Sulla Spv aleggia lo spettro «dei ritardi» e dei costi scaricati «sui veneti»

Per il consigliere regionale Zanoni i rilievi della Corte dei conti in tema di Superstrada pedemontana dovrebbero preoccupare il governatore Zaia: in arrivo una interrogazione indirizzata alla giunta

Il cantiere della Spv in zona Malo-Vallugana (repertorio Today.it, foto Marco Milioni)

Secondo il gruppo democratico a palazzo Ferro Fini il redente monito della magistratura erariale sullo stato dei lavori e dei conti della Superstrada pedemontana veneta dovrebbe far preoccupare non poco la giunta regionale di centrodestra perché sancisce che oneri e impegni, anche in tema di puntualità nella consegna, che erano in capo al concessionario privato, la italo-spagnola Sis, o non saranno rispettati o finiranno sul groppone dei veneti. A parlare in questi termini è il consigliere regionale del Pd Andrea Zanoni che oggi pomeriggio ha dedicato all'argomento un lungo approfondimento scritto rispetto ad una materia che a fine 2020 aveva già trovato ospitalità nelle cronache regionali e nazionali.

«I nuovi rilievi della Corte dei Conti sullo stato di avanzamento ed esecuzione dei lavori della Superstrada pedemontana veneta non possono passare in sordina: ci sono tante, troppe criticità che dovrebbero far drizzare i capelli al presidente della Regione Veneto il leghista Luca Zaia (la cui giunta sull'argomento è ben più ottimista d'altro canto) visto che stiamo parlando di soldi pubblici. Invece - attacca Zanoni nella sua disamina - assistiamo a un assordante e ingiustificato silenzio». Si tratta di parole che pesano come pietre rispetto alle quali il consigliere annuncia anche una interrogazione che sarà indirizzata all'esecutivo. 

«Non sono poche righe, ma un corposo documento, ben 92 pagine complessive, in cui vengono portati al pettine - si legge ancora - tanti nodi che denunciamo da tempo. Anzitutto i gravi ritardi: sulla base del cronoprogramma contrattuale, la scadenza dell'11 settembre 2020» riguardava solo la galleria di Malo (nel riquadro), per le altre tratte le scadenze «erano comprese tra il 31 dicembre 2017 e il 31 dicembre 2019; adesso si parla del 6 febbraio 2022 per il completamento di tutte le opere incluse nei progetti esecutivi. Perché, come sottolineano i magistrati contabili, se le vigenti previsioni negoziali prevedono sanzioni pecuniarie in base al ritardo non sono state applicate?».

Appresso un'altra considerazione: «Se un cittadino qualsiasi vìola le norme non rispettando i tempi si becca una multa, perché qui non accade niente nonostante si stia ritardando un'opera pagata profumatamente dai cittadini veneti? Ricordo che grazie alla terza convenzione votata nel 2017 in consiglio regionale, il privato per 39 anni incasserà un canone annuo variabile dai 153 milioni del 2020 ai 332 del 2059, mentre la Regione incasserà i pedaggi. Sulla base degli ottimistici conti presentati dalla giunta Zaia, alla fine della concessione dovrebbe esserci un saldo attivo di 143 milioni di euro, circa 3,5 l'anno. In realtà come, ha rilevato la Corte dei Conti, deve essere considerato anche il contributo dello Stato, pari a 614 milioni e così si ribalta tutto: il saldo diventa negativo per 471 milioni, e cosi l'ammanco sarà di 12 milioni l'anno, interamente sulla groppa dei veneti».

A pregiudicare le rosee previsioni di Palazzo Balbi, «sono gli ulteriori dubbi» della Corte a proposito del piano del traffico «giudicato pieno di fattori di instabilità e incertezza». Nel mirino, evidenzia il consigliere regionale trevigiano del Pd - finiscono così pure i tempi di realizzazione delle interconnessioni con le autostrade, l'A4 Venezia-Milano, l'A31 Valdastico e l'A27 Venezia-Belluno, la sospensione di alcune opere complementari che sono state escluse dal contratto della Spv e infine la velocità massima ancora fissata a 110 chilometri orari nonostante la Regione avesse promesso i 130 come in autostrada».

A giudizio del democratico «queste criticità potrebbero portare a una diminuzione del 13% sulle stime di traffico e quindi di introiti da pedaggio con conseguenze negative sui conti che dovranno poi essere ripianati dai contribuenti veneti». Appresso un'altra stilettata: «Purtroppo ero stato facile profeta quando avevo anticipato tutto questo in Consiglio in sede di discussione del terzo atto convenzionale nel marzo 2017, ribadendolo nel luglio 2019 durante la seduta straordinaria sulla Pedemontana, alla presenza di Zaia, in cui ero relatore di minoranza. Il presidente avrebbe fatto bene ad ascoltare e fare tesoro delle perplessità e proposte delle opposizioni».

Infine, un'altra «spina nel fianco» riguarda «la mancata riscossione di ben 20 milioni e 147mila euro di Iva versata al concessionario, con l'invito della Corte dei conti a provvedere con immediatezza al recupero del pagamento indebito. Queste raccomandazioni vanno approfondite e risolte perché incidono sulla sostenibilità economica dell'opera e di conseguenza gravano sulle tasche dei contribuenti veneti. E per avere certezze su modi e tempi - conclude Zanoni - presenterò nei prossimi giorni un'interrogazione alla giunta».

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