Politica

Salute mentale, il PD chiede i numeri alla Giunta regionale

Zottis: «Casi in aumento, ma il Veneto è ultimo per investimenti»

Elisa Campeol

«Da mesi, numeri alla mano, sosteniamo che la salute mentale sia la Cenerentola della sanità veneta, un problema che la pandemia ha aggravato: le richieste di cura o supporto sono in aumento, ma le risposte al momento non sono all’altezza, con pochi investimenti e poco personale. Non è un mistero che la spesa procapite sia nettamente inferiore alla media nazionale con 54.5 euro contro 78.1, soltanto la Basilicata fa peggio. Per questo vogliamo dall’assessore alla Sanità una ‘mappatura’ della situazione dei servizi su tutto il territorio regionale per capire come intervenire in un settore delicato e importante per il benessere sia individuale che collettivo». A chiederlo la consigliera del Partito Democratico Francesca Zottis prima firmataria di un’interrogazione, sottoscritta anche dalla collega Anna Maria Bigon. 

«L’episodio di Moriago della Battaglia ha riacceso drammaticamente i riflettori su questo tema, anche se da tempo sollecitiamo risposte. Sappiamo che i pazienti seguiti dai Centri sono passati dai 60mila del 2007 ai 100mila del 2020, un’impennata a cui non ha corrisposto un adeguato rafforzamento degli organici; solo a Belluno, come denunciato dalla Fp Cgil in sei anni sono usciti nove medici rimpiazzati con uno a tempo pieno e uno a tempo parziale. La pandemia ha fatto il resto con chiusure degli ambulatori dedicati e riduzione degli orari, con le cure garantite solo nei casi più gravi; visite a distanza e un crollo di consulti ospedalieri, ricoveri, psicoterapie individuali e di gruppo così come dei servizi dedicati agli autori di reato affetti da disturbi mentali, affidati dai tribunali ai Centri di salute mentale. Parallelamente, però, il lockdown ha portato ad un aumento dei disturbi, dai tentativi di suicidio alla depressione, accompagnati da una crescita di aggressività e violenza. quante persone».

«Da qui - spiega - le nostre richieste alla Giunta per avere un quadro chiaro e capire come muoversi: quante persone si sono rivolte ai servizi pubblici dallo scorso settembre a maggio, quali azioni sono state messe in campo, in che percentuale i consulti a distanza abbiano sostituito quelli in presenza e il numero di ricoveri suddivisi per mese e Ulss oltre che tra adulti e minori. Queste persone e i loro familiari non possono essere abbandonati a se stessi. Le attività in presenza, dalle diagnosi ai consulti, vanno ripristinate e rafforzate, potenziando gli organici: cosa intende fare la Regione?».

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