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Israa, interviene Calesso: «Le nomine non siano affidate alla casta Padana»

Il politico trevigiano di Coalizione Civica è intervenuto sul caso delle nuove nomine per i componenti dell'Israa di Treviso, auspicando che vengano assegnate a persone competenti

Con ogni probabilità l'amministrazione comunale non farà ricorso al Consiglio di Stato contro il rigetto da parte del Tar dell'istanza con cui la giunta Manildo aveva impugnato la modifica dello statuto dell'Israa che riduceva da quattro a due i componenti di nomina comunale del consiglio d'amministrazione dell'istituto, assegnando due nomine all'Ulss (il quinto componente viene designato dalla Provincia).

Se sarà così l'Ulss e la Provincia potranno effettuare le nomine dei tre componenti di loro competenza che si affiancheranno ai due nominati dall'ex-Sindaco Manildo. «A questo punto - commenta Luigi Calesso, intervenuto sulla questione - le future nomine diranno se il combinato delle scelte di Marcon e Benazzi riproporrà le logiche della Casta Padana, cioè se i tre nominati (e il presidente dell'Israa che potranno scegliere, essendo in maggioranza rispetto ai due scelti dal Comune) saranno personalità competenti in materia di assistenza agli anziani, di gestione finanziaria di un istituto complesso come quello che governa le case di riposto cittadine, di interazione con i servizi sanitari o se, invece, saranno degli esponenti di partito da "sistemare". Purtroppo nel recente passato - prosegue Calesso - le amministrazioni leghiste a tutti i livelli hanno fatto largamente prevalere la seconda logica, quella della Casta Padana, la logica che ha assicurato incarichi, posti di sotto potere in società municipalizzate o partecipate dai comuni, in enti e consorzi con l'attenzione prioritaria (se non totale) alla fedeltà di partito (quasi tutti leghisti, con qualche strapuntino per Forza Italia) e scarsissima considerazione per le competenze dei nominati rispetto ai ruoli che sono andati a ricoprire. Il nuovo sindaco di Treviso - conclude Calesso - non ha certo smentito questa logica di occupazione "militare" dei posti nei consigli d'amministrazione: le sue prime nomine, infatti, hanno largamente seguito proprio questa "tendenza padana", premiando ex-candidati nelle liste che lo hanno sostenuto alle elezioni amministrative ed esponenti dei partiti della sua coalizione. L'eccezione è costituita da Beppe Mauro, professionista sicuramente esperto in materia di gestione di attività aziendali. Ora vedremo se, alla prova dei fatti, Marcon e Benazzi confermeranno ancora una volta la "logica proprietaria delle istituzioni" che caratterizza la Lega e i suoi alleati locali (ma anche quello romano dei grillini comincia a non scherzare in fatto di nomine)».

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