«Azzolina, che disastro!»: studenti trevigiani espongono uno striscione contro il Ministro

Erika Fischer e Carlo Alberto Correale, entrambi di Fratelli d’Italia: «La comunicazione e il dialogo sono la linfa vitale della società: così non va»

Il cartellone conto la ministra Azzolina

Negli ultimi giorni il Ministro dell'Istruzione, Lucia Azzolina, ha chiarito il contenuto dell’ordinanza che stabilisce definitivamente le linee guida per lo svolgimento dell'esame di maturità 2020 e altre disposizioni riguardanti la scuola, scatenando però polemiche da più parti, soprattutto tra i giovani di Fratelli d'Italia che nella mattinata di mercoledì hanno esposto sul ponte dell'Università di Treviso uno striscione proprio contro il Ministro e recante la scritta «Azzolina, che disastro!». «Personalmente condivido la preoccupazione dei professori e degli studenti - ha commentato Carlo Alberto Correale, membro dell’Esecutivo Nazionale di Gioventù Nazionale - Il piano elaborato dal MIUR è molto fumoso anche per quanto riguarda il prossimo anno scolastico. Quando il Ministro ha affermato che “a settembre gli studenti seguiranno le lezioni per metà in classe e per metà collegati da casa” son rimasto basito, sembrava una parodia di qualche film comico all’italiana».

Sul punto è intervenuta anche Erika Fischer, coordinatrice provinciale di Gioventù Nazionale di Treviso e rappresentante degli studenti per la facoltà di Giurisprudenza a Treviso: «Il MIUR interviene in maniera del tutto inopportuna. Sul tema delle video-lezioni avrebbe dovuto fare molto di più e invece ha lasciato la regolamentazione di qualsiasi aspetto alle scuole e ai professori, che si sono trovati catapultati in una situazione paradossale: il Governo ha scaricato ogni responsabilità su di loro e questo non è tollerabile». Anche secondo Correale è mancato il dialogo con i diretti interessati: «Gli unici interlocutori sono ormai gli innumerevoli componenti dei comitati tecnico-scientifici e non più gli studenti e i professori. Siamo rimasti inascoltati anche per quanto riguarda le Università, che perlopiù hanno agito e proseguito in totale autonomia, senza indicazioni unitarie e coerenti, che potessero essere valide per tutto il territorio nazionale».

Anche Fischer non manca di sottolineare il suo personale malcontento: «Siamo stati abituati a lavorare diversamente. Io e Carlo Alberto abbiamo fatto i rappresentanti all’Università di Padova per svariati anni e la prima cosa che abbiamo imparato è che la comunicazione e il dialogo sono la linfa vitale della società: così non va».

Scuole paritarie: ecco l'opinione dell'onorevole Colmellere e dell'avvocato Crea

«Non ci siamo. I 70 milioni per le scuole paritarie nell’età dell’obbligo, uniti agli 80 previsti per le materne, sono una presa in giro per i genitori e per gli Istituti, che in molte Regioni tra cui il mio Veneto suppliscono alle mancanze dello Stato garantendo ai ragazzi un diritto costituzionale com’è l’istruzione. Quando la bozza del DL Rilancio è già in firma al presidente Mattarella, il fondo previsto viene aumentato ma in modo del tutto insufficiente, pur di tentare di mettere a tacere le giuste rimostranze delle scuole paritarie». L’onorevole Angela Colmellere (Lega - Salvini Premier), segretario della Commissione Istruzione alla Camera, critica quindi lo stanziamento deciso dal Governo per le Scuole paritarie, che ammonta a 150 milioni di euro complessivi, “circa 11.900 euro in media ad istituto. Questo è il massimo sforzo di Conte, Azzolina e soci, per salvare 12.547 scuole, con 180.000 posti di lavoro e 900.000 studenti".

«Io stessa avevo promosso emendamenti ed un ordine del giorno per sostenere in modo adeguato le scuole paritarie, che non introitando più le rette delle famiglie rischiano di chiudere, e i dipendenti di ritrovarsi senza lavoro. La denuncia che avevamo fatto sulla grave situazione di sofferenza che stanno vivendo è stata ascoltata in modo ridicolo, come una ‘politica dell’imbuto’, per citare le parole del ministro Azzolina: dentro da una parte e fuori dall’altra. Così non si fa: il Governo a questo punto si assuma la responsabilità di dire che se le paritarie non sopravvivranno, e un milione di ragazzini si ritroverà senza istruzione, è frutto di scelte scellerate come quelle che vediamo oggi» conclude Colmellere.

«Il fatto che il Governo romano non comprenda o non riconosca il valore delle scuole paritarie non giustifica la quasi assenza di risorse destinate ad un sistema che è invece di fondamentale importanza per la nostra Regione. In questi giorni ho raccolto le segnalazioni di sindaci, insegnati e famiglie della provincia di Treviso che si sono detti preoccupati per questa totale mancanza di attenzione». Queste invece le parole dell'avvocato Fabio Crea, esponente trevigiano di Fratelli d'Italia che, condividendo la linea della leader del partito Giorgia Meloni, esprime vicinanza alle scuole in sciopero per due giorni su tutto il territorio nazionale.

«Il Veneto – dice Crea – conta 793 nidi e oltre 1100 scuole materne frequentati da oltre 100 mila bambini di cui 76 mila nelle scuole d'infanzia e 24 mila nei nidi integrati. Questo significa che da solo il sistema delle paritarie offre aiuto e sostegno quotidiano a un numero molto significativo di famiglie e bambini. Se si considera poi che la Regione già da sola finanzia il 60 per cento delle rette e lo Stato in generale ci mette il restante 40 per cento risulta chiaro come a Roma davvero non abbiano capito quanto importante sia il ruolo di queste realtà. Ho poi voluto raccogliere le impressioni dei primi cittadini dei Comuni perché insieme alla Regione sono le istituzioni che più si spendono per contribuire al sostentamento delle paritarie, attraverso delle apposite convenzioni che prevedono linee di finanziamento comunale. Ora che il Governo, per bocca del Ministro Gualtieri, abbia promesso 62 milioni per le primarie, medie e superiori quando per la copertura delle spese di tutti i gradi di istruzione previsti ne servono 230mila è quantomeno ridicolo. Stiamo parlando infatti di un quarto della spesa necessaria a far funzionare delle scuole che crescono i ragazzi e permetto ai genitori di lavorare. Eppure molto si sarebbe potuto fare: penso alla detraibilità fiscale al 100% delle rette fino al credito d'imposta al 60% sugli affitti. Basta promesse: servono risposte immediate».

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