Treviso tra le più province più sicure d'Italia: «Basta con le speculazioni politiche sulla paura»

L'opinione di Gigi Calesso, Coalizione Civica

La Questura di Treviso

Il Sole 24 Ore pubblica oggi i risultati della propria ricerca sulla criminalità nelle province italiane, basta su numero di denunce di reati presentate nel corso del 2018. Con il settimo posto tra le 102 province italiane la Marca si conferma uno dei territori più sicuri del Paese, con le 2.352 denunce ogni 100.000 abitanti: la classifica riguarda l’intera provincia ma certo un ruolo importante lo riveste il capoluogo, visto che la ricerca dimostra come i reati tendano a essere maggiormente diffusi nei centri abitati più importanti, ad esempio perché i turisti sono tra le vittime preferite dei borseggi.

Si può, quindi, tranquillamente dire – visto che la ricerca riguarda per cinque mesi l’operato dell’amministrazione cittadina di centrosinistra – che la sicurezza in città non è certo mancata quando al governo cittadino c’era, appunto, la coalizione di centrosinistra. Tra l’altro, va registrato che per l’intero 2018 sono state governate dal centrosinistra altre due importanti città della nostra provincia: Mogliano e Vittorio Veneto. Anzi, nel 2017, ultimo anno completo di amministrazione Manildo, la situazione della criminalità nella Marca è stata la migliore degli ultimi anni, con il 5° posto della nostra provincia nella classifica nazionale e 2.309 denunce ogni 100.000 abitanti.

Ma è utile anche il raffronto con ciò che è accaduto nel 2018 nelle altre province del Veneto: la provincia della Venezia del Sindaco Brugnaoro è tra le peggiori d’Italia, quattordicesima tra quelle con più elevato indice di criminalità sulla base delle denunce. Verona, “da sempre” governata dal centrodestra registra il trentasettesimo posto per denunce in rapporto agli abitanti e Padova, la provincia di cui il leghista Bitonci è stato sindaco del capoluogo sino a metà del 2017, si piazza ancora peggio, al trentatreesimo posto. Un altro elemento da prendere in considerazione sono le denunce per reati collegati agli stupefacenti: in questo ambito la nostra provincia è addirittura la sesta migliore in Italia, nonostante quotidiano can can su arresti, denunce, cani antidroga che fanno apparire – nelle parole di alcuni politici e amministratori locali – la provincia di Treviso poco meno che una succursale di Medellin.

Questo quadro rassicurante sulla sicurezza nella nostra provincia non è che la conferma di dati, indagini, ricerche che da anni esprimono analoghe valutazioni e che fanno apparire del tuto sproporzionate le invocazioni di “tolleranza zero”, le urla su presunte “invasioni” di criminali”, la propaganda politica costante che sfrutta e amplifica le preoccupazioni dei cittadini con l’unico obiettivo di raccogliere il consenso che viene dalla paura. Ovviamente, chi pratica questo tipo di azione politica obietterà ai risultati dell’indagine del Sole che “le denunce sono in calo ma la criminalità è in aumento perché, in realtà molti non denuncia più i reati che subiscono”. L’affermazione potrebbe anche essere non priva di fondamento ma nei tanti in cui è stata ripetuta non ha mai ottenuto una conferma basata su uno studio, un sondaggio, un qualche straccio di ricerca che ne dimostri la veridicità.

Il secondo appunto è quello secondo cui: “Non bastano i dati, i numeri perché la “percezione dei cittadini” è di preoccupazione e bisogna agire sulla base di questa percezione”. Vi siete mai trovati davanti a un medico che, invece di basarsi sui risultati di analisi ed esami clinici, si affida per la sua diagnosi alla “percezione” dell’ammalato? Via affidereste a un qualsiasi tecnico che intervenisse su casa vostra o sulla vostra auto sulla base della vostra “percezione” del problema o del danno? Sicuramente no. Lo stesso dovrebbero fare i politici, non basarsi sulle “percezioni” ma sull’entità reale dei problemi, non enfatizzare paure ingiustificate ma, al contrario, denunciarne la mancanza di motivo reale.

Certo, questo significa dover lavorare con molta maggiore competenza, energia e determinazione sui problemi che la politica, l’amministrazione locale può e deve affrontare (da quelli ambientali a quelli sociali). E’ molto più comodo, allora, costruire consenso sulla percezione di un “allarme criminalità” che nella nostra provincia semplicemente non c’è.

Gigi Calesso

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