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Foto d'archivio

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Modifiche al regolamento di polizia urbana: «Contentino per la maggioranza»

A dirlo è Luigi Calesso di Coalizione Civica commentando i nuovi cambiamenti al regolamento di polizia urbana e criticando duramente anche l'ex amministrazione Manildo

«Le modifiche al regolamento di polizia urbana concordate nelle scorse ore dai capigruppo di maggioranza sembrano più che altro un "contentino" a quei consiglieri di maggioranza che hanno bisogno di dimostrare la loro esistenza in quanto, evidentemente, diffidati dall'esprimere qualsiasi valutazione sull'operato dell'amministrazione Conte hanno perso qualsiasi tipo di ruolo e, di conseguenza, hanno ottenuto l'inasprimento regolamentare come occasione per ricordare a chi li ha votati che non sono spariti nel nulla: insomma una ordinaria vicenda di squallida propaganda».

A parlare è Luigi Calesso di Coalizione Civica che non ha risparmiato critiche a maggioranza e opposizione trevigiana sulla questione del regolamento i polizia urbana in città. «Sul piano concreto, infatti, le modifiche rese note attraverso la stampa non incidono in modo sostanziale sul fronte né della sicurezza né della vivibilità della città, anzi rischiano di mettere in discussione proprio la possibilità di vivere tranquillamente la città, senza il rischio di appoggiarsi, stendersi o sedersi nel luogo sbagliato. Per quanto riguarda la sicurezza, poi, non val neppure la pena si insistere sul fatto che queste misure sono del tutto inutili - prosegue Calesso - Per quanto riguarda il cosiddetto "decoro", invece, temo che l'unico effetto reale di queste modifiche regolamentari sarà quello di mettere in ridicolo la nostra città in tutta l'Italia e anche fuori dai confini, come il luogo in cui non ci si può sedere per terra o appoggiare a un parapetto.

«La partita politica - insiste Calesso - riguarda anche la precedente maggioranza i cui esponenti si dividono oggi tra chi afferma che "le regole ci sono già", quelli di "le modifiche sono inutili" e chi dichiara "i problemi sono altri". Una diversità (per non dire contraddittorietà) di posizioni che riflette un problema di fondo, quello delle misure introdotte dall'amministrazione Manildo (a cominciare dal Daspo urbano) che hanno, di fatto, spalancato le porte a ulteriori inasprimenti, perché hanno sancito il principio secondo cui il "decoro" della città è basato sul dove si siedono, stendono, appoggiano le persone e non sul fatto che la città sia in grado di prevenire e arginare situazioni di disagio e marginalità delle persone. Con il Daspo urbano si è sancito che il problema da risolvere non sono le condizioni delle persone, ma la "brutta estetica" e che la soluzione non è la rimozione delle situazioni sociali di povertà o di vero e proprio degrado ma l'allontanamento delle persone da alcuni luoghi, insomma "accantonare" le persone che hanno problemi, invece che pensare ad affrontare le condizioni di difficoltà. Il Daspo urbano non è stato lo spiraglio ma un vero e proprio varco in cui era facile prevedere che il centrodestra si sarebbe infilato per peggiorare ulteriormente la situazione. Anche quella scelta dell'amministrazione Manildo fu questione di becera propaganda e ne portano la responsabilità tutti coloro che l'hanno voluta in Giunta, sostenuta politicamente e votata in consiglio comunale. Ed è una responsabilità pesante almeno quanto quella della maggioranza attuale» conclude il politico trevigiano.

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