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Politica Sant'Antonino / Piazzale dell'Ospedale

Allarme della Cgil: «In Veneto la sanità pubblica sta morendo»

Grave atto d'accusa contro la Regione da parte del sindacato: «Fughe di personale verso le strutture private, assunzioni lente, nessuna risorsa aggiuntiva, lavoratori sotto stress e retribuiti meno che in altre regioni»

«Il servizio sanitario regionale pubblico sta morendo e mancano politiche coraggiose capaci di invertire questo triste destino. La fuga di medici e operatori sanitari dal servizio pubblico, attratti sia dal lavoro autonomo che dal privato dove la regione sta investendo in maniera importante per il recupero delle liste di attesa, rischia di mettere in crisi il sistema».

A dirlo è Sonia Todesco, segretaria regionale Cgil Funzione Pubblica: Più aumenta l’investimento sul privato in termini di richiesta di prestazioni per soddisfare le liste di attesa in un mercato di specialisti inaridito da anni e più il privato amplierà la sua ricerca ricercando personale negli ospedali pubblici. Il tema è economico, ma non solo - precisa Todesco - L'idea principale che sta dietro alla fuga dei professionisti è riuscire ad esercitare la professione in un contesto organizzativo che sia meno fonte di stress professionale e personale. Ma anche di questo aspetto, strategico nella gestione del personale, non si sta facendo nulla”.
I numeri di prestazioni ambulatoriali e di ricoveri, appena usciranno i bilanci consuntivi 2021 delle aziende sanitarie del Veneto, saranno implacabili. La strada del declino pubblico infatti, soprattutto nelle aziende dove il privato è molto forte, è aperta da tempo, molto prima del Covid». Per la Segretaria della funzione pubblica «serve una radicale e coraggiosa inversione di tendenza: stop agli investimenti sul privato accreditato. Stop ad assunzioni di personale lente e timide nelle aziende sanitarie. Stop a zero risorse aggiuntive regionali che il Veneto non eroga da oltre 14 anni e che, nel panorama nazionale, colloca la nostra regione agli ultimi posti nella classifica delle retribuzioni complessive del personale del comparto del servizio sanitario. Una strada che va immediatamente contrastata e fermata» concludono dalla Fp Cgil che ha annunciato per venerdì 28 febbraio una riunione dei propri esecutivi provinciali del comparto e della dirigenza sanitaria per affrontare questa difficile situazione.

Il commento del Partito Democratico

Sullo stesso tema Andrea Zanoni, consigliere regionale del Partito Democratico e la collega Anna Maria Bigon, commentano i dati dell’indagine sulla sanità privata in provincia di Treviso, dove emerge il peso sempre più forte del privato.

«Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa Zaia del boom della sanità privata che nella ‘sua’ Marca corre più veloce che altrove. In dieci anni centri medici, poliambulatori e laboratori di analisi sono cresciuti del 363% con i dipendenti quadruplicati, mentre il pubblico continua ad arrancare. Sul tema, però, il presidente è in silenzio. E non da oggi. La sanità pubblica è stata penalizzata da anni di tagli a ogni livello e la pandemia ha evidenziato in modo drammatico tutte le carenze, ma esiste un caso veneto, basta guardare i numeri sulla fuga dei medici ospedalieri o sulle zone carenti, e probabilmente anche un caso trevigiano. Liste di attesa infinite per le visite specialistiche, con utenti soprattutto anziani costretti a fare decine di chilometri da un punto all’altro della provincia, medici di base che non si trovano lasciando scoperti interi Comuni, sedi di Guardia medica che chiudono. La lista è assai lunga, lo denunciamo da tempo e insieme a noi cittadini e addetti ai lavori. Prenderne atto non basta, occorre agire in fretta prima che la sanità pubblica resti solo un ricordo, con cure adeguate solo per chi, portafogli alla mano, potrà permettersi di andare dal privato».

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