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Martedì, 7 Dicembre 2021
Politica

Federsolidarietà Veneto e Piemonte prendono le distanze dalla Cooperativa "Progetto Vita"

"Ecco cosa succede ad appaltare il sociale con gare al massimo ribasso. Inoltre, sembra che abbia indebitamente prelevato dal fondo di tesoreria dell'Inps il 95% del Tfr che le lavoratrici avevano versato"

TREVISO “Questa è l’ennesima prova che gli appalti non sono la panacea. Prendiamo le distanze da questa cooperativa che sta arrecando problemi e danni sia in Veneto che in Piemonte” è unanime il commento di Roberto Baldo, presidente di Federsolidarietà Veneto, e Guido Geninatti, presidente di Federsolidarietà Piemonte, rispetto agli ultimi eventi che hanno coinvolto 130 assistenti scolastici in provincia di Treviso e circa 80 tra Novara ed Asti, dipendenti di Progetto Vita, cooperativa sociale con sede a Sondrio e numerosi servizi in appalto distribuiti lungo lo stivale.

Progetto Vita non aderisce a nessuna delle tre centrali cooperative, né Confcooperative Federsolidarietà, né Legacoop, né Agci: risulta quindi fuori dal controllo e dal monitoraggio che un’associazione di categoria può compiere in questi casi. La cooperativa in questione, già segnalata per ritardi nei pagamenti, attualmente risulta non versare lo stipendio alle proprie lavoratrici da novembre del 2016. In aggiunta di questo sembra che abbia indebitamente prelevato dal fondo di tesoreria dell’Inps il 95% del Tfr che le lavoratrici avevano versato. In questa situazione le lavoratrici hanno comunque portato avanti responsabilmente il proprio servizio, con regolarità e accuratezza, ma oggi stanno cominciando ad accusare seri problemi di sostenibilità economica.

“Ecco cosa succede quando si appaltano servizi del sociale” proseguono i due presidenti, “Nella sanità questo sarebbe impensabile: probabilmente ci sarebbe una rivoluzione se si pensasse di appaltare un servizio di primo soccorso o di chirurgia utilizzando il criterio del massimo ribasso. E invece nel sociale si continuano ad affidare servizi delicati e fondamentali – come appunto in questo caso l’assistenza scolastica a studenti con disabilità – a soggetti che utilizzano la forma giuridica della cooperativa sociale solo per fare business, puntando al massimo ribasso. È sempre più evidente che la strada da perseguire è quella dell’accreditamento, metodo già sperimentato in alcune situazioni del sociale in Veneto – come ad esempio i centri diurni per le persone con disabilità -  con grande successo e soddisfazione sia dal punto di vista qualitativo che economico dei contribuenti”.

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