Lettera a Benazzi: «Come concilia le sue preoccupazioni con le riaperture di Zaia?»

Lettera aperta al direttore generale dell’Ulss 2 da parte del portavoce di Coalizione Civica Treviso, Luigi Calesso. «Riaprire i grandi negozi il sabato mi sembra ingiustificabile»

Francesco Benazzi (Foto d'archivio)

Con una lettera aperta al direttore generale dell'Ulss 2 Marca trevigiana, Luigi Calesso (portavoce di Coalizione Civica Treviso) è tornato sul tema degli allentamenti stabiliti nell'ultima ordinanza regionale dal Governatore del Veneto che ha riaperto il sabato i negozi di medie e grandi dimensioni nel rispetto delle norme sul distanziamento sociale. Di seguito riportiamo il testo integrale della lettera.

«Gentilissimo dottor Benazzi,
La ringrazio in primo luogo per il difficile lavoro che sta svolgendo in questi mesi per tutelare la salute dei trevigiani. Ho letto in questi giorni le sue dichiarazioni sulla stampa locale in cui esprime gravissime preoccupazioni per l’estendersi del contagio da Covid 19 in provincia di Treviso. A suo avviso le “chiusure” non sono la misura più utile per contrastare l’espandersi della pandemia che, invece, secondo lei va contenuta grazie al senso di responsabilità dei cittadini, all’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, ai comportamenti “non a rischio” di contagio. Potrei discutere su questa sua visione ma preferisco non farlo ma le chiedo quanto sia compatibile con le sue preoccupazioni la decisione della Regione di consentire riaperture (parziali) di esercizi commerciali che finora erano tenuti alla chiusura in determinati giorni della settimana come il sabato. Posso assumere il suo punto di vista secondo cui altre “chiusure” non servono ma non le pare che la scelta di “allentare” le misure anti-contagio mentre l’epidemia ancora galoppa sia quantomeno “originale”, per non dire ingiustificata? Convengo (“una tantum”) con il presidente Zaia quando afferma che i politici non hanno “un ruolo di educatori” ma proprio per questo, perché la politica e le istituzioni si esprimono attraverso le scelte che compiono, le decisioni che prendono mi chiedo, e le chiedo dottor Benazzi, che senso abbia, in questo momento, ridurre l’incisività dei provvedimenti presi per ridurre assembramenti e situazioni che possono favorire il contagio. Al di là del “ruolo educativo” della politica (che molte persone, a differenza mia, ritengono esista, comunque), mi pare ovvio che il dibattito politico, il confronto pubblico tra istituzioni contribuisca in modo significativo a creare la percezione che l’opinione pubblica ha della maggiore o minore gravità dei problemi. Mi chiedo, allora, quale effetto abbia sull’opinione pubblica (in termini di attribuzione di gravità all’epidemia) il dibattito sull’apertura o meno delle piste da sci che imperversa in questi giorni.

Anche tralasciando qualsiasi valutazione sulla pericolosità in termini di potenzialità di contagio derivanti dalla riapertura degli impianti sciistici,la Regione non potrebbe lavorare per tutelare l’importanza economica di questo comparto interloquendo con il  governo direttamente e non sulle pagine dei giornali? Non si eviterebbe così, almeno, che si crei la sensazione diffusa che l’epidemia non è un problema così grave se tutti si preoccupano di andare a sciare? Perché diventa difficile rendere credibili i “richiami all responsabilità”, il “percorso comune”, la “battaglia dei cittadini contro il Covid” se nella stessa intervista, nello stessa diretta, sulla stessa pagina Facebook si continua a parlare di sci. Ecco, dottor Benazzi, vorrei capire se e come si conciliano queste decisioni e questi comportamenti del governo regionale con le preoccupazioni che lei esprime in questi giorni e che, personalmente, trovo del tutto giustificate».

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