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Lo svuotamento dell'ex-Appiani: «No alla "privatizzazione" e all'albergo»

Il commento di Gigi Calesso, Coalizione Civica per Treviso

Ricordiamo bene tutti che cosa è accaduto alle attività economiche del centro storico quando gli uffici dell’amministrazione fiscale, della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza, dell’associazione degli industriali si sono trasferiti alla “cittadella delle istituzioni” e quelli della Provincia al Sant’Artemio: esercenti e commercianti sono stati “abbandonati” dai lavoratori e dagli utenti dei servizi pubblici e privati in questione e non si sono mai “risollevati” da quella fuga.

La frequentazione quotidiana di queste attività, infatti, non può essere sostituita da quella di visitatori e turisti che si concentrano nei fine settimana e che non sempre sono interessati, in particolare, all’offerta dei negozi. Sarebbe necessario un significativo aumento dei residenti in centro storico ma su questo fronte non ci sono strategie significative…

Adesso, in una sorta di beffardo contrappasso, il rischio è quello che siano le attività economiche che sono nate e si sono sviluppate nell’ambito della “cittadella” a subire le conseguenze del trasferimento previsto di Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate e di quello, possibile, di Questura e Polizia stradale.

Vista la precedente “pesante” esperienza, non è il caso che ci facciamo “sorprendere” da questa nuova situazione senza individuare alcuna strategia per evitare da un lato che la "cittadella" diventi un luogo più abbandonato che utilizzato e, dall'altro, che commercianti ed esercenti della “cittadella” subiscano un consistente calo della loro attività a causa della diminuzione dei lavoratori e degli utenti che frequentano quotidianamente l’ex-Appiani.

A farsi carico di questa necessità dovrà essere in primo luogo, a mio avviso, l’amministrazione comunale, esattamente al contrario di quanto hanno fatto le amministrazioni interessate al “precedente” del trasferimento degli uffici pubblici dal centro storico alla “cittadella”.

Individuazione di nuovi possibili servizi che possano occupare gli spazi che si libereranno all’ex-Appiani, utilizzo delle strutture esistenti (a cominciare dalla sala convegni della Fondazione Cassamarca) per una nuova vitalità culturale, civica, sociale della “cittadella” sono i due principali obiettivi su cui lavorare, a mio avviso.

Quello che va evitato, al contrario, è la modifica delle destinazioni d’uso degli edifici dell’area (attualmente vincolati a servizi di pubblica utilità) per dare spazio libero a servizi privati: non mi pare proprio il caso che un complesso edilizio che ha ottenuto il via libera da parte dal Comune anche perché avrebbe ospitato appunto servizi di pubblica utilità venga ora “liberalizzato”.

Sarebbe, ancora una volta, una vittoria dell’edificazione privata a fini privati: non ne abbiamo nessun bisogno! Non è questione di "compensazioni" per il Comune: il problema è che non si possono ottenere volumi mastodontici in nome dei servizi di pubblica utilità per poi arrivare all'utilizzo per servizi privati.

E non mi si venga a dire che la soluzione è “l’albergo” perché non mi pare proprio che in città ci sia questo bisogno: anche questo sarebbe un “déjà vu”, quello della struttura ricettiva all’ex-tribunale di piazza Duomo che rappresentava la “pubblica utilità” necessaria per giustificare la vendita diretta del complesso da parte del Comune alla Fondazione Cassamarca. Come è noto, la realizzazione dell’albergo in quel complesso non ha mai fatto un solo passo avanti. Una proposta: spostare all’ex-Appiani la sede della Provincia. E’evidente da anni che la faraonica sede della Provincia al Sant’Artemio è del tutto sovradimensionata rispetto alla riduzione di funzioni e di personale che l’ente provinciale ha subito.

Rilancio, quindi, una proposta che ho già fatto: la soluzione per la nuova sede della Provincia è quella di utilizzare il torrione della Cittadella delle Istituzioni che la Camera di Commercio ha deciso di non utilizzare e, se fosse necessario, gli spazi lasciati da Guardia di Finanza e Ufficio delle Entrate. Il prezzo di acquisto dovrebbe essere inferiore alla metà della spesa sostenuta dalla Provincia per l’operazione Sant’Artemio, il problema vero è quello del possibile acquirente per l’ex-manicomio. A mio avviso, una ipotesi da prendere seriamente in considerazione è quella dell’acquisto, a prezzo di costo diminuito dalla vetustà del complesso, da parte dell’ATER per l’insediamento di un complesso di alloggi popolari.

Altri pensano all'utilizzo dell'ex-manicomio come campus universitario e anche questa è una ipotesi da prendere in considerazione evitando, però, l'abbandono del centro storico da parte delle sedi universitarie. Sono perfettamente consapevole del fatto che si tratti di ipotesi di non facile concretizzazione ma ritengo anche che l’attuale ridotto utilizzo del Sant’Artemio non sia ulteriormente sostenibile e che anche lo “svuotamento” della “cittadella” vada affrontato tempestivamente.

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