«La Provincia venda il Sant'Artemio e si trasferisca all'ex Appiani»

La proposta di Luigi Calesso, portavoce di Coalizione civica Treviso: «La nuova sede potrebbe essere il torrione che Camera di Commercio ha deciso di non utilizzare»

L'area dell'ex Appiani a Treviso (Foto d'archivio)

«E’ evidente da anni che la faraonica sede della Provincia al Sant’Artemio è del tutto sovradimensionata rispetto alla riduzione di funzioni e di personale che l’ente provinciale ha subito».

Con queste parole Luigi Calesso, portavoce di Coalizione civica Treviso, ha introdotto l'ipotesi di un cambio sede per la Provincia, spostandola all'ex Appiani in Piazza delle Istituzioni. «E’ arrivato, a mio avviso, il momento, di avviare una riflessione sulla possibilità che la Provincia abbandoni quella sede, vendendo il complesso dell’ex-manicomio e trasferendosi in una sede adeguata alle proprie esigenze. Non mi soffermo sulla questione dei finanziamenti utilizzati per l’acquisizione del complesso e la sua ristrutturazione (per coprire un costo complessivo di circa 80 milioni di euro): scadranno nel 2034 e la complessità dell’operazione finanziaria sconsiglia, mi par di capire, qualsiasi tipo di intervento. Continueranno a pesare sul bilancio della Provincia ma tant’è. La soluzione per la nuova sede della Provincia in questo momento è a portata di mano, è quella di utilizzare il torrione della Cittadella delle Istituzioni che la Camera di Commercio ha deciso di non utilizzare. L’acquisto da parte della Provincia comporterebbe vari aspetti positivi.

Il primo - spiega Calesso - è quello di riempire un sempre più possibile futuro “buco nero” all’ex-Appiani che, tra l’altro, nei prossimi anni verrà abbandonato dall’Ufficio delle Entrate e dalla Guardia di Finanza che si trasferiranno all’ex-caserma Salsa e, molto probabilmente, anche dalla Polizia di Stato. Il secondo - continua - è quello di rafforzare la richiesta della riapertura della ex-stazione ferroviaria di Porta Santi Quaranta, operazione che permetterebbe ai lavoratori e agli utenti degli uffici della Cittadella di raggiungerla in treno invece che in auto. Il terzo aspetto è quello di mantenere la destinazione a servizi pubblici delle torri della Cittadella delle Istituzioni, sottraendole al rischio della speculazione che già si agita nelle dichiarazioni di chi pensa per il futuro dell’ex-Appiani a uffici e centri direzionali privati. Il prezzo di acquisto della torre alla Cittadella povrebbe essere inferiore alla metà della spesa sostenuta dalla Provincia per l’operazione Sant’Artemio, il problema vero è quello del possibile acquirente per l’ex-manicomio. A mio avviso - spiega il leader di Coalizione civica Treviso - una ipotesi da prendere seriamente in considerazione è quella dell’acquisto, a prezzo di costo diminuito dalla vetustà del complesso, da parte dell’Ater per l’insediamento di un complesso di alloggi popolari. I presidenti della Provincia che si sono succeduti hanno sempre vantato la modernità tecnologica e la sostenibilità ambientale dell’impiantistica della sede provinciale e, quindi, oltre all’acquisto l’Ater dovrebbe sostenere le spese per la trasformazione degli edifici esistenti in alloggi, ma non quelli di ammodernamento. Non necessariamente dovrebbe trattarsi di alloggi tradizionali ma si potrebbero sperimentare forme di co-housing, sia per anziani che per giovani, riducendo così le necessità di adeguamento degli edifici. La dotazione di strutture del complesso (dal nuovo auditorium al preesistente teatro alle sale riunioni che si possono ricavare facilmente) potrebbe permettere di trasformare il complesso non solo in un “villaggio” di alloggi popolari ma in un vero e proprio mini-quartiere immerso nel verde e dotato di tutti i servizi necessari per favorire la nascita di una vera e propria comunità civile e sociale, come in passato era accaduto in alcune zone della città proprio nelle zone dei condomini Ater (ad esempio a San Paolo). Mi rendo conto che per l’Ater di Treviso l’investimento sarebbe oneroso ma credo che potrebbe dirottarvi la gran parte dei fondi di cui dispone attualmente e che potrebbe anche richiedere ulteriori finanziamenti regionali, vista l’importanza dell’operazione (non solo abitativa ma anche sociale) dell’operazione che verrebbe realizzata. La Provincia, infine, potrebbe utilizzare il maggior ricavato della vendita (rispetto al costo sostenuto per l’acquisizione del torrione all’ex-Appiani) per ridurre l’indebitamento, se il meccanismo finanziario sottostante lo consente, oppure per finanziare interventi sull’ammodernamento delle scuole e sulla sicurezza delle strade. Sono perfettamente consapevole del fatto che l’ipotesi che prospetto non sia di facile concretizzazione ma ritengo anche che l’attuale ridotto utilizzo del Sant’Artemio non sia ulteriormente sostenibile e che per l’ex-Appiani sia necessario avviare subito i processi per evitare che una sua parte consistente si aggiunga alla già pesante lista dei “buchi neri” della città che, nonostante le ristrutturazioni in corso, continua ad allungarsi. Che la proposta su cui lavorare sia la mia o un’altra, credo sia importante che l’amministrazione provinciale avvii quanto prima il ragionamento sulla sua “exit strategy” dall’ex-manicomio».

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