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Incontro Governo-sindacati: l'intervento di Franco Lorenzon

Il Governo ha fissato un incontro con i sindacati per l'11 settembre 2012. Franco Lorenzon (Cisl Treviso) esprime le sue riflessioni

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TrevisoToday

Il prossimo 11 settembre il Governo ha convocato i sindacati per valutare le prospettive dell’economia, provando a mettere in campo misure capaci di rilanciare la crescita e la produttività. Una decisione positiva, sperando che le proposte concrete prendano il posto delle dichiarazioni generiche.

Come si preparano i sindacati a questo appuntamento? Bonanni e Camusso hanno concesso entrambi, lo scorso 3 settembre, un’intervista, rispettivamente a Il Messaggero e a La Repubblica. Colpisce il fatto che le loro proposte non siano coincidenti, se non apertamente divergenti.

I titoli degli articoli riassumono il punto di vista dei leader di Cisl e Cgil: “Bonanni: subito partecipazione agli utili e meno tasse sui premi di produttività”; “Camusso: detassare le tredicesime dei lavoratori e dei pensionati con i soldi recuperati dall’evasione”.

Entrambi - e non da ora - sostengono la necessità di un intervento fiscale per diminuire il peso delle tasse sul lavoro e sulle pensioni. Fin qui le convergenze. Le divergenze si manifestano nell’individuare il modo con cui arrivare alla riduzione dell’imposizione fiscale.

Si tratta di dettagli ricomponibili oppure di difformità più profonde? Propendo per la seconda ipotesi, perchè le divergenze mettono in evidenza non solo due diverse strategie contrattuali, ma anche due diversi modi di ripensare il ruolo del sindacato nell’era della globalizzazione. Bonanni parla infatti di partecipazione e di produttività, mentre Camusso fa riferimento a tredicesime e pensioni.

Una cosa è sostenere il comparto manifatturiero là dove si “combatte” per essere competitivi, ossia nelle aziende e nel territorio, altro è dare fiato al potere d’acquisto dei salari e delle pensioni. Quest’ultima proposta è sicuramente ragionevole, ma presenta alcune controindicazioni.

Si tratta, infatti, di un intervento congiunturale (una ‘fiammata’, verrebbe da dire) che costa molto e che, soprattutto, non interviene là dove il sistema ha
bisogno di ripartire, là dove si produce il reddito, là dove lavoratori e imprese sono “sotto sforzo” per produrre di più e meglio. Non dimentichiamolo: rilanciare la produzione significa anche più salario e quindi maggiore domanda interna.

Ma esiste un’altra divergenza di non poco conto: riguarda il ruolo dei lavoratori e del sindacato in questa fase economica, e si riferisce alla “compartecipazione dei lavoratori ai piani delle imprese”. Quello che, con altre parole, molti ritengono essere l’essenza del “modello tedesco”, che ha dato buona prova di sé in questo periodo di crisi.

La Camusso ripropone il classico modello contrattuale di tipo “antagonista”: il sindacato fa richieste, negozia, fa accordi o sciopera. Ma è davvero questo, nella competizione globale, il modello più efficace a garantire più occupazione, più salario, più diritti? La mia risposta é no, perchè la crisi globale può
essere affrontata dai lavoratori solo con una maggiore capacità di condividere la gestione delle aziende e con una maggior partecipazione.

I diritti che abbiamo fin qui conquistato non potranno essere difesi con un incremento della capacità conflittuale, ma solo con la capacità di assumerci maggiori responsabilità.

Con un capitale che é diventato globale e un lavoro che é rimasto locale, l’idea che una soluzione positiva per i lavoratori derivi da rapporti di forza più o meno conflittuali, eventualmente mediati da uno Stato che non è in grado di badare nemmeno a se stesso, più che impossibile appare sconsiderato. A nuove domande, nuove risposte.

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