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Polo Amazon a Roncade: «Tanto precariato e pochi vantaggi per il territorio»

Giovanni Zorzi e Matteo Favero, Partito Democratico di Treviso, commentano i dati presentati da Ebicom venerdì 18 giugno a Ca' dei Carraresi: «Posti di lavoro poco qualificati e poco retribuiti»

Polo logistico Amazon

È stato presentato oggi lo studio elaborato da Ebicom – Ente Bilaterale del Terziario della Provincia di Treviso – e coordinato dal prof. Alessandro Minello. Tra i presenti all’evento a Ca’ dei Carraresi, anche il segretario provinciale del Partito Democratico di Treviso Giovanni Zorzi, che commenta i dati presentati.

«Lo studio condotto dal professor Minello non fa che confermare le nostre preoccupazioni: l’insediamento di Amazon nel nostro territorio porterà a posti di lavoro precari, poco qualificati e poco retribuiti - afferma Zorzi -. Questi i dati più eloquenti su cui è urgente una riflessione: tra i lavoratori assunti nel polo di Roncade si calcola che l’80% sarà inquadrato con contratti precari e per svolgere mansioni poco qualificate e solo il 20% dei lavoratori proverrà da Roncade e dai comuni contermini. Non ci siamo: lo stiamo dicendo da mesi, per il Partito Democratico bisogna ripartire dal lavoro, costruendo però prospettive certe di dignità e sicurezza, soprattutto per i giovani, le donne e i lavoratori più vulnerabili. Questa provincia ha già dato: con mille giovani trevigiani all’anno che se ne vanno via, con 6mila posti di lavoro persi nel solo 2020 e con un ridimensionamento evidente dei salari, il tessuto sociale della Marca non è il contesto adatto per accogliere queste iniziative economiche».

Aggiunge Matteo Favero, responsabile provinciale ambiente. «Vale la pena sacrificare ettari di terreno fertile per poli logistici che rovinano il nostro paesaggio, occupano il poco suolo libero rimasto, mettono in crisi il piccolo commercio e creano solo precariato? Noi pensiamo proprio di no e vorremmo sapere oltre alle ben note proprietà di quei siti chi andrà ad insediarsi. Un particolare di non poco conto». A questi dati serve dare una risposta politica a tutti i livelli - concludono Zorzi e Favero - Il ridimensionamento di questi colossi e delle loro pratiche di sfruttamento passa attraverso iniziative come la tassazione europea sui loro profitti e la lotta sul fronte sindacale come è successo con il primo sciopero della filiera Amazon, avvenuto in marzo proprio in Italia. Sui nostri territori invece ribadiamo l’urgenza di un coordinamento a livello provinciale e regionale per una pianificazione territoriale che tenga conto delle tante aree abbandonate o sottoutilizzate e un maggiore investimento nel commercio di prossimità. Tanti centri commerciali nelle periferie dei comuni non solo hanno devastato il territorio ma hanno portato le persone a preferire l’acquisto tramite un click piuttosto che avventurarsi nelle complicate viabilità delle nostre strade».

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