Repressioni in Mongolia: «Mario Conte chiami il sindaco di Baotou»

Dal mese di settembre la Mongolia interna è teatro di violente repressioni da parte del Governo cinese. Nel 2019 il patto di amicizia tra Treviso e Baotou. L'appello di Luigi Calesso

Il sindaco di Baotou e Mario Conte firmano il patto di amicizia

A giugno dello scorso anno il Comune di Treviso ha approvato un “protocollo di amicizia” (non un gemellaggio, per il quale è competente il Consiglio comunale, ma qualcosa di simile) con la città cinese di Baotou, la seconda per importanza della Regione autonoma della Mongolia Interna. Nei giorni successivi il sindaco e una delegazione dell’amministrazione della città cinese sono stati ricevuti a Ca’ Sugana dal sindaco Conte e dall’assessore regionale Caner.

Nello scorso mese di settembre, però, proprio la Mongolia interna è stata teatro di proteste da parte di studenti di origine e cultura mongola contro la decisione imposta da Pechino di ridurre l’uso della lingua mongola nei programmi scolastici a favore del mandarino. Manifestazioni e boicottaggi nella Mongolia interna di questa entità non si ricordavano da decenni: studenti delle classi superiori hanno abbandonato le lezioni, bambini sono stati ritirati dalle scuole dai loro genitori. Il governo centrale cinese ha represso queste proteste: le forze di sicurezza hanno impiegato anche veicoli corazzati intorno agli istituti scolastici epicentro delle tensioni ed effettuato numerosi arresti. Proprio per chiedere il rilascio dei manifestanti di etnia mongola si sono svolte manifestazioni anche a Ulanbaatar, capitale della Mongolia.

Sulla vicenda è intervenuto il politico trevigiano Luigi Calesso di Coalizione civica: «Mi chiedo se il sindaco Conte è intervenuto presso il suo omologo “gemellato” di Baotou per esprimere la protesta della città di Treviso contro la repressione delle manifestazioni e gli arresti, visto che si tratta di vicende ben conosciute in tutto il mondo. Spero che lo abbia fatto o che si appresti a farlo. Pur, evidentemente, dimentico di un “protocollo di amicizia” che non pare aver avuto alcun effetto, il sindaco dovrebbe comunque utilizzare questa “relazione” con la città di Baotou per far arrivare alle autorità cinesi la protesta di Treviso. Non mi stupisce che di quel “protocollo” il cui scopo era  «l’instaurazione di rapporti amichevoli che prevede varie forme di scambio e cooperazione nei settori dell’economia, del commercio, della scienza e della tecnologia, della cultura, dell’istruzione, dello sport e del turismo con l’impegno di promuovere relazioni e contatti fra i sindaci per negoziare scambi e cooperazioni di comune interesse» (come recitava la nota del Comune) non si sia saputo più nulla, visto che la rapidità dell’apparizione sulla scena e dell’approvazione del gemellaggio non propendevano certo a far pensare che l’iniziativa fosse stata studiata accuratamente. Proprio a Baotou - continua Calesso - all’inizio di ottobre del 2019 nell’ambito del processo di “sinizzazione” delle regioni di etnia diversa da quella han e di religione islamica, come si legge in un reportage: “…era stata rimossa la cupola del palazzo dell’amministrazione della scuola superiore hui. Dopodiché, il monumento in pietra della mezzaluna e la stella, simbolo dell’islam, che si trovava nel cortile della scuola, è stato sostituito con una stele in pietra per la promozione dei valori centrali del socialismo. Sono stati rimossi anche lampioni stradali a forma di mezzaluna. Le scritte in caratteri arabi sul tetto dell’edificio delle aule sono state sostituite con altre in caratteri cinesi, mentre sono stati eliminati tutti i simboli etnici hui portati da studenti e personale sulle chiavi magnetiche e sulle stoviglie. Ce n’è abbastanza perché Il Sindaco di Treviso si faccia sentire a Baotou perché i “gemellaggi” implicano delle responsabilità anche sul piano del rispetto dei diritti umani» conclude Calesso.

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