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Mercoledì, 7 Dicembre 2022
Politica

Caso Jannacopulos? «Più ombre che luci»

La segretaria veneta del sindacato Cub spara bordate a 360 gradi rispetto ad una «sciarada» politica che, iniziata nella città del ponte, sta lambendo il cuore del «potere» veneto

Senza dubbio l'affaire Jannacopulos è molto più complesso rispetto a quanto è emerso sino ad oggi. Si configura come «una vera e propria sciarada di potere» rispetto alla quale molto altro c'è ancora da dire da parte di molti. Dall'azionista di riferimento del gruppo Reteveneta-Medianordest, alla giunta regionale, dal direttore generale dell'Ulss 7 fino alla magistratura vicentina. Questo almeno è il punto di vista del sindacato Cub che ieri 28 ottobre a commento dell'intera vicenda ha diramato una nota al vetriolo.

L'INCIPIT
«In queste ore - si legge nella nota - i media regionali stanno dando ampia diffusione alla notizia relativa al blitz della GdF presso gli uffici dell'Ulss 7 Pedemontana. Le indiscrezioni per cui l'attività di indagine non dipenderebbe da quanto accaduto rispetto al cosiddetto caso Jannacopulos è un po' difficile da credersi. Eventuali connessioni infatti vanno valutate a 360 gradi e un giudizio preciso in merito a possibili collegamenti potrebbe essere valutato solo dopo una attenta lettura non dello scarno comunicato stampa della procura berica, bensì dell'intero fascicolo d'indagine che è visionalibile invece solo dalle parti».

«QUESTIONE DIRIMENTE»
Il dispaccio, che è firmato da Maria Teresa Turetta, segretaria generale del sindacato Cub Veneto, prosegue con una serie di considerazioni su Giovanni Jannacoplos, il rosatese che nella sua veste di proprietario del network Medianordest è al centro di una sciarada politica che ha lambito il cuore del potere regionale. «Sul cosiddetto caso Jannacopulos, tra l'altro, si apre un fronte non di poco conto. La questione - si legge ancora - è dirimente, perché o le accuse della magistratura sono vere o non sono vere. Se sono vere non si capisce perché un sistema così pervasivo sia durato anni senza che nessuno dicesse alcunché: al riguardo basti pensare alle dichiarazioni dell'ex assessore regionale Raffaele Grazia. Non si capisce perché di fronte ad una situazione così conclamata la stampa, rispetto alla quale Rete Veneta viene presentata come un vero pezzo del poter regionale, non abbia approfondito nel modo dovuto».

L'ORDINE DEI GIORNALISTI E LUIGI BACIALLI
Soprattutto non si capisce, riferisce Turetta, come mai «il Consiglio di disciplina dell'Ordine dei giornalisti del Veneto non abbia mai stangato duramente chi era da stangare, a partire dal direttore di Rete veneta Luigi Bacialli, il quale, se è vero quanto riferiscono i magistrati ed i media, si sarebbe macchiato di uno degli illeciti deontologici più gravi per un giornalista, quello di farsi dettare la linea nemmeno dall'editore ma dall'azionista di riferimento del network».

Di contro, stando al retroscena distillato dal sindacato di base si aprirebbe uno scenario inquietante se invece la procura, come sostiene la difesa, avesse «preso un abbaglio. I servizi pubblicati da Rete veneta, ad esempio quelli sui guai finanziari di Bramezza e delle società a lui collegate, sono veritieri o no?».

In questo frangente Turetta parla delle polemiche al curaro deflagrate sui media quando Rete veneta, seguita da molti altri quotidiani, diede conto delle disavventure finanziarie patite dal direttore generale dell'Ulss 7 bassanese Carlo Bramezza, che è stato lungamente oggetto delle critiche contenute nei servizi del gruppo televisivo bassanese, uno dei maggiori del Nordest.

NOMI E SOCI? GLI INTERROGATIVI
«Perché - si domanda ancora la segretaria - non sono mai stati resi noti i nomi e i soci di quelle compagnie? Come mai quelle compagnie trevigiane sono andate incontro a quel rovescio finanziario? Chi concesse quelle linee di credito? E a che titolo? Se i servizi di Rete Veneta sui guai di Bramezza non sono veritieri perché la procura non ha dato notizia di una serie di inchieste per diffamazione? E se sono veritieri perché usarli per dimostrare una accusa per minacce? Chi può essere minacciato dalla verità?».

