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Cassamarca, interrogazione di D'Inca': "De Poli si dimetta e il Tesoro chiarisca"

Il portavoce del M5S alla Camera: "La Fondazione che dovrebbe per statuto sostenere l'economia del territorio nella Marca Trevigiana, ha bruciato un miliardo di patrimonio e ha accumulato altri 200 milioni di debiti"

TREVISO “Il bagno di sangue provocato da 25 anni di conduzione del presidente Dino De Poli necessita di risposte chiare da parte delle autorità di vigilanza. La Fondazione Cassamarca, che dovrebbe per statuto sostenere l’economia del territorio nella Marca Trevigiana, ha bruciato un miliardo di patrimonio e ha accumulato altri 200 milioni di debiti. Una situazione pesantissima di cui abbiamo chiesto al conto al ministero dell’Economia”. Lo spiega il portavoce M5S alla Camera Federico D’Incà che ha depositato una interrogazione al Tesoro in relazione alla gestione di Cassamarca, erede della Cassa di Risparmio della Marca Trevigiana.

Non si può addebitare questo sfacelo soltanto alla crisi economica. E’ evidente – rincara D’Incà – che non sono stati rispettati i più elementari criteri di gestione prudenziale e di diversificazione degli investimenti, come previsto in modo esplicito anche dal recente protocollo sottoscritto dal ministero con l’Acri”.

L’avvocato De Poli ha governato la fondazione per un quarto di secolo senza soluzione di continuità e con 10 milioni di compensi intascati. Una sorta di satrapia che deve finire subito. De Poli deve dimettersi immediatamente e al suo posto devono subentrare un presidente e un consiglio di amministrazione con caratura internazionale, scelti con criteri di merito e senza la tentazione politica e clientelare di regalare poltrone a trombati e paracadutati di turno”, spiega il deputato veneto del MoVimento 5 Stelle.

D’Incà poi conclude: “Ora il ministero ci dica con chiarezza se ci sono state persino irregolarità di gestione. Il territorio veneto, già alle prese con la crisi di Popolare Vicenza e Veneto Banca, non può tollerare le malefatte di una piccola casta di personaggi che giocano a fare i banchieri sulle spalle dei cittadini e delle attività produttive”.

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