Ruspa in fiamme a Premaor: «Offese inaccettabili contro chi non vuole il vigneto»

Il consigliere regionale Andrea Zanoni torna sul rogo divampato in un cantiere di Miane e difende i residenti insultati sui social per essersi schierati contro il vigneto

Foto d'archivio

«L’incendio che ha distrutto la miniruspa a Premaor è un fatto grave, ma lo è altrettanto gettare accuse infamanti a mezzo social nei confronti dei componenti delle famiglie che non volevano il vigneto, trattate come terroristi. Ancora non sappiamo se le fiamme sono dolose o accidentali eppure ci sono rappresentanti istituzionali che si lasciano andare a dichiarazioni inaccettabili per il ruolo che ricoprono. Esprimo la massima solidarietà alle famiglie finite sul banco degli imputati senza neanche sapere il perché, invitandole a denunciare i responsabili».

È quanto afferma Andrea Zanoni, consigliere del Partito Democratico, sul rogo scoppiato a Premaor di Miane che ha distrutto una macchina per il movimento terra a ridosso del vigneto contestato dai residenti, impiantato a pochi metri dalle abitazioni dopo un’operazione di disboscamento. «Trovo singolare che si metta in relazione l’episodio con la recente ordinanza del Tar che non ha accolto la sospensiva ma, soprattutto, trovo incredibile che esponenti del Parlamento, come l’onorevole Colmellere, cantino vittoria facendo addirittura confusione tra ordinanza e sentenza. Quella che conta è la sentenza che ancora non c’è e potrebbe anche essere favorevole ai residenti, accogliendo il loro ricorso. L’unico fatto certo - evidenzia Zanoni - è la distruzione di un bosco su autorizzazioni regionali e comunali, nella ‘Core Zone’ dell’area Unesco delle Colline del Prosecco, per far posto a un vigneto. Autorizzazioni, poi impugnate al Tar dai residenti che perciò si stanno difendendo sul piano legale e nel massimo rispetto delle leggi e delle procedure, anche con la finalità della tutela dell’ambiente, patrimonio di tutti noi. Trovo  semmai scandaloso che in Veneto i cittadini debbano rivolgersi ai giudici regionali per difendersi da quelle istituzioni che invece dovrebbero tutelarli».

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