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Ex Caserma Serena, 180 i migranti ospitati: «Sono diminuiti, non aumentati»

Luigi Calesso, portavoce di Coalizione Civica per Treviso, torna ad attaccare la Lega e il sindaco Mario Conte sul centro accoglienza al confine tra Treviso e Casier: «Presenze ridotte di oltre il 30%»

L'ex Caserma Serena di Treviso

«Il sindaco di Treviso ribadisce che non devono esserci nuovi arrivi di migranti all'ex-caserma Serena ma sembra dimenticare quello che era il mantra del suo partito non più di diciotto mesi fa: "Senza Salvini al Viminale la Serena si riempirà nuovamente di richiedenti asilo". Non è andata esattamente così». Luigi Calesso, protavoce di Coalizione Civica per Treviso, torna ad attaccare la Lega e la Giunta Conte sul centro accoglienza al confine tra i Comuni di Treviso e Casier.

«Salvini non ha chiuso il centro, come aveva ripetutamente promesso e, dopo la sua permanenza al Viminale, le persone ospitate sono diminuite (di molto), e non aumentate. A giugno del 2018, durante un incontro della campagna elettorale di Mario Conte, Salvini appena nominato Ministro dell’Interno, assicurava che l'ex-caserma Serena sarebbe stata chiusa, ovviamente grazie alla su politica dei “porti chiusi” che avrebbe bloccato l'afflusso di profughi sulle coste italiane e, di conseguenza, ridimensionato fino ad annullarla la necessità di trovare loro alloggio. Pochi mesi dopo, a ottobre, era il sindaco Conte, annunciando un incontro a Roma proprio con il ministro Salvini ad assicurare che il centro accoglienza sarebbe stato chiuso “entro un anno”. All'epoca le persone ospitate nella struttura erano circa 400 e la Prefettura ne prevedeva la diminuzione ma non certo la chiusura, tanto che a febbraio 2019 (regnante al Viminale sempre Salvini) rilanciava una gara per l’accoglienza dei migranti alla ex-Serena per un massimo di 300 posti. Insomma, l0obiettivo della chiusura della struttura era ben lungi dall’essere raggiunto mentre Salvini era ministro dell’Interno anche perché le nuove regole imposte ai soggetti che forniscono il servizio di accoglienza hanno indotto piccole cooperative e associazioni a non partecipare più ai bandi e, quindi, ad aumentare la concentrazione di richiedenti asilo nelle strutture più grandi. Mentre Salvini era ancora Ministro dell’interno, è passato l’anno entro cui, secondo il sindaco Conte, la ex-Serena sarebbe stata chiusa ma il centro di accoglienza ha continuato a funzionare.

Con la fine del mandato di Salvini al Viminale - prosegue Calesso - l’ormai ex-ministro e la Lega a tutti i livelli hanno sbraitato per mesi sulla imminente “invasione di clandestini” che il governo “giallorosso” avrebbe sicuramente causato, favorito, tollerato. I leghisti paventavano, anzi davano per certo, che i centri di accoglienza si sarebbero riempiti all’inverosimile a causa, appunto, dell’aumento degli sbarchi che sarebbe stato consentito dal “buonismo” della sinistra al governo. E’ stato così? No, anzi, è accaduto esattamente il contrario, cioè che il numero delle persone ospitate alla ex-Serena è progressivamente diminuito per arrivare, secondo le informazioni che ho ricevuto a circa 180, comunque meno di 200 (ampiamente al di sotto, tra l’altro, della capienza massima prevista per la struttura che è superiore alle 300 unità). In buona sostanza, non solo non c’è stata “l’invasione di clandestini” con conseguente aumento dei richiedenti asilo presenti nei centri di accoglienza, ma il numero dei rifugiati presenti nella struttura al confine tra Treviso e Casier è drasticamente diminuito rispetto all’epoca in cui il ministro Salvini aveva “chiuso i porti” (o meglio, diceva di averlo fatto). Siamo a una riduzione delle presenze tra il 30 e il 50% rispetto all’epoca in cui Salvini imperversava tra Viminale e Papeete e non mi risulta che siano previsti aumenti del numero delle persone ospitate nella ex-caserma. Insomma - conclude Calesso - ancora una volta la propaganda leghista dimostra la propria debolezza: quando si arriva alla prova dei fatti si scopre che non solo il centro non è stato chiuso quando la Lega era al governo, non solo il numero delle persone ospitate non è aumentato ma è addirittura diminuito (nonostante la chiusura delle strutture più piccole».

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