Venerdì, 24 Settembre 2021
Politica Sant'Antonino

Cittadinanza Attiva Treviso: "Stop ai seggi elettorali nelle scuole"

Cittadinanzattiva Treviso ha scritto al prefetto Maria Rosa Laganà, all'Associazione Comuni della Marca Trevigiana e ai Comuni che andranno al voto nel prossimo mese di ottobre, chiedendo di trovare soluzioni alternative per i seggi. "Evitiamo di usare le scuole, per non causare ulteriori disagi ai ragazzi".

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TrevisoToday

Cittadinanzattiva Treviso ha scritto al prefetto Maria Rosa Laganà, alla presidenza dell'Associazione dei Comuni della Marca Trevigiana, oltreché ai Comuni trevigiani che andranno al voto a ottobre 2021, "per richiamare l'attenzione su una proposta avanzata, anche a livello nazionale, dalla nostra associazione assieme ad altre organizzazioni del non profit presenti ed attive nel mondo della scuola e della sussidiarietà sociale. Nello specifico, chiediamo che alle prossime elezioni amministrative dell'autunno 2021, alle quali sono interessate alcune Amministrazione comunali della nostra provincia, non si usino più come sezioni elettorali le scuole. Pur riconoscendo che la democrazia è un valore importante e quindi si deve garantire il diritto democratico del voto, al contempo si deve garantire il diritto allo studio e dunque evitare l'interruzione di un servizio pubblico universale quale è la scuola. Questo concetto vale per sempre, ma oggi più che mai, per le difficoltà create dal Covid. Secondo noi è possibile trovare, in loco, soluzioni alternative alle scuole per le prossime elezioni".

La Prefettura di Treviso ha risposto prontamente all'appello di Cittadinanzattiva, con una telefonata di un dirigente, per una valutazione delle varie problematiche collegate al tema, pur considerando che la decisione finale spetterà alle diverse Amministrazioni comunali. Rimane comunque giusto per Cittadinanzattiva che le scuole italiane, di ogni ordine e grado, non debbano rimanere chiuse nei periodi delle elezioni. Per garantire il diritto al voto, si devono trovare altre valide soluzioni. In quasi tutti i comuni ci sono edifici che possono avere caratteristiche idonee alla sicurezza. La questione era già stata posta lo scorso anno, quando il presidente del Consiglio di allora, Giuseppe Conte, a giugno 2020, annunciò l'intenzione di trovare sedi alternative alle scuole per i seggi ed incaricò allo scopo la ministra Lamorgese, Ministra degli Interni. Fu anche costituita una commissione di studio, insieme all'ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani), nell'ottobre 2020. Successivamente, dal mese di febbraio 2021, si stanno sollecitando, tramite i Prefetti, ancora i Comuni. Sino ad ora, la partecipazione e la volontà concreta sono state scarse. Eppure, per questa operazione di spostamento dei seggi fuori dalle scuole, ci sono dei fondi appositi, previsti dall'articolo 23 della Legge Sostegni. Nelle ultime tornate elettorali, per le consultazioni referendarie e le elezioni amministrative, i Comuni hanno trovato sedi alternative alle scuole solo per 1.464 sezioni elettorali (che rappresentano il 2% del totale), mentre nelle scuole ci sono 61.562 seggi (88% del totale dei seggi). Sullo spostamento hanno operato Comuni quali Bergamo, dove parte degli elettori ha votato negli uffici comunali, Biella e Pordenone; quest'ultimi, hanno spostato i seggi elettorali nella Fiera della città. Tale abitudine al voto nelle scuole è una tradizione quasi esclusivamente italiana.

"Non ravvisiamo problematiche particolari che impediscano la scelta, - commenta Giancarlo Brunello di Cittadinanzattiva Treviso - salvo l'abitudine e l'indisponibilità della burocrazia, restia ad ogni cambio e spalleggiata, si immagina, per inedia della politica". Le prossime scadenze elettorali riguardano una decina di Comuni trevigiani (tra i quali Montebelluna, Villorba, Conegliano Veneto e Oderzo). "Il problema di questo cambio organizzativo, perché solo di questo si tratta, - dichiara Cittadinanzattiva - può continuare a garantire due diritti essenziali della democrazia: sia il voto, che l’agibilità della scuola per gli studenti. La scuola, anche se tutti fanno finta di non vedere, sta diventando una vera emergenza, sia per la sua qualità che per la perdita di autorevolezza verso i ragazzi". Pochi giorni fa la CGIA di Mestre ha dichiarato che nel 2020 in Veneto si sono persi, tra la scuola media e superiore, 35mila ragazzi (543mila a livello nazionale). "È un numero enorme, - rileva Cittadinanzattiva Treviso - eppure nessuno pare scandalizzarsi o preoccuparsi. Che fine hanno fatto questi ragazzi? Dispersi. Forse alcuni di loro in lavori precari e in nero. Di sicuro questi hanno contribuito ad aumentare le disuguaglianze, arricchendo la povertà educativa. La scuola, tutta, senza eccezione alcuna, è maestra di sapere, luogo di legalità e di socializzazione. Peraltro, è questo quello che i ragazzi le riconoscono. Per Cittadinanzattiva quindi il diritto allo studio, luoghi compresi, è un valore portante della nostra democrazia".

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