Politica

Il commento di Manildo sulle elezioni: "Sconfitta innegabile a livello nazionale"

Il primo cittadino di Treviso commenta a caldo i risultati delle elezioni politiche di domenica 4 marzo, ammettendo la chiara sconfitta del PD ma elogiandone i candidati veneti

Immagine d'archivio

TREVISO Non sono certo ore facili per i sostenitori del Partito Democratico, uscito nettamente sconfitto e ridimensionato dai risultati delle ultime elezioni politiche nazionali. Dati che, in vista delle prossime votazioni per le comunali di Treviso, potrebbero rivelarsi molto significativi e importanti nel momento in cui gli elettori di Marca si troveranno a esprimere la loro preferenza alle urne.

Poche ore dopo l'esito dello scrutinio finale, il primo cittadino di Treviso Giovanni Manildo ha voluto commentare con queste parole i risultati ottenuti dal Partito Democratico: "“A livello nazionale il PD e la sinistra hanno indubbiamente perso. Non ci sono analisi relative o punti di vista da esplorare per trovare positività. Una riflessione anche all'interno del partito a me pare necessaria. A livello locale ringrazio tutti i candidati per il loro impegno e ringrazio chi, come Silvano Piazza, ci ha messo il cuore e il coraggio. Ora da amministratore – prosegue il sindaco - spero che non ci siano lunghe situazioni di stallo per il Paese. Abbiamo bisogno di un Governo. Il compito del Capo dello Stato non sarà semplice, ma ho fiducia della sua capacità di essere garante di tutti. Toccherà a chi ha vinto dimostrare coerenza con le proprie dichiarazioni di voto e promesse. Mi auguro per l’Italia competenza, responsabilità e governabilità in tempi brevi . Auguro buon lavoro a tutti i futuri governanti del nostro Paese". 

Parole a cui fanno eco le dichiarazioni del segretario provinciale del Partito Democratico di Treviso Giovanni Zorzi che, amareggiato per la netta sconfitta a livello nazionale, ha commentato così i risultati delle elezioni: "Sapevamo che sarebbe stata una sfida complicata ma onestamente non ci saremmo mai aspettati un risultato così fortemente negativo. L’esito delle urne va interpretato come la conclusione di un processo di rottura tra gli italiani e il PD, iniziato con il referendum costituzionale del 2016 e che neppure l’autorevole azione del governo Gentiloni è riuscita a fermare. È evidente che l’investimento di questi anni con politiche e riforme a sostegno di chi è stato colpito duramente dalla crisi, non è stato considerato un elemento determinate nelle dinamiche elettorali ma ha piuttosto ceduto il passo a sentimenti di rancore e intolleranza verso il PD, le sue idee e le sue persone. Purtroppo, questi atteggiamenti dimostrano, anche nel nostro Paese, tutta la fatica di attraversare una fase politica in cui sembra non esserci spazio per le idee e le proposte della sinistra riformista.

Per aprire un’urgente e necessaria fase “rifondativa” serve un’assunzione collettiva di responsabilità, dal semplice iscritto al dirigente nazionale. Anche se evidentemente non sufficienti, ci sono elementi positivi da cui ripartire: la ragguardevole tenuta del Partito a Treviso, terzo capoluogo di provincia in Veneto per voti ottenuti in percentuali, dopo Padova e Belluno; il valore aggiunto espresso da molti dei nostri candidati provinciali, che in alcuni casi ha permesso al PD risultati superiori alla media nazionale; la nostra appassionata comunità di militanti e volontari che merita il massimo del rispetto e del riconoscimento per tenacia e spirito di servizio. Non dobbiamo commettere l’errore di pensare di essere all’anno zero ma non possiamo neppure avere la presunzione di liquidare questa tornata elettorale con la sufficienza di chi dice di non essere stato capito. Il PD potrà ripartire dopo questa pesante sconfitta soltanto se avrà l’umiltà di ripensare profondamente il suo ruolo e la sua organizzazione per tornare indispensabile strumento di giustizia e dignità per tutti".

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