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Maxi Polo Amazon di Roncade, arriva l'ennesimo no degli ambientalisti

«La multinazionale pianterà forse le tende sulla Treviso Mare, 180mila metri quadrati di suolo che dopo l’intervento andranno persi, non più verdi e permeabili»

«Apprendiamo dalla stampa che al progetto del maxi polo logistico, di cui non si conosce con certezza il destinatario (Amazon? Zalando?), in fase di approvazione lungo il Passante a Casale sul Sile, se ne aggiungerà un altro a Roncade, in questo caso di per certo marchiato Amazon. La multinazionale pianterà forse le tende sulla Treviso Mare, casello A4 di Meolo – Roncade, comune di Roncade, 180mila metri quadrati di suolo che dopo l’intervento sarà perso, non più verde e permeabile». A dirlo è il Coordinamento No Maxi Polo Casale sul Sile, Quarto d'Altino, Roncade.

«Così, mentre gli amministratori a tavolino riflettono, con architetti e avvocati, su come vendere i nostri territori al migliore offerente, a Casale sul Sile e a Quarto d’Altino dovremmo gioire per il dirottamento altrove dell’overdose di traffico, inquinamento, rumori, cementificazione dei suoli, morte del commercio locale? Certamente no - continua il Coordinamento - Perché ci sentiamo cittadini, prima che di Casale o Quarto o Roncade o Meolo o Silea, di un unico territorio a sud di Treviso, sul quale gravano rischi di natura ambientale che persone, associazioni, comitati devono affrontare dal basso e uniti. Anzitutto resta la delibera approvata dalla Giunta di Casale sul Sile il 30 aprile scorso. Tradotto: se non sarà Amazon, arriverà qualche altro mostro divora-marchi-e-rivendi-a-prezzi-bassi, per la gioia di chi ancora non capisce che la sopravvivenza del tessuto economico locale merita il sacrificio di qualche lira e qualche uscita da casa anche in tempo di Covid. Resta dunque intatta la minaccia di un ulteriore polo logistico su 500mila metri quadri di terra attualmente coltivata, in una provincia tra le più inquinate, cementificate e degradate (migliaia i capannoni dismessi sparsi sul nostro suolo) in Italia e in Europa».

«L’unica differenza tra i due progetti – a Casale e Roncade – è che questo avrà il marchio di Amazon, l’altro potrà accoglierne al più presto degli altri, dagli effetti altrettanto devastanti sull’economia locale e sulla salute degli abitanti. In un caso e nell’altro si aggiungerà cemento a cemento, traffico a traffico, polveri sottili a polveri sottili in una provincia che, stando a una recente ricerca dell’Università di Utrecht, per morti da smog si trova al quattordicesimo posto in Europa con tutto il Veneto in pole position. E aggiungeranno consumo di suolo a consumo di suolo in una provincia che anche quest’anno conferma la maglia nera nel settore: settima in Italia, e in Veneto seconda soltanto a Padova (ultimo rapporto Ispra). Il tutto mentre le decine di centri commerciali disordinatamente sparsi nel territorio subiscono i colpi della crisi in atto, pronti ad aggiungere altri capannoni dismessi a quelli già presenti ovunque» chiosano dal Coordinamento.

«A questi esempi si aggiungono la nuova area commerciale progettata al Terraglio Est e il gigantesco Lidl lungo la statale napoleonica a Mogliano Veneto a far compagnia alle ville veneziane: interventi che, se consentiti, consumeranno altro suolo, abbasseranno il valore di immobili e terreni agricoli, dilapideranno quella terra, acqua e aria che sono beni comuni strettamente legati alla salute di ciascuno di noi, e finiranno di sfigurare un paesaggio fittamente intessuto di gioielli del passato, vanto e gettonata meta turistica del Veneto, non si sa fino a quando. Non ci stancheremo di ripetere che la legge 14 del 2017 della Regione Veneto per il contenimento del consumo di suolo, pur con le sue larghe maglie, assegna a Casale sul Sile 84.700 mq – non 500 mila - di suolo consumabile fino al 2050 e che certo non saranno molto diverse le cifre nei comuni ai confini» continua il Coordinamento.

«Tanto più che tanti sono i comuni ma unico il territorio: unico il Sile, con i suoi paesaggi fluviali vicino ai quali si continua a costruire senza rispetto (300 i metri che separano l’area umida di San Michele Vecchio dal progettato insediamento logistico a Casale e 150 i metri che separano l’area SIC del fiume Vallio e Meolo dal polo Amazon nel caso di Roncade) mentre da parte della regione Veneto e delle nostre amministrazioni di vario colore, non risulta pervenuto alcun serio intervento di generale riqualificazione e riuso dei capannoni abbandonati, nessun incentivo del commercio locale e a chilometro zero, nessuna alternativa ai posti in buona parte dequalificati e precari che l’e-commerce porta – e ha portato ovunque - con sé» conclude il Coordinamento.

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