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In Comune due assessori al bilancio ma nessuno che affronta problemi sociali sempre più gravi

L'opinione di Luigi Calesso, Coalizione Civica per Treviso

Con la delega del Sindaco al suo vice a “assessore al Recovery Plan” (che somma a quella per il reperimento di fondi europei) ormai in Comune ci sono, di fatto, due assessorati al Bilancio, quello di Manera che, appunto si occupa di trovare risorse per futuri investimenti e quello di Schiavon che, invece, è chiamato “solamente” a far quadrare i conti delle partite “normali”. Facile intuire che per il primo potranno esserci solo successi se riuscirà a reperire nuovi fondi per il Comune, mentre per il secondo c’è il compito, molto più ingrato, di mantenere in equilibrio entrate e uscite “ordinarie” dell’amministrazione.

Ma, in questo fiorire di deleghe e di iniziative per le quali si richiedono fondi europei si nota una assenza sempre più pesante, quella delle politiche necessari per affrontare i problemi sociali sempre più gravi e che lo diventeranno ancora di più con lo sblocco degli sfratti e dei licenziamenti che, prima o poi, arriverà. E’ evidente che, superata l’epidemia, si aprirà un’altra pagina difficilissima, quella in cui sarà necessario affrontare le sue conseguenze sociali perché il Covid non è stato per niente “democratico”, non ha colpito tutti i segmenti sociali allo stesso modo, anzi ha accresciuto le diseguaglianze

Certo, esistono ed esisteranno i problemi dei lavoratori del commercio ma non ci sono solo quelli. Ci sono i problemi gravi di chi ha perso il posto di lavoro in questi mesi e di chi rischia di perderlo quando verranno sbloccati i licenziamenti: non ci riferiamo solo al settore del commercio ma anche a quelli industriale, dell’artigianato, dei servizi che tanti lavoratori contano tra i residenti nella nostra città.

Eppure non si scorge nell’amministrazione cittadina la stessa attenzione, la stessa determinazione ad agire rispetto a questi concreti rischi di aumento della povertà, dell’emarginazione, del disagio sociale: su questo “Treviso non c’è”. Lo sblocco degli sfratti comporterà il rischio di perdere la casa per un numero di famiglie trevigiane ancora più elevato che all’inizio della pandemia e anche su questo non vediamo interventi, azioni, progetti da parte di chi governa la città. Se non è questo il momento per chiedere all’ATER e alla Regione un piano di interventi e di investimenti sull’edilizia popolare, quando sarà quel momento?

Mesi e mesi di didattica a distanza hanno inciso profondamente su intere generazioni di ragazzi ed è importante intervenire in questo ambito per limitare le conseguenze negative della carenza di socialità, per tentare di rimarginare quelle ferite. Ma, anche qui, “Treviso non c’è”. Pare, insomma, che manchi la capacità di guardare oltre l’involucro della città per penetrare in profondità nei suoi diversi ambiti di sofferenza, di difficoltà, di emarginazione, per costruire una capacità di iniziativa pubblica che arrivi dove il “privato” delle attività economiche non arriverà, dove la “ripresa” non arriverà o arriverà negando, ancor più di quanto già non lo siano, la dignità del lavoro e i diritti dei lavoratori.

La “ripresa” non potrà essere un “ritorno” al passato: è ormai diffusa la consapevolezza che i modelli economici, della mobilità, della vita urbana devono fare i conti con esigenze di sostenibilità ambientale che non sono “accessorie” ma vitali perché incidono non solo su una generica “qualità della vita” ma sulla salute stessa delle persone. Eppure, anche in questo ambito non vediamo interesse da parte de nostri amministratori. Invece è necessario lavorare (siamo già in ritardo) per proporre una idea di città che non sia una maldestra imitazione di Disneyland, che abbia come paradigma le sue debolezze perché una città in cui vivono meglio le persone più deboli è una città in cui tutti vivono meglio.

Gigi Calesso – Coalizione Civica per Treviso

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