Infermiere di famiglia, Casarin: «Andiamo verso un'evoluzione di una figura essenziale»

La segretaria della FP CGIL replica alle associazioni dei medici di medicina generale: «Preistorico definire ancillare il rapporto medico infermiere, sono ruoli complementari»

Marta Casarin

«Le barricate alzate dalle associazioni di medici FIMMG e SNADI in merito alla nuova figura dell’infermiere di famiglia fanno rabbrividire. Il solo pensiero che l’infermiere sia ancora relegato a una funzione di subordine rispetto al medico e considerato un’ancella della sua corte sa di preistorico. Un’importazione paleozoica che non solo non rispecchia la realtà e l’evoluzione che la figura dell’infermiere professionista ha avuto negli ultimi due decenni ma anche distante anni luce dai bisogni della popolazione e dall’attualità sanitaria nella quale siamo immersi». Ad avanzare grandi perplessità sulla posizione di Brunello Gorini della FIMMG e di Salvatore Cauchi della SNAMI è Marta Casarin, segretaria generale della Funzione Pubblica CGIL di Treviso.

«Forse qualcuno non ha ancora compreso in che contesto ci muoviamo e quanto la figura dell’infermiere giochi un ruolo essenziale quanto fondamentale nel nostro sistema sanitario e sociosanitario - afferma provocatoriamente la segretaria della FP CGIL trevigiana -. Non me lo sarei aspettata, ma le parole dei referenti delle associazioni dei medici di medicina generale mi fanno capire quanto sia necessario scardinare alcune vecchie mentalità, se sommiamo un po’ direi datate di 130 anni circa. Pensare ancora agli infermieri come delle ancelle dei medici senza capire quanto sia evoluta quella professione in termini di preparazione e competenze specifiche è quantomeno ridicolo. L’infermiere, infatti, è sempre di più una figura centrale e chiave del complesso sistema della nostra Sanità, ma ancora molte sono le possibilità di evoluzione che quel ruolo può rivestire in termini di cura e di sistema. Pensiamo solo ai reparti ospedalieri e alle strutture per anziani dove l’infermiere svolge un compito importantissimo non solo di professionista ma anche di coordinatore».

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«E quanto potrebbe fare anche per la medicina di prossimità e per l’assistenza domiciliare - continua Marta Casarin - Serve valorizzare ancora di più la figura dell’infermiere, in una logica di multidisciplinarità dell’approccio di cura, questa è la strada da percorrere. Trincerarsi dietro le barricate non funziona perché si rischia un distacco dalla realtà che stiamo vivendo - ribadisce Casarin - e dalla lezione che anche l’emergenza sanitaria in corso ci sta dando». «Molte sarebbero le situazioni da rivedere, una su tutte il numero di assistiti per medico di base - aggiunge Casarin - Se è ancora tutta da verificare la funzionalità delle aggregazioni dei medici di medicina generale nel territorio, non vedo perché non poter integrare in maniera complementare anche la figura dell’infermiere di famiglia. Se la Regione del Veneto aprisse alle assunzioni di queste figure in capo alle Ulss darebbe allora modo di garantire sul territorio una maggiore e più efficiente continuità assistenziale, sviluppando nuovi servizi di prossimità a tutto vantaggio degli assistiti».

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