Regionali 2020, Zanoni (PD): «Con questi numeri opposizione imbavagliata»

Il neo confermato consigliere regionale: «Urge la modifica di Statuto e Regolamento e la loro applicazione integrale. Ma la maggioranza stia tranquilla: le daremo filo da torcere»

Zanoni al momento di votare in questa tornata elettorale

«Con questa legge elettorale e visti i risultati, i consiglieri di opposizione avranno un bel bavaglio. Nella prossima legislatura infatti non potranno utilizzare molte prerogative previste invece da Statuto e Regolamento. Credo che siano indispensabili modifiche in modo da garantire alla minoranza il ruolo che le spetta e anche la loro integrale applicazione: dopo tutto stiamo parlando del voto di 385 mila veneti». A dirlo è il neoconsigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni, rieletto a Palazzo Ferro Fini nel collegio di Treviso.

«L’elenco degli strumenti negati è lungo: mozione di sfiducia nei confronti del presidente della Regione, mozione di sfiducia nei confronti dell'Ufficio di Presidenza, mozione di riserve nei confronti di singoli assessori della Giunta, richieste di audizioni in commissione, richiesta  di convocazione della conferenza dei capogruppo o del Consiglio regionale, convocazione delle commissioni. Per esercitare questi poteri la minoranza ha infatti bisogno, a seconda dei casi, di un quinto o un quarto dei componenti delle Commissioni e Consiglio, ovvero 13 o 11 rappresentanti. Visto però che gli eletti sono nove (sei PD, due Veneto che Vogliamo e uno Europa Verde), sarà impossibile. Indipendentemente dal margine di vittoria e dal premio di maggioranza, chi sta all’opposizione deve sempre avere la garanzia  di poter svolgere in maniera adeguata il proprio ruolo. Avevamo denunciato a suo tempo i pericoli della legge elettorale e, purtroppo, abbiamo avuto ragione».

Ma, a proposito di Statuto, Zanoni insiste anche per una sua completa applicazione: «L’unico strumento rimasto sulla carta, a distanza di otto anni dall’approvazione in Consiglio, è la Commissione di garanzia statutaria che è esplicitamente prevista. A settembre 2018 è stato depositato il Pdl di cui sono primo firmatario, sottoscritto da Pd, Civica per il Veneto, Leu e IiC, ma la maggioranza non ha ritenuto di doverlo portare in aula, lasciandolo chiuso nei cassetti. Perché questa contrarietà all’istituzione di una squadra ‘super partes’ composta da tre giuristi che possa fornire al Consiglio dei pareri in caso di controversie non condizionati dall’appartenenza partitica? Non ci arrendiamo e sarà una delle prime proposte che come Pd presenteremo nella prossima legislatura, insieme alla richiesta di rendere pubbliche le sedute delle commissioni consiliari, con la possibilità di seguirle in streaming».

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«In ogni caso - assicura Zanoni - non faremo sconti, utilizzando le armi a disposizione in Consiglio, come le interrogazioni, e fuori, continuando a incontrare i cittadini come ho fatto negli ultimi cinque anni, ascoltando i loro problemi e portando alla luce le troppe e spesso nascoste lacune delle politiche leghiste. Posso assicurare che daremo filo da torcere alla maggioranza e le faremo vedere i sorci verdi, nonostante i numeri a Palazzo Ferro Fini».

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