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Caos profughi, Conte: Stanno riempiendo il capoluogo come si fa con le merci in magazzino"

Il capogruppo in consiglio comunale della Lega Nord: "Smettiamo di chiamare questa gazzarra accoglienza diffusa, è una invasione di persone non identificate e probabilmente non identificabili"

TREVISO “La missione di Manildo a Bari per dire un secco “basta” all’arrivo alla rinfusa dei profughi in città ha sortito un ottimo effetto: appena tornato il sindaco, Treviso ha avuto la notizia che ci saranno altri 43 immigrati da collocare in strutture del territorio comunale. Se questi sono i risultati, speriamo che Manildo a Roma non ci vada più”. Lo dice oggi Mario Conte, capogruppo in consiglio comunale della Lega Nord – Liga Veneta.

“Apprendiamo tutti dalla stampa o magari sindaco e giunta lo sapevano già da tempo, che sono in arrivo altri 43 profughi di incerta provenienza e nazionalità. Ormai Treviso è una città farcita di emergenza e presto la situazione diventerà incontrollabile. Tanto più che i nuovi arrivi sono destinati alla ex caserma Serena e al centro alle Stiore, ovvero due delle aree che maggiormente sono state sottoposte ai disagi di questa accoglienza disordinata e disorganizzata e dove i residenti hanno già manifestato al Comune,  che ha fatto finta di non sentire, la propria contrarietà  situazioni che portano a degrado delle aree urbane, sporcizia e insicurezza. Stanno riempiendo il capoluogo come si fa con le merci in magazzino, occupando ogni mattonella disponibile senza prendere atto della situazione complessiva e delle gravi conseguenze che questa comporta per la nostra comunità”.

“Dobbiamo ammettere che il sindaco, nella sua missione, è stato proprio bravo. Aveva dichiarato che sarebbe andato a sbattere i pugni sul tavolo ma ho l’impressione che abbia trascorso il tempo inginocchiato davanti ai rappresentanti del capo Renzi. Tante belle parole, caro sindaco, ma i fatti ci dicono che lei non è ascoltato per nulla e che evidentemente non conta assolutamente niente”.

“Smettiamo di chiamare questa gazzarra “accoglienza diffusa”, è una invasione di persone non identificate e probabilmente non identificabili, destinate a essere  accolte non a tempo come avviene con i veri rifugiati di guerra, ma in via definitiva. Questi sono flussi incontrollati che con il paravento dell’emergenza umanitaria consentono quello che non è ammesso dalla legge, cioè l’immigrazione clandestina. Le conseguenze sono sotto gli occhi tutti: aumenta la piccola criminalità, le vie del centro si trasformano in bivacchi, gli stranieri ormai fagocitano, viste le loro condizioni economiche, la stragrande maggioranza del welfare locale dai contributi per i redditi bassi all’assegnazione delle abitazioni a canone agevolato e ai trevigiani, tra cui molti non se la passano per nulla bene, non resta niente. Più che a sbattere i pugni per difendere il diritto della nostra collettività di vivere serenamente e in sicurezza e non in mezzo al caos e all’insicurezza, Manildo a Bari evidentemente ci è stato per lisciare il pelo ai suoi capi e farsi promettere qualche cosa per il futuro”.

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