«Perché il 3-1-1 della "casta padana" è un problema di democrazia, per tutti»

L'opinione di Luigi Calesso, di Coalizione Civica

Luigi Calesso

Riepiloghiamo. Dopo l’esito favorevole delle elezioni amministrative di maggio, in cui ha conquistato numerosi comuni, la segreteria della Lega decide che la composizione di tutti i consigli d’amministrazione delle società partecipate dalle amministrazioni comunali (Contarina, Alto Trevigiano Servizi, Asco Holding…) sarà la seguente: presidente e due consiglieri d’amministrazione leghisti, un consigliere d’amministrazione al centrodestra, un altro al centrosinistra o alle liste civiche. Non solo, quindi, come ha del resto sempre fatto, la Lega occupa scientificamente tutte le poltrone su cui può arrivare a mettere le mani, ma “teorizza” questo metodo, costruisce una sorta di “modello” che prevede la nomina di tre leghisti in ogni consiglio d’amministrazione, indipendentemente dal fatto che ci siano leghisti con le competenze necessarie per ricoprire quegli incarichi.«»

Con questo “metodo” non avremo mai la certezza che gli amministratori delle società partecipate siano le persone con le competenze migliori per garantire l’efficacia e l’efficienza nella gestione dei servizi pubblici: saremo certi solo della loro fedeltà politica. Nelle settimane scorse il “modello” è stato applicato, ad esempio in Contarina e Alto Trevigiano Servizi di cui sono stati rinnovati i consigli d’amministrazione nel nome del 3-1-1, ovviamente nel pieno rispetto della legge, sia pure con la necessità di qualche parere legale e di negare deleghe e compensi a qualche nominato. La reazione delle forze politiche di centrosinistra alla instaurazione del nuovo “modello”? Praticamente inesistente: perché hanno avuto comunque il loro “1” perché non ritengono un problema grave la “teorizzazione” dell’occupazione leghista dei vertici delle partecipate? perché la maggioranza dei sindaci, oggettivamente, è di “fede” padana e quindi quei posti la Lega può prenderseli?

Problema. Pur condividendo le posizioni della parte maggioritaria del centrosinistra rilevo un paio di questioni che mi sembrano preoccupanti, non per gli avversari politici della Lega, ma per tutti i cittadini. Il primo è relativo al fatto che ad annunciare e praticare il 3-1-1 non sono gli amministratori o sindaci leghisti, ma chi ha la responsabilità politica della Lega segnando, quindi, che è il partito a decidere su queste vicende, non gli eletti nei municipi. E«’ la Casta Padana, nulla di nuovo, ma continuo a considerarlo un gioco della peggiore partitocrazia, di cui – magari inconsapevolmente – fa parte anche chi da quel gioco è escluso (o ne è ai margini) ma non ne denuncia la sconcezza.

Ma l’aspetto più preoccupante è un altro, è il segnale, il messaggio, l’avvertimento che la Lega manda all’opinione pubblica, agli amministratori locali di altre parti politiche, a tutti i cittadini e che suona più o meno così: “Se volete ottenere qualcosa dalle istituzioni dovete passare dalla Lega”. Il messaggio era ancora più netto fino a quando la Lega era anche al governo del Paese, ma non manca di essere inquietante anche se Salvini non sarà più vicepremier e ministro. Secondo me, qui si supera la questione della guida delle società partecipate e ci si avventura su un terreno più delicato, quello della democrazia.

Certo, nessun pericolo eversivo, ma quando la “concezione proprietaria delle istituzioni” della Lega viene non solo praticata ma anche teorizzata, quasi “scritta”, siamo di fronte a un problema nuovo perché, come è noto, costruire modelli, “scrivere” appunto va al di là della politica, è un tentativo di incidere a livello culturale, di costruire un “senso comune”. A mio avviso, è una questione preoccupante, pare che nel centrosinistra questa preoccupazione non sia diffusa, spero che ci sia qualche altro cittadino che la condivide.

Gigi Calesso

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