Salta il taglio delle province, ma i sindaci vogliono la PaTreVe

Il decreto sull'accorpamento delle Province non diventerà legge. Ma i sindaci Gobbo, Orsoni e Zanonato intendono andare avanti con la costituzione della città metropolitana tra Treviso, Venezia e Padova

Le Province restano dove e come sono. Non ci sarà alcun accorpamento di Treviso con Belluno o con Padova.

NIENTE TAGLI - Quella che avrebbe dovuto essere una riforma epocale della cartina politica italiana è morta soffocata da un numero spropositato di emendamenti presentati e dalla crisi di governo.

Il decreto approvato pochi mesi fa non farà il salto di qualità e non sarà convertito in legge. La decisione è stata presa ieri sera, dopo la seduta della commissione Affari costituzionali.

“Il governo ha fatto quello che poteva – ha commentato il ministro Patroni Griffi – Oggi ha preso atto della situazione”.

Secondo il governo, gli innumerevoli emendamenti presentati (oltre 140 subemendamenti a fronte di 5-6 maxiemendamenti) e i tempi stretti imposti dalla crisi di governo non avrebbero comunque permesso al decreto di completare l’iter legislativo.

Resta tuttavia un problema di non poco conto: le disposizioni sulle competenze delle Province previste dal decreto “Salva Italia” e dalla spending review. Come dovranno comportarsi gli enti locali?

AVANTI TUTTA - I sindaci di Treviso, Venezia e Padova, nonostante le differenti vedute politiche, hanno le idee chiare: il taglio delle Province salta, ma si tira dritto sulla città metropolitana.

Rispolverato il progetto della PaTreVe, Gian Paolo Gobbo (Lega), Giorgio Orsoni (Pd) e Flavio Zanonato (Pd) non vogliono rinunciarvi: “Se il provvedimento decade, la città metropolitana va avanti”, ha assicurato il sindaco di Venezia.

Si tratta di un problema importante ma risolvibile con un po’ di volontà, ha ribadito il primo cittadino trevigiano in un incontro della Fondazione di Venezia, perché " se non saremo capaci di aggregare, a livello di aziende e infrastrutture, rischiamo solo di subire questa situazione".

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Più che di un’aggregazione politica, dunque, si tratterebbe di una sorta di rete consorziale che ottimizzasse l’organizzazione e il governo del territorio.
"La Patreve ha esigenze diverse dalle altre aree del Veneto – ha concluso Gobbo - come ad esempio il Veronese, che guarda al Brennero, a La Spezia e Genova e al quale non interessano l'Adriatico e la Pedemontana Veneta".

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