«SITUAZIONE IMPAZZITA»
Appresso c'è un passaggio velenoso: «Per assurdo ci troviamo di fronte ad una situazione, per certi aspetti impazzita, per la quale una serie di servizi veritieri siano stati pensati per raggiungere un obbiettivo inconfessabile? In questo caso una accusa per minaccia è corretta? O la procura dovrebbe indagare, magari contro ignoti, per estorsione? Si tratta di dubbi sostanziati anche alla luce del fatto che sui media si parla di un blitz delle fiamme gialle in cui viene approfondito il tema della attività di medici ospedalieri in libera professione».

TOGHE VICENTINE
E non è finita, perché la Cub punta l'indice contro la magistratura della città palladiana, prendendola di petto perché sul caso non avrebbe fatto chiarezza ma aumentato l'incertezza che incombe sull'intera vicenda. «Ebbene - scrive la Cub - il comunicato stampa della procura parlava di pressioni sul direttore generale dell'Ulss Carlo Bramezza affinché fosse garantita ad un medico una maggiore autonomia funzionale da un primario. Si tratta di una autonomia funzionale che aveva come fine ultimo la possibilità per chicchessia di avere più spazio per l'attività in libera professione? Sono questi gli aspetti che dovrebbe essere chiariti. Ma da chi?».

Poi un'altro affondo: «I chiarimenti dovrebbero giungere anzitutto dal procuratore capo berico Lino Giorgio Bruno visto che lo scarno comunicato del 14 ottobre sembra più un sasso nello stagno che una nota pensata per informare con completezza l'opinione pubblica. Chiarezza ce l'aspettiamo dal presidente della giunta regionale Luca Zaia, il quale su un caso tanto grave che lo coinvolge, certo non da indagato ma da persona a conoscenza dei fatti, dovrebbe spiegare tante cose».

OCCHI SULLA LAGUNA
A questo punto il sindacato di base accende i suoi riflettori e li punta su palazzo Balbi spiegando che un analogo ragionamento andrebbe fatto nei confronti «dell'assessore regionale alla sanità Manuela Lanzarin» ma anche del consigliere regionale bassanese «Nicola Finco... pure quest'ultimo persona a conoscenza dei fatti». A doverci delle spiegazioni sono anche il presidente del Consiglio regionale veneto Roberto Ciambetti che in circostanze tutte da approfondire avrebbe incontrato un pio di giorni fa il direttore Bramezza a Nove, vicino a Bassano del Grappa». Del singolare incontro aveva dato notizia proprio Vicenzatoday.it tra l'altro. «Per ultimo, ma non da ultimo, la stessa richiesta - prosegue la nota - vale proprio per il dg Bramezza il quale ha professato la sua fede nella legge andando a denunciare Jannacopulos».

LE PERQUISIZIONI ALL'ULSS 7
Nella sua chiusa Truetta sottolinea come a questo punto non bastino «le rassicurazioni degli inquirenti» che stando ai media non mettono in relazione le recentissime perquisizioni nella sede dell'Ulss 7 bassanese al caso Jannacopulos, perchè oggetto di tali indagini sarebbe di converso la gestione interna al nosocomio bassanese, una gestione che peraltro interessa «ingenti risorse di una delle più importanti aziende sanitarie pubbliche del Veneto capitanata da un chiacchieratissimo direttore generale. Qui in ballo - conclude la segretaria - ci sono milioni di euro affidati in appalti e stipendi manageriali la cui erogazione deve rispondere ai criteri di trasparenza e correttezza. Tali perquisizioni, tra le altre, sono contestuali alla dura vertenza sul mancato pagamento degli straordinari svolti dai sanitari durante la pandemia, portata avanti in solitaria dalla CUB che, per il terzo mese consecutivo, ha proclamato lo sciopero dell'orario straordinario per tutto il personale dipendente dell'Ulss 7 Pedemontana». Più in generale sul caso Jannacopuls, riferisce Turetta ai taccuini di Vicenzatoday.it «ci sono più ombre che luci giacché siamo di fronte ad una vera e propria sciarada di potere».

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