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Ristorazione scolastica in rivolta: tutto pronto per il sit-in in piazza

Alberto Irone, segretario generale della categoria: «È un settore dove cassa integrazione ordinaria o straordinaria generalmente non esistono»

Presidio, dalle 15 di venerdì 26 giugno, in piazzetta Aldo Moro: a incrociare le braccia i lavoratori degli appalti comunali della ristorazione scolastica di nidi, materne ed elementari. La mobilitazione è stato organizzata dal Sindacato dei lavoratori del settore commercio, turismo e servizi, sempre più preoccupato per le sorti di uno dei comparti più duramente colpiti dall'emergenza. I rappresentanti della FILCAMS CGIL trevigiana si dicono sconfortati e amareggiati per le sorti di un 'settore invisibile’, che in provincia impegna circa un migliaio di lavoratori, prevalentemente donne. Come spiega Alberto Irone, segretario generale della categoria, «si tratta di persone impiegate nella preparazione dei pasti, con orari part time che difficilmente superano le 20 ore settimanali e per i quali generalmente è prevista la sospensione del contratto con la fine dell'anno scolastico».

«È un settore dove cassa integrazione ordinaria o straordinaria generalmente non esistono – dice Alberto Irone - e che già soffre per l’anomalia dei tre mesi di sospensione senza alcun sostegno al reddito, pur trovandosi in una situazione di disoccupazione involontaria, con conseguente penalizzazione ai fini del diritto alla pensione, in violazione di sentenze della Corte Europea. Su questo tema, seppur incalzati, ancora nessuna risposta esaustiva è stata fornita dai Governi che, via via, si sono succeduti e dall’INPS, nonostante le cause legali vinte attraverso le organizzazioni sindacali».

«Per questi motivi – continua Irone - abbiamo chiamato a raccolta i lavoratori e le lavoratrici trevigiani del servizio ristorazione. L'obiettivo è farsi sentire e chiedere una volta per tutte una riforma degli ammortizzatori, oltre a una proroga per almeno 27 settimane complessive di un sostegno al reddito con causale Covid-19. Infine, chiediamo alle Istituzioni il mantenimento del servizio mensa con il riavvio dell’anno scolastico e l’accesso agli ammortizzatori sociali ordinari. Servono poi garanzie per tornare in sicurezza nei luoghi di lavoro».

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