«Conciliare Panevin e lotta allo smog non è un'impresa impossibile»

A dirlo è Luigi Calesso di Coalizione Civica che difende la scelta presa dall'ex sindaco di Treviso, Giovanni Manildo, di ridurre le dimensioni dei falò per diminuire lo smog

Il panevin di Vinera (Foto tratta da Facebook)

Una delle decisioni “coraggiose” dell’amministrazione Manildo era stata sicuramente quella di limitare le dimensioni dei Panevin per contribuire al contenimento dell’inquinamento atmosferico, coraggiosa perché è innegabile nel nostro territorio la forza della tradizione dei roghi dell’Epifania. Ed è stata anche una decisione utile perché i livelli di emissioni inquinanti nell’aria registrati a seguito di quella decisione sono stati nettamente inferiori a quelli che le centraline segnalavano negli anni precedenti, tanto che – in vigenza di quella ordinanza – le concentrazioni di PM10 erano inferiori a Treviso rispetto a Meduna di Livenza (dove l’Arpav rileva la qualità dell’aria con un’altra centralina).

Anche in quell’occasione ci furono le polemiche “leghiste” che durarono un giorno, ma la tradizione è tranquillamente sopravvissuta alla limitazione dell’altezza dei panevin, il momento di incontro e di festa c’è stato comunque, la cultura trevigiana è uscita indenne dall’ordinanza del Comune di Treviso ( che ha aperto la strada a quelle analoghe di altre amministrazioni). Sostenere che il raddoppio dell’altezza consentita per i fuochi dell’Epifania è un “tributo alla tradizione” significa semplicemente ripiegare su una concezione anti moderna del mondo: sono tantissime le tradizioni (da quelle enogastronomiche a quelle venatorie, a quelle ludiche) che nel corso del tempo sono state limitate o del tutto eliminate dalla necessità di far prevalere la tutela della salute su ogni altra considerazione. La scelta dall’amministrazione Manildo andava esattamente in questa direzione, quella di Conte, in nome di uno dei tanti populismi imperanti in questi anni, va esattamente nella direzione opposta, cioè quella di anteporre una presunta “questione di cultura e tradizioni” alla tutela dell’ambiente e della salute. Nessuno si sognerebbe oggi di sdoganare procedimenti di confezione dei cibi o prodotti per l’alimentazione che durante gli anni sono stati vietati proprio in nome dell’esigenza di salvaguardare la salute delle persone, nessuno farebbe prevalere ragioni “di tradizione”. Sui panevin, invece, visto che le limitazioni sono ancora recenti, il Sindaco ha preferito già dall'anno scorso tornare indietro, magari fino a quando non sarà una normativa nazionale a imporre (senza possibilità di deroga) quello che oggi è regolamentato a livello comunale. E’ triste constatare che qualche presunta ragione di consenso prevalga sulle ragioni della scienza, della salute, dell’ambiente. E' ben vero, come sostengono molti cittadini, che i voli all'aeroporto Canova inquinano molto più dei panevin ed è altrettanto vero che l'attuale amministrazione non sta facendo nulla per limitarli, anzi ha accettato senza battere ciglio il piano di Save per aumentarli ulteriormente. Perché, in barba alla necessità di "sensibilizzare sulle questioni ambientali" (scopo che un'amministrazione pubblica raggiunge, prima di tutto, attraverso le proprie scelte, le proprie decisioni), questa giunta - anche in materia ambientale sceglie di non scegliere, di non "disturbare". Non a caso rimarrà nelle cronache trevigiane come l'amministrazione dell'"ordinanza anti-barbecue", visto che quello era l'unico divieto inderogabile tra i provvedimenti "antismog" decisi per questa stagione fredda.

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Luigi Calesso

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