Venerdì, 25 Giugno 2021
Politica

Grave carenza di infermieri all'Israa di Treviso, interrogazione al ministro Speranza

Il rischio è quello di non poter accogliere più ospiti in struttura e addirittura di dover dimettere anche quelli già presenti, non potendo più rispettare le normative relative al rapporto infermieri/ospiti

Infermieri ai tempi del Covid-19

Un gruppo di parlamentari della Lega, attraverso una nota sottoscritta dall'onorevole trevigiano Giuseppe Paolin e dai colleghi Panizzu, Boldi, Colmellere, De Martini, Foscolo, Lazzarini, Sutto, Tiramani e Zanella, hanno inviato al ministro della Salute, Roberto Speranza, sulla preoccupante carenza di infermieri nelle Rsa, dando così voce ai presidenti delle strutture. Il caso più eclatante riguarda l’Ipab Israa di Treviso che, a numero di posti letto, è la più grande del Veneto.

«L’allarme lanciato qualche settimana fa -commenta il deputato della Lega Giuseppe Paolin- e che riguarda la carenza di personale infermieristico all’interno delle RSA è un problema al quale serve dare una risposta efficace ed immediata. Per questo abbiamo presentato un’interrogazione al Ministro Speranza affinché intervenga quanto prima su questo tema ed in particolare indichi le tempistiche per i tempi di formazione del nuovo personale. Ci si interroga se non sia il caso di estendere la possibilità di assumere anche per gli anni 2022 e 2023 e presso le RSA autorizzate o accreditate, personale sanitario non appartenente all’UE che sia iscritto, nello Stato di provenienza, all’ albo delle professioni sanitarie».

"Il rapporto OCSE Healt at a Glance 2020 -si legge nell'interrogazione presentata- evidenzia come in Italia vi sia un rapporto di 5,7 infermieri ogni 1000 abitanti contro una media OCSE di 8,2 e con tutti gli Stati del Nord Europa sopra i 10 infermieri ogni 1000 abitanti. Tale carenza, del resto, è denunciata da anni dalla Fnopi (Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche) che dichiara che ad oggi nel nostro paese mancano circa 63.000 infermieri".

"A fronte di questa grave mancanza d’infermieri, acuita dalla pandemia -si legge ancora- il Governo ha solo previsto, all’articolo 13 del decreto-legge n. 18 del 2020 (c.d. decreto cura Italia), convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27 del 2020 –come sostituito dall’articolo 4, comma 8-sexies, del decreto-legge n. 183 del 2020, convertito, con modificazioni dalla legge n. 21 del 2021 – la possibilità di assumere, fino al 31 dicembre 2021, anche presso le RSA autorizzate o accreditate, personale sanitario non appartenente all’UE che sia iscritto, nello Stato di provenienza, all’albo delle professioni sanitarie che s’intendono venir esercitare in Italia e che lo stesso sia titolare di un permesso di soggiorno che consenta di svolgere l’attività lavorativa:

- quanti anni serviranno al Paese per formare infermieri sufficienti ad azzerare la carenza denunciata in premessa, operazione che di converso andrà a creare nuova occupazione; -quali iniziative legislative intenda porre in essere a breve per far fronte alla grave carenza d’infermieri che da anni affligge l’Italia;

-se a fronte del reale pericolo prospettato dalle RSA, a fronte della mancanza di personale infermieristico, di essere costrette, non solo a non accogliere più ospiti in struttura, ma addirittura a dimettere anche quelli già presenti, non potendo più rispettare le normative relative al rapporto infermieri/ospiti, non ritenga di estendere quanto previsto dal citato articolo13 del decreto-legge n. 18 del 2021, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27 del 2020, anche per gli anni 2022 e 2023".

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