch. Alessandro Tirri per l’elaborazione del progetto."

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