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Superstrada Pedemontana, il PD: «Buco nel territorio e anche nei conti»

I democratici trevigiani in coro: «Alla fine saranno i veneti a pagare nei prossimi decenni tra pedaggi esorbitanti, nuove tasse e tagli di servizi»

«Manca meno di un mese all’inaugurazione del tratto Malo – Montebelluna della Superstrada Pedemontana Veneta - dichiarano in una nota congiunta Giovanni Zorzi, segretario provinciale, Matteo Favero, responsabile “ambiente e infrastrutture”, e Oscar Borsato, responsabile “governo del territorio” della segreteria provinciale del Partito Democratico di Treviso – e, al di là del clamoroso ritardo sul cronoprogramma dei lavori – vengono al pettine alcuni nodi irrisolti su un’opera fortemente voluta da Zaia, ma da sempre oggetto di gravi criticità: costruttive, con inchieste della magistratura berica, logistiche, essendo ancora incompleto il reticolo stradale di collegamento, e - non ultime – ambientali, in termini di consumo di suolo, tutela del paesaggio e sicurezza delle comunità attraversate. Oggi, come se non bastassero quelle citate, si aggiungono anche questioni di sostenibilità finanziaria. La crisi economica dovuta alla pandemia renderà ancor più difficile far quadrare l’equilibrio finanziario già precario dell’opera tra Regione Veneto e Consorzio SIS, come ha chiaramente confermato la Corte dei Conti».

Incalzano i tre esponenti dem: «E alla fine saranno i veneti a pagare nei prossimi decenni: tra pedaggi esorbitanti, nuove tasse e tagli di servizi. Questo spiega l’attivismo di Zaia a voler creare, con il CAV 2.0, un polo regionale per la gestione della rete della grande viabilità, un escamotage per celare il suo fallimento e diluire il nuovo fardello della SPV con altri introiti di pedaggi più certi nelle casse della regione».

Concludono Zorzi, Favero e Borsato con un appello che richiama le battaglie politiche in corso in questi mesi nella Marca: «Assieme alle bretelle di collegamento, vanno realizzate al più presto le mitigazioni ambientali nei territori attraversati, facendo solo le opere che servono e privilegiando il miglioramento delle strade esistenti, a tutela del paesaggio e delle produzioni agricole di qualità nei terreni adiacenti. La SPV non deve infatti diventare un nuovo volano per l’insediamento di altri poli logistici o industriali. Di aree in vuote o abbandonate ne abbiamo sin troppe e le reindustrializzazione del Veneto passo per la rigenerazione dell'esistente».

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